John Updike.
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CORRI CONIGLIO.
Parte 2.
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Titolo originale: Rabbit, Run. 1960.
Traduzione di: Bruno Oddera.
2009. Ugo Guanda Editore, PARMA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Fare visite imbarazzanti  una tortura per Eccles; per lo meno,  
una tortura immaginarsele. Di solito, il sogno  peggiore della 
realt: cos Dio ha ordinato il mondo. La presenza effettiva delle 
persone  sempre sopportabile. La signora Springer  una donnetta 
grassoccia, bruna, minuta di ossa, con un'aria da zingara. Tanto la 
madre quanto la figlia diffondono un che di sinistro, ma nella madre 
questa capacit di porre a disagio  un dono radicato, profondamente 
ingranato nella strategia dell'esistenza borghese. Per quanto 
concerne la figlia si tratta d'una cosa fluttuante, inutile e tanto 
pericolosa per lei quanto per gli altri. Il fatto che Janice sia 
fuori di casa  un sollievo per Eccles; alla presenza di lei si sente 
colpevole. Ella e la signora Fosnacht sono andate a Brewer, ad una 
proiezione pomeridiana di A qualcuno piace caldo. I loro due 
figliuoli si trovano nel giardino degli Springer. La signora Springer 
precede Eccles nella casa fino alla veranda chiusa da zanzariere, 
dove pu tener d'occhio i bambini. La casa  lussuosa, ma arredata 
confusamente; ogni stanza sembra contenere una poltrona in pi del 
necessario. Per arrivare dalla porta di casa alla veranda posteriore 
seguono un sentiero tortuoso nelle stanze troppo piene di mobili. 
Ella lo precede adagio; ha entrambe le caviglie avvolte in fasce 
elastiche. La penosa brevit dei suoi passi rafforza l'erronea 
impressione di lui che abbia la parte inferiore del corpo ingessata. 
Ella si lascia cadere dolcemente sui cuscini del divano a dondolo 
nella veranda e fa trasalire Eccles alzando le gambe di scatto mentre 
con un cigolio e una oscillazione brusca il divano accoglie il suo 
peso. Il movimento sembra esprimere un piacere infantile; i polpacci 
calvi e pallidi sporgono rigidi e le scarpe a suola ortopedica si 
sollevano per un attimo dal pavimento. Queste scarpe sono screpolate 
e arrotondate come se fossero state fatte ruotare per anni in una 
vasca umida. Eccles siede su una sedia da giardino, in alluminio e 
plastica, dalle cerniere precarie. Attraverso la zanzariera della 
veranda, al suo fianco, vede Nelson Angstrom e il figliolo dei 
Fosnacht, appena pi grandicello, intorno a uno scivolo che termina nella sabbia.
 "E' un piacere vederla" dice la signora Springer. "E' passato tanto 
di quel tempo dall'ultima sua visita."
 "Soltanto tre settimane, no?" dice lui. La sedia gli preme contro 
la schiena ed egli aggancia i tacchi intorno al tubo in fondo per 
impedire che si pieghi. "Sono stato molto occupato con i cresimandi e 
il gruppo giovanile che sta decidendo di organizzare quest'anno una 
squadra di softball, e tutta una serie di decessi nella parrocchia." 
I suoi precedenti rapporti con questa donna non lo hanno disposto a 
scusarsi. Il fatto ch'ella abbia una casa cos grande offende il suo 
senso del luogo; gli riuscirebbe pi simpatica se quella fosse la veranda di un modesto villino.
 "S, non vorrei essere al suo posto per tutto l'oro del mondo."
 "Per me  quasi sempre una gioia."
 "Dicono che sia cos. Dicono che lei sta diventando un abilissimo giocatore di golf."
 Oh, Dio. E si era illuso che si fosse rabbonita. Aveva pensato per 
un momento di trovarsi nella veranda d'una squallida casetta dalla 
vernice scrostata e che ella fosse la grassa moglie di un operaio 
abituata alle sofferenze, abituata a prendere le cose come vengono. 
Ne ha l'aspetto; sarebbe potuta esser facilmente una donna del 
genere. Fred Springer quando la spos aveva probabilmente un aspetto 
meno promettente di Harry Angstrom quando l'ha sposato Janice. Cerca 
di immaginare Harry quattro anni prima, e l'immagine che se ne fa  
attraente: alto, biondo, famoso ai suoi tempi di scuola, abbastanza 
intelligente... un figlio del mattino. Quella sua aria di fiducia in 
se stesso deve avere affascinato in modo particolare Janice. David e 
Michal. I mariti sono una misera lotteria. Si gratta la fronte e 
dice: "Giuocare a golf con qualcuno  un buon sistema per imparare a 
conoscerlo. E' quello ch'io tento di fare, lei capisce... conoscere 
le persone. Non credo che si possa condurre qualcuno a Cristo se non lo si conosce."
 "Ebbene, che cosa sa adesso di mio genero che io ignoro?"
 "Che  un brav'uomo, anzitutto."
 "Bravo in che cosa?"
 "E' necessario esser bravi in qualcosa?" Si sforza di pensare. "S, presumo di s."
 "Nelson! Finiscila immediatamente!" Ella si volta rigida sul divano 
ma non riesce ad alzarsi per vedere che cosa stia facendo piangere il 
bambino. Eccles, seduto accanto alla zanzariera, vede. Il piccolo 
Fosnacht  in piedi accanto allo scivolo e ha in mano due autocarri 
rossi di plastica. Il figlio di Angstrom, pi basso di qualche 
centimetro, sta vibrando colpi con la mano aperta verso il petto del 
ragazzo pi grande, ma non osa farsi avanti di un passo e colpirlo 
davvero. Il piccolo Fosnacht rimane immobile con l'esasperante 
invulnerabilit dello stupido, guardando la mano che sferza l'aria e 
il visetto contorto del bambino pi piccolo, senza neppure un sorriso 
di soddisfazione, da autentico scienziato, e osserva senza passione 
gli effetti del suo esperimento. La voce della signora Springer balza 
fino a una durezza frenetica e fende la zanzariera. "Mi hai sentito? 
Ho detto di smetterla di strillare!".
 Il viso di Nelson si volta in su verso la veranda e il bambino 
cerca di spiegare: "Pilly ha... Pilly...". Ma il semplice tentativo 
di descrivere l'ingiustizia le fa assumere un peso intollerabile e, 
come se fosse stato colpito alle spalle, egli trotterella avanti e 
schiaffeggia il petto del ladro, e riceve una spinta blanda che lo fa 
sedere a terra. Si gira sullo stomaco e piroetta nell'erba, fatto 
ruotare sui suoi stessi inutili calci. Il cuore di Eccles sembra 
contorcersi con il corpo del bambino, egli conosce cos bene 
l'energia propulsiva di un torto, il modo con il quale la mente 
picchia contro di esso e ogni futile colpo risucchia l'aria 
svuotandola sempre pi finch sembra che l'intera struttura di sangue 
e ossa debba esplodere in un universo capace di essere un vuoto cos spinto.
 "Il bambino gli ha preso l'autocarro" dice alla signora Springer.
 "Bene, che se lo riprenda da s" dice lei. "Deve imparare. Non 
posso mettermi in piedi su queste gambe e correre fuori tutti i momenti;  tutto il pomeriggio che bisticciano."
 "Billy." Il ragazzetto alza gli occhi stupito verso la voce 
maschile di Eccles. "Restituisciglielo." Billy esamina questo nuovo 
fattore ed esita con un'aria vaga. "Subito, per piacere." Persuaso, 
Billy si avvicina e con pedanteria lascia cadere il giocattolo sulla 
testa del compagno di giochi singhiozzante.
 Il nuovo dolore fa sprizzare nuovi lamenti nella gola di Nelson, ma 
il vedere l'autocarro sull'erba accanto al proprio viso lo zittisce. 
Gli occorre un momento per capire che la causa della sua angoscia  
eliminata e un altro momento per tirare le redini dell'emozione che 
ha in corpo. I suoi gran singhiozzi asciutti, mentre volta a questi 
angoli, sembrano sollevare il lenzuolo d'erba rasa e la stessa luce 
del sole. Una vespa che cozzava ostinata contro la zanzariera si 
tuffa e la sedia di alluminio minaccia di piegarsi sotto a Eccles; 
come se tutto il vasto mondo partecipasse al riadattamento di Nelson.
 "Io non so perch il bambino sia una tal femminuccia" dice la signora Springer. "O forse lo so."
 L'aggiunta sorniona irrita Eccles. "Perch?"
 La pelle purpurea sotto gli occhi di lei si solleva e gli angoli 
della bocca si abbassano in una smorfia saputa. "Be',  come suo 
padre: viziato. Lo hanno coccolato troppo e crede che il mondo debba dargli tutto quello che vuole."
 "Era l'altro bambino; Nelson voleva soltanto ci che gli appartiene."
 "Gi, e lei penser, come suo padre, presumo, che la colpa sia 
stata tutta di Janice." Pronuncia il nome "Janice" con una succosit 
teutonica, Gianniss, facendo s che la giovane donna appaia pi 
robusta, pi bruna, pi preziosa e importante dell'immagine tenue, 
patetica nella mente di Eccles. Egli si domanda se, tutto sommato, 
non abbia ragione; se non si sia messo dall'altra parte della barricata.
 "No, non lo penso affatto" dice. "Penso che il comportamento di 
Harry non abbia alcuna giustificazione. Questo non vuol dire, per, 
che si sia comportato cos senza certi motivi, motivi che sua figlia 
avrebbe potuto evitare in parte. Come la mia Chiesa, io credo che 
siamo tutti creature responsabili, responsabili nei confronti di noi 
stessi e degli altri." Le parole, cos bene elaborate, gli sanno di 
gesso in bocca. Si augura che ella gli offra qualcosa da bere. La primavera incomincia a essere calda.
 La vecchia strega s'accorge della sua incertezza. "Be', questo  
facile a dirsi" osserva. "Ma non  forse altrettanto facile vedere le 
cose da questo stesso punto di vista quando per nove mesi si  in 
stato interessante e si appartiene a una famiglia rispettabile e 
nostro marito se la spassa a pochi chilometri di distanza con una 
donna di malaffare e tutti trovano che  la cosa pi divertente che 
sia mai capitata." Le parole "donna di malaffare" dardeggiano 
nell'aria come un pipistrello nero e veloce.
 "Nessuno pensa che sia divertente, signora Springer."
 "A lei non giungono le chiacchiere che giungono a me. Lei non vede 
i sorrisi. Ma come, una certa signora ha avuto la faccia tosta di 
dirmi l'altro giorno che se mia figlia non sa tenerselo non ha alcun 
diritto su di lui. Ha avuto la spudoratezza di ridermi in faccia. 
L'avrei strozzata. Le ho risposto: "Anche l'uomo ha i suoi doveri; 
non soltanto la donna". Sono le donne come lei a mettere in mente 
agli uomini certe idee, che il mondo, cio esista soltanto per il 
loro piacere. A giudicare da come si comporta, deve quasi crederlo 
anche lei, reverendo. Bene, se il mondo dovr riempirsi di tanti 
Harry Angstrom, per quanto tempo ancora crede che avranno bisogno della sua chiesa?"
 Si  drizzata sul divano e gli occhi scuri di lei son resi lustri 
da lacrime che non cadono. La sua voce si  lanciata contro il viso 
di Eccles acuta e raschiante come una lima; egli si sente coperto di 
tagli. Quei suoi accenni ai pettegolezzi sorridenti che accerchiano 
l'episodio lo hanno circondato con una realt spaventosa, come la 
realt delle centinaia di visi quando, la domenica mattina alle 
undici e mezzo, sale sul pulpito e il testo gli si dilegua dalla 
mente e i suoi appunti si dissolvono nell'assurdo. Brancola nella 
propria memoria e riesce a mormorare. "Sento che Harry  sotto taluni aspetti un caso particolare".
 "Di particolare in lui c' una sola cosa, non si cura di coloro cui 
fa del male n si preoccupa di sapere quanto male fa. Io non ho 
alcuna intenzione di offenderla, reverendo Eccles, e sono certa che 
lei abbia fatto del suo meglio, tenuto conto di tutti i suoi impegni, 
ma per essere franca, vorrei essermi rivolta alla polizia sin dalla 
prima sera com'era mia intenzione di fare."
 A Eccles par di capire ch'ella si rivolger alla polizia perch 
arresti lui. Perch no? Con il suo colletto clericale, falsifica il 
nome di Dio in ogni parola che pronuncia. Ruba la fede ai fanciulli 
ai quali dovrebbe insegnarla. Uccide la fede nella mente di chiunque 
ascolti sul serio i suoi balbettii. Si rende colpevole di frode ad 
ogni disciplinata cadenza delle funzioni religiose, pronunciando 
Padre Nostro mentre il suo cuore sa qual  il vero padre al quale sta 
tentando di piacere, al quale ha tentato di piacere per tutta la 
vita. Quando le domanda: "Che cosa pu fare la polizia?" gli sembra 
di voler dire che cosa pu fare a lui.
 "Be', non saprei, ma qualcosa di pi che giocare a golf, presumo."
 "Sono sicurissimo che Harry torner alla famiglia."
 "Lo sta dicendo da due mesi."
 "Lo credo ancora." Ma non  vero, non crede un bel niente. Silenzio.
 "Non potrebbe..." - la voce di lei  mutata;  supplichevole - "portarmi quello sgabello l nell'angolo? Devo tener le gambe sollevate."
 Quando egli ammicca, le palpebre raschiano. Si strappa 
all'intontimento e va a prendere lo sgabello e glielo porta. I grossi stinchi della donna nelle calze verdi da bambina si alzano umili, e 
lui le mette lo sgabello sotto i calcagni, e quel suo chinarsi, con 
un'eco di illustrazione da opuscolo religioso, del Cristo che lava i 
piedi ai mendicanti, gli predispone il corpo ad accogliere un nuovo 
flusso di forza. Si raddrizza e torreggia sopra di lei. Ella prende tra le dita la gonna sulle ginocchia, tirandola gi.
 "Grazie" dice. "E' un vero sollievo per me."
 "Temo di non poterle dare altro sollievo" egli confessa, con una 
semplicit che giudica ammirevole, pur burlando se stesso per questo.
 "Ah" sospira lei. "Nessuno pu far molto, suppongo."
 "No, qualcosa si deve fare. Forse lei ha ragione per quanto 
concerne la polizia. La legge protegge le mogli; perch non avvalersi di tale protezione?"
 "Fred  contrario."
 "Il signor Springer ha le sue buone ragioni. Non mi riferisco 
soltanto a motivi d'ordine commerciale. Da Harry la legge non pu 
ottenere altro che gli alimenti; ed io non credo che, in questo caso, 
il punto stia realmente nel denaro. Anzi, non sono ben sicuro che il 
denaro possa mai essere il punto."
 "Questo  facile a dirsi se si  sempre avuto abbastanza." Eccles 
non se ne cura. La frase  parsa uscirle dalle labbra 
automaticamente, pi con stanchezza che con malizia; egli  sicuro che lei vuole ascoltarlo.
 "Pu darsi. Non lo so. Ma in ogni modo, io mi preoccupo - se ne 
preoccupano tutti, ne son certo - della sanit generale della 
situazione. E se ha da esservi una guarigione vera, debbono essere 
Harry e Janice ad agire. In effetti, per quanto noi possiamo essere 
disposti ad aiutarli, per quanto possiamo adoprarci e agire ai 
margini, rimaniamo sempre all'esterno." Imitando suo padre, ha 
intrecciato le mani dietro la schiena, voltando le spalle a colei che 
lo ascolta; attraverso la zanzariera, osserva l'altra creatura che, 
forse, non si trova all'esterno, Nelson, precedere il piccolo 
Fosnacht nel prato, inseguendo il cane del vicino. Il riso trabocca 
dal capo di Nelson mentre i goffi passetti barcollanti gli fanno 
sussultare il corpo. Il cane  vecchio, rossiccio, piccolo e lento; 
il figliolo dei Fosnacht rimane interdetto, e ciononostante 
soddisfatto, dal grido dell'amico: "Leone! Leone!". Interessa ad 
Eccles il constatare che, quando regna la pace, il figlio di Angstrom 
si impone all'altro bambino. L'aria verde, veduta attraverso la 
zanzariera nebulosa, sembra vibrare alla risata di Nelson. Eccles 
sente la situazione: questo costante, translucido traboccare di 
eccitazione egoistica deve logicamente di quando in quando fare da 
argine nei pi angusti passaggi del bambino meno sveglio e dar luogo 
a un imbronciato risucchio, a un cocciuto gesto di prepotenza. 
Compatisce Nelson, che molte volte si arener su un ingenuo stupore 
prima di individuare in se stesso la causa di quello strano riflusso. 
Sembra ad Eccles di essere stato anch'egli cos da bambino, sempre a 
dare, a dare, e sempre improvvisamente travolto. Il vecchio cane 
dimena la coda mentre i bambini si avvicinano. Smette di dimenare la 
coda e l'abbassa in un arco incerto e sospettoso allorch essi lo 
circondano come cacciatori cantando vittoria. Nelson si protende e 
picchia con tutte e due le mani sul dorso del cane. Eccles vorrebbe 
lanciare un grido di avvertimento; il cane potrebbe mordere; non sopporta di guardare.
 "S, ma lui non fa che allontanarsi sempre di pi" sta 
piagnucolando la signora Springer. "Si  sistemato bene. Non ha alcun 
motivo di tornare alla famiglia se non gliene diamo noi uno."
 Eccles si mette di nuovo sulla sedia d'alluminio. "No. Torner per 
la stessa ragione che lo ha indotto ad andarsene. E' schizzinoso. 
Deve stringere il cappio. L'ambiente in cui si trova adesso, 
l'ambiente di quella donna a Brewer, non continuer ad appagare le 
sue fantasie. Semplicemente incontrandomi con lui una volta alla settimana, ho notato un mutamento."
 "Be', lei non ha sentito Peggy Fosnacht parlarne. Dice di aver 
saputo che sta conducendo l'esistenza di Riley. Io non so quante donne abbia."
 "Una sola, ne son certo. Lo strano di Angstrom  che, per indole, egli  una creatura domestica. Ma che succede?"
 V' una grande agitazione nel gruppetto lontano; i bambini fuggono 
in una direzione, e il cane in quella opposta. Il piccolo Fosnacht si 
ferma, ma Nelson continua a correre verso la casa, il viso teso e slargato dalla paura.
 La signora Springer lo ode singhiozzare e dice irosa: "Sono 
riusciti di nuovo a esasperare Elsie? Quella cagna deve essere 
picchiata in testa visto che continua a venire qui e a farsi tormentare ancora".
 Eccles balza in piedi - la sedia si rovescia alle sue spalle - e 
spalanca la porta schermata dalla zanzariera e corre gi incontro a 
Nelson nel sole. Il bambino lo scansa. Lui lo afferra. "Il cane ti ha morsicato?"
 Il bambino singhiozzante  paralizzato da questa nuova paura, l'uomo vestito di nero che lo afferra.
 "Elsie ti ha morsicato?"
 Il piccolo Fosnacht si tiene discosto, a distanza di sicurezza.
 Nelson, inaspettatamente compatto e umido nelle braccia di Eccles, 
si lascia sfuggire grossi ansiti laceranti e comincia a ritrovare la voce.
 Eccles lo scuote per soffocare questa minaccia di strilli e, reso 
frenetico dal desiderio di farsi capire, protendendo rapido la testa 
batte i denti accanto alla gota del bambino. "Cos? Il cane ha fatto cos?"
 La pantomima dipinge un'espressione di rapimento sul viso del 
bambino. "Cos" egli dice, e le belle labbruzze s'alzano sui denti e 
il naso gli si arriccia ed egli sposta di scatto la testa di due centimetri da un lato.
 "Nessun morso?" insiste Eccles, allentando la stretta delle braccia.
 Le labbruzze si sollevano di nuovo con quella ferocia in miniatura, 
come se ci bastasse a descrivere l'intero delizioso episodio. Eccles 
si sente burlato da una piccola prontezza facciale che ricorda, 
nell'inclinazione e nel calco, quella di Harry. I singhiozzi 
traboccano di nuovo da Nelson ed egli fugge e corre su per gli 
scalini della veranda, dalla nonna. Eccles si rialza;  bastato quel 
brevissimo intervallo di tempo durante il quale  rimasto accosciato 
perch il sole gli bagnasse di sudore la schiena sotto la stoffa nera.
 Mentre sale gli scalini, lo turba un che di patetico, un che di 
commovente e penetrante, nel ricordo di quei dentini quadrati 
scoperti dal ringhio scherzoso. L'innocuit e ciononostante la realt 
dell'istinto. L'istinto del gattino di uccidere la spoletta con le zampe vellutate.
 Entra nella veranda e trova il bambino tra le gambe della nonna, il 
viso affondato nel ventre di lei. Insinuandosi contro il suo tepore, 
le ha sollevato il vestito sulle ginocchia, e la loro scoperta 
larghezza e il loro biancore, indesiderati, posti a nudo senza 
difesa, sovrapposti ai minuscoli denti serrati per gioco che il 
bambino ha scoperto per lui, quell'appassito biancore teso attraverso 
la maglia sottile, compongono un latte che  per Eccles come il suo 
stesso sangue. Energico - quasi che la piet fosse, come gli hanno 
insegnato, non gi un clamore imponente, ma una possente marea capace 
di spazzar via la polvere e l'immondizia da ogni angolo del mondo - 
egli si fa avanti e promette alle due teste chine: "Se non torna 
quando lei avr il bambino, allora ci rivolgeremo alle legge. 
Esistono leggi, naturalmente; pochissime".
 "Elsie cerca di azzannare" dice la signora Springer "perch tu e Billy la stuzzicate."
 "Elsie cattiva" dice Nelson.
 "Nelson cattivo" lo corregge la signora Springer. Alza il viso 
verso Eccles e continua con lo stesso tono di emendamento: "Gi, 
manca una settimana appena, ormai, ma ancora non lo vedo tornare".
 Il suo momento di tenerezza per lei  passato; la lascia sulla 
veranda. "L'amore non ha mai fine" dice a se stesso, servendosi della 
versione ufficiale riveduta. La versione di Re Giacomo ha questo 
pregio, non fallisce mai. La voce della signora Springer lo segue 
nella casa: "La prossima volta che ti colgo a stuzzicare Elsie, le prenderai dalla nonna".
 "No, nonna, no" implora il bambino timidamente, non pi spaventato.
 Eccles credeva di trovare la cucina e di poter bere un sorso 
d'acqua dal rubinetto ma la cucina gli sfugge nelle stanze ingombre. 
Ha la bocca piena di saliva e la deglutisce, uscendo dalla casa di 
stucco. Sale sulla Buick, percorre Joseph Street e poi risale un 
isolato di Jackson Road fino alla casa degli Angstrom.
 La signora Angstrom ha narici a quattro angoli. A forma di losanga, 
si aprono in un naso che non tanto  grosso quanto extra-anatomico; i 
piccoli muscoli e le cartilagini e le ossa hanno un'enfasi 
individuale e suddividono la pelle in tante sfaccettature nella luce 
penetrante. Il colloquio si svolge in cucina, tra parecchie lampadine 
accese. Accese in pieno giorno; l'appartamento  sul lato in ombra 
del villino di mattoni con due alloggi. Ella  venuta alla porta con 
i rossi avambracci coperti di bolle di sapone e torna insieme a lui 
ad un lavandino colmo di camicie gonfie e di biancheria intima. 
Mentre parlano immerge con vigore questi indumenti. E' una donna 
vigorosa. La ciccia eccessiva, grassa e molle della signora Springer 
si  gonfiata intorno ad ossa minute, ossa che un tempo avevano la 
stessa esilit d'una giovane donna come Janice; la signora Angstrom  
invece ammassata su una struttura grossa e robusta. La robustezza di 
Harry deve venire da lei. Eccles  conscio senza posa dei lunghi 
rubinetti, araldi d'acqua fresca, nascosti dal corpo formidabile di 
lei; ma non gli si presenta mai l'occasione d'una richiesta cos insignificante.
 "Io non so perch lei sia venuto da me" ella dice. "Harold ha ventun anni. Non ho nessun diritto su di lui."
 "Non  venuto a trovarla?"
 "Nossignore." Mostra il proprio profilo sopra la spalla sinistra. 
"Lei lo ha reso cos vergognoso che si sente imbarazzato, immagino."
 "Dovrebbe vergognarsi, non le pare?"
 "Non saprei perch. Non ho mai voluto che si mettesse con quella 
ragazza, in primo luogo. Basta guardarla per capire che  pazza per due terzi."
 "Oh, andiamo, questo non  vero, no?"
 "Non  vero! Ma come, la prima cosa che quella ragazza mi disse fu: 
"Perch non si compra una lavatrice?". Entra nella mia cucina, d 
un'occhiata in giro, e subito incomincia a dirmi come devo organizzare la mia vita."
 "Non penser, certo, che avesse voluto offenderla."
 "No, non voleva offendermi. Voleva soltanto dire, che cosa ci 
faceva in una mezza-casa cos malconcia mentre lei veniva da una 
specie di grosso granaio in Joseph Street con la cucina piena di 
elettrodomestici, e non ero stata fortunata a rifilare il mio ragazzo 
a una donnina cos bene equipaggiata? Non mi sono mai piaciuti gli 
occhi di quella ragazza. Non ti guardano mai in faccia." Volta il 
viso verso Eccles e, preavvisato, egli la fissa negli occhi. Sotto 
gli occhiali appannati - un tipo antiquato, occhiali cerchiati in 
acciaio in cui le mezzelune delle lenti bifocali colgono una 
sfumatura rosea della luce - il naso della donna inclinato con 
arroganza ostenta il suo carnoso, intricato sottopelle. La bocca 
larga  lievemente tesa da una vaga aspettativa. Eccles si rende 
conto che costei  una donna spiritosa. La difficolt con le persone 
spiritose sta nel fatto che esse mescolano ci in cui credono con ci 
in cui non credono; a seconda di quanto  pi probabile possa 
ottenere un determinato effetto. Lo strano  che ella gli riesce 
molto simpatica, anche se, in un certo senso, lo sta torcendo con la 
stessa violenza con cui torce e immerge la biancheria sporca. Ma  
cos, per lei fa lo stesso. A differenza della signora Springer, in 
realt non lo vede affatto. E' il mondo intero quel ch'ella affronta 
e, al sicuro sotto la vasta portata della satira di lei, Eccles pu dire quel che gli piace.
 Senza giri di parole, difende Janice: "La ragazza  timida".
 "Timida! Non fu tanto timida quando si fece mettere incinta in modo 
che il povero Harry fosse costretto a sposarla quando ancora quasi non sapeva infilarsi la camicia nei calzoni."
 "Aveva ventun anni, come dice lei."
 "Gi, be', gli anni. Alcuni muoiono giovani; alcuni nascono vecchi."
 Epigrammi, tutto. Buon Dio,  buffa. Eccles ride forte. Ella finge 
di non sentirlo, e si dedica al bucato con furibonda seriet. "Timida 
pressappoco come un serpente" dice "quella ragazza. Queste donnine 
sono veleno. Sempre in giro a far le smorfiose con i loro occhi 
sornioni e ad accaparrarsi la simpatia di tutti. Be', la mia non ce 
l'ha; piangano pure gli uomini. A sentir parlare suo suocero,  la 
pi grande martire dopo Giovanna d'Arco."
 Eccles ride di nuovo; ma non ride anche lei? "Bene, ehm, che cosa 
dovrebbe fare Harry secondo il signor Angstrom?"
 "Tornare da lei strisciando. Che altro? E lo far, oltretutto, 
povero ragazzo. Se lo gratti un po',  tale quale suo padre. Tutto 
cuor tenero. Penso che gli uomini comandino nel mondo proprio per questo. Sono tutto cuore."
 "E' un punto di vista inconsueto."
 "Davvero? E' quello che continuano a dirti in chiesa. Gli uomini 
sono tutto cuore e le donne son tutto corpo. L'intelligenza io non so 
chi dovrebbe averla. Dio, immagino."
 Egli sorride, domandandosi se la Chiesa luterana comunichi a tutti 
idee simili. Lo stesso Lutero era un pochino cos, forse... esagerava 
mezze verit in preda a una sorta di comico furore. Forse tutto il 
nero imperversare di paradossi dei protestanti comincia l. V' una 
profonda, fondamentale disperazione in una simile mentalit. 
Arrogante nell'ignorare il particolare. Forse: ha dimenticato tante 
di quelle nozioni teologiche. Gli viene in mente che dovrebbe parlare 
con il pastore di Angstrom.
 La signora Angstrom riprende un filo lasciato cadere. "Mia figlia 
Miriam, per esempio,  vecchia come le montagne e lo  sempre stata; 
non mi ha mai dato preoccupazioni. Ricordo, le domeniche di tanto 
tempo fa, quando facevamo passeggiate fino alla cava, Harold aveva 
tanta paura - era un ragazzino di non pi di dodici anni, allora - 
aveva tanta paura che lei cadesse oltre l'orlo. Io sapevo che non 
sarebbe caduta. La guardi. Non si sposer per compassione come il 
povero Harry, per poi cercare di uscirne e vedere tutto il mondo saltargli addosso."
 "Non credo che il mondo gli sia saltato addosso. La madre della 
ragazza ed io stavamo dicendo poco fa che sembra proprio il contrario."
 "Non lo creda. Quella ragazza non ha certo la mia comprensione. 
Sono schierati tutti dalla sua parte, da Eisenhower in gi. Diranno 
male di lui. Anche lei, reverendo, ne dir male. Ed eccone un altro."
 La porta di casa si  aperta cos dolcemente ch'ella sola pu 
udire. Suo marito entra in cucina con una camicia bianca e la 
cravatta, ma ha le unghie orlate di nero; fa il tipografo. E' alto 
quanto sua moglie, ma sembra pi basso. Ha una bocca che si muove 
come se si autobiasimasse su denti falsi mal messi. Il naso  quello 
di Harry, un bel bottone liscio. "Buongiorno, Padre" dice; o  
cresciuto cattolico, o tra cattolici.
 "Signor Angstrom,  un vero piacere conoscerla." La mano dell'uomo 
ha pieghe dure, ma un palmo soffice, asciutto. "Si stava parlando di suo figlio."
 "Sono desolatissimo per tutto ci che  successo." Eccles gli 
crede. Earl Angstrom ha un aspetto grigiastro, logoro. Questa storia 
lo ha stroncato. Assottiglia le labbra sui denti malfermi come chi 
soffra di stomaco e reprima rutti. Si sente rodere internamente. Il 
colore se n' andato dai capelli e dagli occhi come inchiostro di 
cattiva qualit. Uomo retto, che ha misurato la sua vita con il 
tipometro e tenuto ben ferme insieme le forme, tornando al mattino in 
tipografia ha trovato le composizioni sossopra.
 "Continua a tormentarsi per quella ragazza come se fosse la madre 
di Cristo" dice la signora Angstrom.
 "Questo non  vero" dice Angstrom, blando, e, con la sua camicia 
bianca, siede al tavolo di cucina dal piano di porcellana. I quattro 
posti apparecchiati, un anno dopo l'altro, hanno inciso macchie 
nerastre nello smalto. "Non capisco come Harry possa avere combinato 
un simile disastro, ecco tutto. Da ragazzo era sempre cos a posto; 
non era un menefreghista come gli altri. E' sempre stato un abile lavoratore."
 Con le mani rosse e insaponate la signora Angstrom ha messo il 
caff a scaldare per il marito. Questo piccolo gesto servizievole 
sembra armonizzarla con lui; incominciano, nella maniera improvvisa 
delle coppie anziane e in apparenza in contrasto, ad andare 
d'accordo. "E' stato il servizio militare" ella dice. "Quando torn 
dal Texas era un altro."
 "Non volle saperne di venire a lavorare in tipografia" dice Angstrom. "Non voleva sporcarsi."
 "Reverendo Eccles, gradirebbe un po' di caff?" domanda la signora Angstrom.
 Finalmente, ecco l'occasione sperata. "No, grazie. Gradirei, per, un bicchier d'acqua."
 "Soltanto acqua? Con ghiaccio?"
 "Come vuole. Sarebbe gradita in ogni modo."
 "S, Earl ha ragione" ella dice. "La gente, adesso, va dicendo 
quanto  pigro Harry, ma non lo . Non lo  mai stato. Quando si 
poteva essere orgogliosi di come giocava a pallacanestro a scuola, 
sa, la gente diceva: "S, d'accordo, ma  cos alto di statura,  
facile per lui". Ma non sapeva quanta fatica gli fosse costato. Tutte 
le sere laggi a lanciare il pallone finch non scendeva il buio; 
veniva fatto di domandarsi come facesse a vederci."
 "Dai dodici anni in poi" dice Angstrom "si allenava notte e giorno. 
Piantai un palo per lui dietro la casa; il garage non era alto abbastanza."
 "Quando si metteva in mente di fare qualcosa" dice la signora 
Angstrom "niente poteva impedirglielo." Manovra energicamente la leva 
sulla bacinella dei cubetti di ghiaccio e con uno scricchiolio 
multiplo e brillante che fa scintillare le schegge, i cubetti si 
staccano. "Voleva essere il migliore in quel giuoco, e credo 
sinceramente che lo fosse." "Capisco quel che intende dire" osserva 
Eccles. "Giuoco un poco a golf con lui ed  gi diventato pi bravo di me."
 Ella mette i cubetti in un bicchiere e tiene il bicchiere sotto il 
rubinetto e glielo porta. Eccles se lo accosta alle labbra 
inclinandolo e la voce di Earl Angstrom scialbamente veemente si 
ondula attraverso il liquido. "Poi ecco che torna dal servizio 
militare e non pensa ad altro che a correre dietro alle gonnelle. Non 
vuol venire a lavorare in tipografia perch si sporcherebbe le 
unghie." Eccles abbassa il bicchiere e Angstrom gli dice in pieno 
viso dall'altro lato del tavolo: "E' diventato il peggior vagabondo 
di Brewer. Se potessi mettergli le mani addosso, Padre, cercherei di 
dargli una lezione, anche se dovesse ammazzarmi". Quel suo viso color 
cenere sporge con aria di sfida intorno alla bocca; negli occhi 
incolori gli sciamano scintille.
 "Bada a come parli, Earl" dice sua moglie, mettendo sul tavolo tra 
le mani di lui la tazza a fiori con il caff.
 Egli abbassa gli occhi sul vapore e dice: "Mi scusi. Quando penso a 
quel che sta facendo il ragazzo il mio stomaco fa i salti mortali".
 Eccles alza il bicchiere e dice "No" in esso come in un megafono e 
poi beve finch non  pi possibile risucchiare acqua dai cubetti che 
cozzano sotto il suo naso. Si asciuga la bocca e dice: "In suo figlio 
c' molta bont. Quando mi trovo con lui -  deplorevole, davvero - 
mi sento cos allegro che dimentico completamente per quale motivo lo 
frequento". Ride, guardando dapprima il marito, e poi, non riuscendo 
a strappare un sorriso da quella parte, la moglie.
 "Questo golf che lei gioca" dice Angstrom. "Qual  lo scopo? Perch 
i genitori della ragazza non gli mettono la polizia alle calcagna? A 
mio parere, quel che gli occorre  un buon calcio nel di dietro."
 Eccles sbircia la signora Angstrom e sente l'arco delle proprie 
sopracciglia come colla che vada disseccandoglisi sulla fronte. Non 
si aspettava, un minuto prima, di volgere lo sguardo a lei come a 
un'alleata e di guardare a quel brav'uomo logoro come a un avversario 
piuttosto volgare e deludente.
 "La signora Springer vuole rivolgersi alla polizia" dice ad 
Angstrom. "La ragazza e suo padre vogliono aspettare."
 "Non dire assurdit, Earl" esclama la signora Angstrom. "Perch il 
vecchio Springer dovrebbe volere il suo nome sui giornali? Da come 
parli si direbbe che il povero Harry sia sempre stato il tuo nemico."
 "E' il mio nemico" dice Angstrom. Tocca il piattino, a entrambi i 
lati, con la punta delle dita sporche di inchiostro. "Divenne il mio 
nemico quella notte che passai camminando per le strade cercandolo. 
Tu non puoi parlare. Non l'hai vista, tu, la faccia della ragazza."
 "Che m'importa della sua faccia? Stai parlando di una 
sgualdrinella; per me le sgualdrinelle non diventano sante bianche 
come avorio solo perch si sono procurate una licenza di matrimonio. 
Quella ragazza voleva Harry e se lo prese con l'unico trucco che 
conosceva e adesso  rimasta a corto di trucchi."
 "Non parlare in questo modo, Mary. Tutte chiacchiere. Supponi che 
io mi fossi comportato come Harry."
 "Ah" dice lei, e si volta, ed Eccles trasale vedendo il suo viso 
tendersi per lanciare un missile fuori del comune. "Non fui io a 
volere te; fosti tu a volere me. O le cose non andarono in questo modo?"
 "S, certo, andarono in questo modo" bofonchia Angstrom.
 "Be', allora non si pu fare nessun raffronto."
 Angstrom ha ingobbito le spalle sul caff, facendosi molto piccolo; 
come se avesse dipinto se stesso in un angolino. "Oh, Mary" sospira, 
non osando compiere alcuna mossa con le parole.
 Eccles cerca di difenderlo; automaticamente si sposta dalla parte 
pi debole d'una battaglia. "Lei non pu affermare, credo" dice alla 
signora Angstrom "che Janice non credesse il suo matrimonio basato su 
un'attrazione reciproca. Se la ragazza fosse stata un'opportunista 
cos scaltra non avrebbe permesso a Harry di andarsene tanto facilmente."
 L'interesse della signora Angstrom alla discussione, ora ch'ella sa 
di avere esagerato con il marito,  scomparso. Sostiene una tesi - 
che Janice domini la situazione - cos ovviamente falsa da equivalere 
a una concessione. "Non ha lasciato che se ne andasse" dice. "State a vedere."
 Eccles si volta verso l'uomo; se  d'accordo, saranno uniti tutti e 
tre, e lui potr andarsene. "Crede anche lei che Harry torner alla famiglia?"
 "No" risponde Angstrom, abbassando gli occhi. "Mai. Si  spinto 
troppo oltre. Scivoler sempre e sempre pi in basso finch tanto 
varr che lo dimentichiamo. Se avesse venti o ventidue anni; ma alla 
sua et... In tipografia capita a volte di vedere quei giovani buoni 
a niente di Brewer. Non possono farcela. Sono come storpi, solo che 
non zoppicano. Rifiuti umani, li chiamano. E da due mesi io siedo l 
alla macchina, domandandomi come diavolo ha potuto fare una cosa 
simile il mio Harry, lui che odiava tanto le porcherie."
 Eccles guarda la madre di Harry e si sente sconvolto vedendo che si 
 appoggiata al lavandino con le gote bagnate di lacrime, luccicanti 
sotto gli occhiali. Si alza turbato. Piange perch crede che il 
marito dica la verit, o perch pensa che dica queste cose solo per 
ferirla, vendicandosi di aver dovuto confessare ch'era stato lui a 
volerla? "Spero che si sbagli" dice Eccles. "Ora devo andare; grazie 
a entrambi per aver parlato della cosa con me. Mi rendo conto che  doloroso."
 Angstrom lo riaccompagna attraverso la casa e nell'oscurit della 
sala da pranzo gli tocca il braccio. "Gli piaceva che tutto corresse 
via liscio" dice. "Non ho mai conosciuto un ragazzo come lui. 
Qualunque litigio in famiglia lo preoccupava in modo addirittura 
irragionevole... quando Mary ed io, sa, ci divertivamo un po'." 
Eccles annuisce, ma dubita che "divertimento" possa definire ci a cui ha assistito.
 Nella penombra del soggiorno c' una ragazzetta in piedi con un 
vestito estivo dalle maniche corte. "Mim! Sei entrata adesso?"
 "S."
 "Questo  Padre... cio il Reverendo..."
 "Eccles."
 "Eccles,  venuto a parlarci di Harry. Mia figlia Miriam."
 "Buongiorno Miriam. Ho sentito Harry parlare di lei con molto affetto."
 "Salve."
 A tale parola la grande finestra alle sue spalle assume lo stesso 
intimo splendore della grande vetrina di un ristorante. Saluti 
confidenziali sembrano trascinarsi dietro di lei insieme a spirali di 
fumo di sigaretta e a profumi d'emporio. Il naso della signora 
Angstrom  delicato sul viso della ragazza, ha una affilatezza 
saracena, o ancor pi antica, barbarica. Osservata a prima vista 
insieme al naso prominente, la statura di lei sembra quella della 
madre, ma quando il padre le si mette accanto, Eccles vede che sono 
uguali; il loro corpo, quello della bella figliola e quello dell'uomo 
logoro,  identico. Hanno la stessa sottigliezza, un che di affilato 
e di duraturo che, Eccles lo sa dopo aver veduto le ferite aperte 
sotto gli occhiali della signora Angstrom, pu tagliare. Ha questa 
sottigliezza e una docile volgarit che lo offende. Riusciranno a 
cavarsela. Sanno quello che fanno. E' una sua debolezza preferire le 
persone che non sanno quel che si fanno. Gli indifesi: quelli, e le 
persone che stanno in alto e non possono essere aiutate. Coloro i 
quali manovrano pi o meno bene nel mezzo, ai suoi istinti feudali 
sembra che rubino da entrambe le parti. Quando si avvicinano, sulla 
porta, Angstrom mette un braccio intorno alla vita della figlia ed 
Eccles pensa alla signora Angstrom silenziosa in cucina con le gote bagnate e le braccia rosse.
 E' solo un lampo; un'impressione. Stando sul marciapiede, 
voltandosi a salutare con la mano i due sulla soglia di casa,  grato 
del bel quadro che compongono, e ride della loro incongrua simmetria, 
il ragazzetto arabo con anelli alle orecchie che  lei, con un 
innocente disprezzo per il suo colletto clericale, e la vecchia donna 
dal viso floscio che  il tipografo, accoppiati dall'esilit, concatenati.
 Sale sulla macchina assetato e inquieto. Nell'ultima mezz'ora 
qualcosa di piacevole  stato detto, ma non riesce a ricordare di che 
cosa si tratta. E' graffiato, accaldato, confuso, e assetato; ha 
trascorso il pomeriggio in un roveto. Ha veduto una mezza dozzina di 
persone e un cane e non una sola volta un parere ha coinciso con il 
suo, che vale la pena di salvare Harry Angstrom, e che egli pu 
essere salvato. Invece laggi tra i rovi sembrava che non esistesse 
affatto un Harry: null'altro che aria stantia e i morti steli 
dell'anno prima. L'acqua gelata della signora Angstrom gli ha fatto 
venire pi sete di prima; gli sembra di avere il palato rivestito di 
ragnatele. Il giorno sta declinando attraverso il bianco pomeriggio 
verso la lunga azzurra sera primaverile. Egli volta a un angolo dove 
qualcuno si sta esercitando con la tromba dietro una finestra aperta 
al primo piano. Du du do do da da dee. Dii dii da da do do du. 
Automobili bisbigliano dirette a casa dopo il lavoro. Egli attraversa 
la cittadina bordeggiando sulle strade trasversali, seguendo una 
direzione parallela alla lontana catena montuosa. Fritz Kruppenbach, 
pastore luterano di Mount Judge da ventisette anni, abita in un'alta 
casa di mattoni, non lontano dal cimitero. La motocicletta che 
appartiene a suo figlio, un giovanotto in et universitaria, si trova 
rovesciata sul viale d'accesso, smontata in parte. Il prato in 
pendio, digradante a terrazze troppo curate,  di quell'innaturale e 
uniforme color chartreuse dovuto all'abbondanza di fertilizzanti, 
alla perseveranza con cui si estirpano le erbacce, alla perseveranza 
con cui si falcia l'erba. La signora Kruppenbach - riuscir mai, 
Lucy, a conseguire quell'espressione ubbidiente, tutta a fossette? - 
viene ad aprire la porta con un vestito grigio che non accetta alcun 
compromesso con la stagione. I grigi capelli le cingono il capo con 
trecce di grande compattezza. Deve sembrare una strega quando lascia 
cadere sciolti tutti quei capelli. "Sta falciando il prato dietro la casa" dice.
 "Vorrei parlargli solo per pochi minuti. E' un problema che 
riguarda le nostre due congregazioni."
 "Salga in camera sua, vuole? Lo chiamo."
 La casa - ingresso, corridoi, scale, anche la coriacea tana del 
pastore al piano di sopra -  invasa dall'odore dell'arrosto di 
manzo. Come se ogni giorno, dopo le pulizie, l'odore venisse 
strofinato sul legno con uno straccio umido. Eccles siede accanto 
alla finestra della tana di Kruppenbach, su una panca di coro dalla 
spalliera di quercia, residuo di qualche restauro. Seduto sulla panca 
egli sente un forte impulso da adolescente che lo spinge a pregare, 
ma invece scruta, al lato opposto della valle, i pallidi verdi 
frammenti del campo di golf, dove gli piacerebbe essere insieme a 
Harry. Ha mentito, in un certo senso, alla signora Angstrom. Harry 
non giuoca a golf meglio di lui. Sembra che incontri difficolt nel 
sentire il bastone come una parte di s, sembra irrigidito dal timore 
che il bastone d'acciaio possa tradirlo. Tra i colpi di Harry ora 
buoni ora terribili e la sua costante debolezza nel giuoco v' una 
approssimativa uguaglianza tale da rendere imprevedibile il risultato 
d'ogni gara. Eccles ha trovato altri compagni di giuoco che sono o 
migliori o peggiori di lui; soltanto Harry  entrambe le cose al 
contempo, e solo Harry imprime al giuoco una gaiezza disperata, come 
se fossero impegnati entrambi in una ricerca impossibile, 
stupefacente, senza fondo, voluta da un benevolo ma assurdo signore, 
una ricerca le cui umiliazioni li tormentano sin quasi alle lacrime, 
ma che si rinnova ad ogni buca, in un fresco diluvio di verde. E per 
Eccles c' un'ulteriore speranza, una segreta determinazione di 
battere Harry. La cosa che rende Harry incostante, egli lo sente, che 
lo rende incapace di ripetere ogni volta i suoi colpi splendidi e 
senza sforzo,  quella stessa cosa che sta alla radice di tutte le 
difficolt create da lui; e sente che battendolo decisamente, lui, 
Eccles, riuscir a sormontare tale debolezza, tale difetto, e, 
pertanto, a risolvere le difficolt. Nel frattempo, v' il piacere di 
udire Harry gridare di quando in quando: "S, s" oppure: "Questo  
il colpo buono!". I loro rapporti in certi momenti pervengono per 
Eccles a un culmine di piacere, a un'estasi innocua, che fa sembrare 
il mondo, con la sua circostanzialit senza fine, remoto e sferico e verde.
 La casa vibra al passo del padrone. Di tutti gli ecclesiastici che 
si trovano nella cittadina, Kruppenbach  quello che gli piace meno. 
L'uomo  rigido nella sua fede, e prepotente nei modi. A Eccles 
piacciono i rettorati;  cresciuto in uno di essi. Ma in questo sente 
tutta la mancanza d'umorismo, la pia oppressione, che la gente 
immagina a torto. Eppure il figlio di Kruppenbach non deve pensarla 
allo stesso modo; ne  testimone la motocicletta.
 L'uomo sale le scale della sua tana, irritato per essere stato 
distolto dal falciare il prato. Indossa un paio di vecchi calzoni 
neri e una maglietta zuppa di sudore. Ha le spalle rivestite da un 
ispido vello grigio e un cespuglio intricato di peli chiazzati di 
nero si rigonfia dalla U del collo della maglietta e gli copre come 
spuma la pelle rossa e bagnata del petto.
 "Salute, Ciack" dice con una voce poderosa da pulpito, senza la 
minima intonazione di saluto. L'accento tedesco fa s che le sue 
parole sembrino sassi, gettati rabbiosamente l'uno sull'altro. "Che cosa c'?"
 Eccles non osa chiamare "Fritz" l'uomo pi anziano, e invece ride ed esclama: "Salve!".
 Kruppenbach fa una smorfia. Ha una testa quadrata e massiccia con i 
capelli tagliati a spazzola. E' un uomo di mattone. Come se, bambino, 
fosse nato letteralmente d'argilla e decenni di esposizione alle 
intemperie lo avessero cotto dandogli lo stesso colore e la stessa 
durezza del mattone. Ripete: "Che cosa c'?".
 "Lei ha nella sua congregazione una famiglia a nome Angstrom."
 "S."
 "Il padre  tipografo."
 "S."
 "Il figlio, Harry, ha abbandonato la moglie pi di due mesi fa; i 
genitori di lei, gli Springer, sono miei parrocchiani."
 "Ah, s. Il ragazzo. Il ragazzo  uno Schussel."
 Eccles non  ben sicuro di quel che ci pu significare. Suppone 
che Kruppenbach non si metta a sedere perch non vuole sporcare i 
mobili con il proprio sudore. Il fatto che continui a rimanere in 
piedi pone Eccles nella posizione di un postulante, seduto sulla 
panca come un fanciullo del coro. L'odore di carne cotta si fa pi 
insistente mentre egli spiega quel che ritiene sia accaduto: come 
Harry sia stato guastato, in un certo senso, dai suoi successi 
atletici; come sua moglie, per essere giusti, abbia forse dato prova 
di scarsa immaginazione nel loro matrimonio; come egli stesso, in 
quanto pastore, abbia tentato di mantenere la coscienza del giovane 
in contatto con la moglie, senza spingerlo a una riconciliazione 
prematura... poich la difficolt del giovanotto non  consistita 
tanto in una mancanza di sentimenti, quanto in un incontrollato 
eccesso di essi; come i quattro genitori, per vari motivi, siano 
stati di scarso aiuto; come egli abbia assistito, soltanto pochi 
minuti prima, a un litigio tra gli Angstrom che forse gli ha fornito 
la chiave della ragione per cui il loro figliolo...
 "Lei crede" lo interrompe Kruppenbach; Jack non si era aspettato 
che tacesse cos a lungo... l'uomo, senza dubbio, non  un 
ascoltatore ideale; anche in maglietta, sembra in qualche modo che 
indossi paramenti sacerdotali... "lei crede che sia affar suo, 
immischiarsi nelle esistenze di queste persone? So che cosa insegnano 
adesso nel suo seminario; psicologia e via dicendo. Ma non sono 
d'accordo. Lei pensa ora che il suo compito sia quello di fare il 
medico non compensato, di correre qua e l e turare i buchi e 
appianare ogni cosa. Io non credo che ci si debba regolare cos. Io 
non credo che sia questa la sua missione."
 "Volevo solo..."
 "Mi lasci finire, adesso. Mi trovo a Mount Judge da ventisette anni 
e lei  qui da due anni soltanto. Ho ascoltato il suo racconto, ma 
non ho ascoltato quel che esso diceva delle persone, ho ascoltato 
quel che diceva di lei. E ho udito questo: la storia di un ministro 
di Dio che sciupa il suo messaggio per qualche pettegolezzo e per 
qualche partita a golf. Quale importanza crede lei che abbia per Dio 
un marito infantile che abbandona la moglie infantile? Non pensa pi 
a ci che Dio vede? O  diventato superiore a questo?"
 "No, naturalmente no. Ma a me pare che il nostro compito in una situazione come questa..."
 "Le sembra che il nostro compito sia quello di fare i poliziotti, i 
poliziotti senza manette, senza fucili, senza null'altro all'infuori 
della nostra buona natura umana. Non  cos? Non risponda, pensi 
soltanto se non ho ragione. Bene, io dico che  un'idea diabolica. Io 
dico lasciamo fare i poliziotti ai poliziotti e applicare leggi che non ci concernono affatto."
 "Sono d'accordo, fino a un certo punto..."
 "Non esiste nessun certo punto! Non vi sono motivi n limiti in 
quel che dobbiamo fare." Il tozzo indice di lui, lanuginoso tra le 
nocche, ha incominciato a tamburellare sullo schienale di una 
poltrona di cuoio, come per sottolineare le parole. "Se Dio vuole por 
termine all'infelicit e alle sofferenze, dichiarer subito il Regno 
Suo." Jack sente un rossore incominciare ad ardergli sul viso. "Quale 
importanza ritiene che rivestano i suoi piccoli amici tra i miliardi 
di uomini veduti da Dio? A Bombay, in questo momento, muoiono 
creature umane per le vie ad ogni minuto. Lei parla di una missione. 
Io dico che lei non sa quale sia la sua missione, altrimenti 
resterebbe chiuso in casa a pregare. Questa  la sua missione: fare 
di se stesso un esempio di fede. Da questo viene la consolazione: 
dalla fede, non da quel po' di inganni cui pu riuscire qua e l una 
misera creatura agitando il secchio. Correndo avanti e indietro lei 
si sottrae al dovere impostole da Dio, quello di rendere forte la sua 
fede, in modo che quando giunger l'ora lei possa andare tra gli 
uomini e dir loro: "S, Egli  morto, ma lo rivedrete in Cielo. S, 
soffrite, ma dovete amare le vostre sofferenze, perch sono le 
sofferenze del Cristo". Quando, dunque, la domenica mattina, ci 
presentiamo dinanzi ai loro volti, dobbiamo salire sul pulpito non 
gi logorati dall'infelicit, ma colmi di Cristo, ardenti" - stringe 
i pugni pelosi - "di Cristo, infiammati: dobbiamo bruciarli con la 
forza della nostra fede. Vengono solo per questa ragione; per quale 
altro motivo dovrebbero presentarsi a noi? Qualsiasi altra cosa 
possiamo fare o dire, chiunque pu farla o dirla. Ci sono i medici e 
gli avvocati per questo. E' tutto scritto nel Libro... un ladro che 
abbia la fede vale tutti i farisei. Non commetta errori. Parlo 
seriamente. Non commetta errori. Per noi non c' altro che il Cristo. 
Tutto il resto, tutto questo decoro e tutto questo darsi da fare non  niente. E' l'opera del Demonio."
 "Fritz" annuncia con cautela la voce della signora Kruppenbach dalle scale. "La cena."
 L'uomo rossiccio in maglietta abbassa gli occhi su Eccles e gli 
domanda: "Vuole inginocchiarsi un momento con me e pregare perch il Cristo entri in questa stanza?".
 "No, non voglio. Sono troppo irritato. Sarebbe una ipocrisia."
 Il rifiuto, impensabile da parte di un laico, non rabbonisce 
Kruppenbach, ma lo irrigidisce ancor pi. "Ipocrisia" dice con voce 
blanda. "Lei non ha alcuna seriet. Non crede nella condanna eterna? 
Non sapeva, quando mise quel colletto, che cosa rischiava?" Nella 
pelle color mattone del viso, gli occhi di lui sembrano piccoli 
difetti, rosei e vitrei d'acqua come se gli bruciassero nell'intensa calura.
 Egli si volta senza aspettare la risposta di Jack e scende le scale 
per andare a cena. Jack scende dietro di lui e prosegue fuor della 
porta. Il cuore gli batte come quello di un bambino spaventato e ha 
le ginocchia infiacchite dal furore. Era venuto per uno scambio di 
idee ed  stato fustigato con una predica folle. L'untuoso unno 
tonante non ha la pi pallida idea del sacerdozio come retaggio di 
luce e probabilmente  riuscito a intrufolarvisi uscendo da una 
bottega di macellaio. Jack si rende conto che questi sono pensieri 
maligni e indegni, ma non pu fermarli. Il suo sconforto  tanto 
profondo che cerca di approfondirlo ulteriormente dicendo a se stesso 
"Ha ragione, ha ragione" e versando cos lacrime e purificando se 
stesso, per quanto sia assurdo, sopra il perfetto cerchio verde del 
volante della Buick. Ma non pu piangere;  inaridito. La sua 
vergogna e il suo insuccesso pendono inerti dentro di lui, grevi ma sterili.
 Bench sappia che Lucy ha bisogno di lui, a casa - anche se la cena 
non  pronta, arriver in tempo per aiutarla a fare il bagno ai 
bambini - si dirige verso il drugstore al centro della cittadina. La 
ragazza dalla pettinatura a barboncino, dietro il banco, fa parte del 
suo gruppo giovanile e due parrocchiani che stanno acquistando 
medicine o preservativi o kleenex lo salutano allegramente. Egli si 
sente a suo agio nei locali pubblici; appoggia i polsi sul marmo 
fresco e pulito e ordina un gelato alla vaniglia con crema, e vuota 
due bicchieri di Coca-Cola colmi di deliziosa limpida acqua prima che il gelato gli venga servito.
...
.
...
 Il Club delle Nacchere  stato battezzato cos durante la guerra 
quando imperava la mania sudamericana, e occupa un edificio 
triangolare dove la Warren Avenue attraversa Running Horse Street ad 
angolo acuto. Si trova nella zona sud di Brewer, il quartiere 
italo-negro-polacco, e a Coniglio non piace. Con le sue vetrine di 
cristallo e mattoni che sogghignano dal margine della facciata, ha 
l'aspetto d'una fortezza di morte; l'interno  arredato nello stile 
vistoso e poco illuminato di una moderna camera ardente, piante verdi 
in vaso qua e l, musica dai ritmi cullanti, e lo stesso odore di 
passatoie, e lumi fluorescenti, e veneziane alle finestre e l'odore, 
pi intimo e segreto, di alcool. Prima lo beviamo e poi lo adoperano 
per imbalsamarci. Da quando un tizio delle loro parti, in Jackson 
Road, ha perduto l'impiego in una ditta di pompe funebri, e si  
messo a fare il barista, Coniglio pensa che vi sia un rapporto tra i 
due mestieri; gli uomini nel club parlano a bassa voce, hanno un'aria 
molto pulita, e li si vede sempre in piedi. Coniglio e Ruth siedono 
in un spar vicino all'ingresso, dal quale, attraverso la vetrina, 
scorgono un lieve fluttuare di luce rossa mentre le nacchere di neon 
sull'insegna esterna palpitano avanti e indietro tra le loro due 
posizioni, imitando un movimento ticchettante.
 Questo tremore roseo toglie ogni peso dal viso di Ruth. Ella gli 
siede di fronte e lui cerca di immaginare il genere di esistenza che 
conduceva prima; un locale orrido come questo le sembra familiare, 
probabilmente come a lui uno spogliatoio. Ma il solo pensare in 
questo modo lo innervosisce; la sua vita disordinata, come il fatto 
ch'egli ha una famiglia,  una cosa che ha sempre tentato di tenere 
alle loro spalle. Era felice soltanto di trovarsi a casa sua la sera, 
con lei che leggeva romanzi polizieschi e lui che faceva un salto in 
drogheria a comprare un ginger ale, e qualche volta andavano al 
cinema, ma in nessun locale come questo. Quella prima notte, il 
daiquiri gli aveva fatto proprio comodo, ma in seguito non si era mai 
sognato di berne un altro e sperava che Ruth la pensasse nello stesso 
modo. Per qualche tempo era stato cos ma adesso, in questi ultimi 
giorni, sembra che qualcosa la stia rodendo; a letto  triste e di 
quando in quando lo fissa come se lo odiasse. Lui non sa in che modo 
si stia comportando diversamente dal solito, ma sa che in qualche 
maniera i loro rapporti non sono pi disinvolti. E cos, questa sera, 
ecco che telefona la sua cosiddetta amica Margaret. Coniglio prova 
uno spavento da morire quando squilla il telefono. Da qualche tempo 
si  messo in mente che possano essere i poliziotti, o sua madre, o 
chiss chi, a telefonare; ha la sensazione di qualcosa che va 
crescendo dall'altra parte di quella montagna. Un paio di volte, da 
quando  andato a vivere con Ruth, il telefono ha squillato, ed era 
una voce maschile impastata che diceva "Ruth?" o qualcuno che si 
limitava a riattaccare stupito nel sentirsi rispondere dalla voce di 
Coniglio. Quando insistevano, Ruth seguitava a ripetere un sacco di 
"no" nel ricevitore, e grazie a Dio non hanno mai avuto storie. Lei 
sapeva come trattarli, e in ogni modo erano stati soltanto in cinque 
circa a telefonare. Come se il passato fosse stato una pianta 
rampicante sostenuta soltanto da queste cinque radici poco profonde e 
fosse venuto via facilmente, lasciando Ruth pulita e celeste e vuota. 
Ma stasera Margaret salta fuori da questo passato e vuole che vadano 
al Club delle Nacchere e Ruth ci sta e Coniglio l'accompagna. 
Qualunque cosa purch sia un piccolo cambiamento. Si annoia.
 Le domanda: "Che cosa prendi?".
 "Un daiquiri."
 "Sicura? Sei sicura che non ti far male?" Ha notato questo, 
ch'ella sembra a volte soffrire di nausee, e non vuol mangiare, 
mentre altre volte divorerebbe anche la casa.
 "No, non ne sono tanto sicura, ma perch diavolo non dovrei 
sentirmi male?"
 "Be', non so perch non dovresti. Perch non dovrebbero tutti 
quanti?"
 "Senti, cerca di non fare il filosofo, una volta tanto. Ordina il 
daiquiri e basta."
 Una ragazza negra con un grembiule arancione che, a giudicare dalle 
gale, dovrebbe sembrare sudamericano, si avvicina al tavolino ed 
egli le ordina due daiquiri. La ragazza chiude di scatto il taccuino 
e si allontana e Coniglio vede che sulla schiena ha il vestito 
scollato fino a met spina dorsale. Si scorge cos un pezzettino di 
reggipetto nero. In confronto ad esso la pelle di lei non  affatto 
nera, ha soltanto un bel colore denso e soffice che porta un po' di 
vita onesta nel locale. Ombre purpuree oscillano sulle superfici 
piatte del suo dorso dove si posa la luce. Ha un modo di camminare da 
colomba, facendo dondolare quelle gale arancione. Non si cura di lui, 
e questo gli piace, che se ne infischi. Il guaio, con Ruth,  che da 
qualche tempo ella sta tentando di farlo sentire colpevole di qualcosa.
 "Non lasciarti affascinare" ella gli dice.
 "Non sto facendo niente."
 "Hai ragione, non stai facendo niente."
 Se  una minaccia, le minacce non gli piacciono.
 Margaret entra e il tipo che l'accompagna, a Coniglio non fa troppo 
piacere constatarlo,  Ronnie Harrison. Margaret gli dice: "Ehi, 
salve. E' ancora tra i piedi, lei?".
 "Diavolo" dice Harrison "il grande Angstrom" come se cercasse di 
prendere il posto di Tothero in ogni senso. "Ho sentito parlare di 
te" dice con intenzione.
 "Che cosa hai sentito?"
 "Oh. La notizia."
 Harrison non  mai stato simpatico a Coniglio e non  migliorato. 
Nello spogliatoio non faceva che parlare delle sue conquiste e 
gingillarsi con se stesso sotto la prominenza pelosa della pancetta, 
e quella prominenza  cresciuta parecchio. Harrison  grasso. Grasso 
e mezzo calvo. I capelli riccioluti color rame gli si sono diradati e 
lasciano scoperto il cuoio capelluto a seconda di come inclina la 
testa. Queste chiazze rosee sembrano oscene a Coniglio, come la 
rosea, nuda idea che traspare sempre attraverso i discorsi di 
Harrison. Ciononostante, egli ricorda una sera che Harrison rientr 
in giuoco dopo aver perduto due denti a causa d'una gomitata, e si 
sforza di essere contento di rivederlo. Erano rimasti soltanto in 
cinque in campo quella volta e gli altri quattro, per quella volta, 
avevano dimostrato di essere unici al mondo.
 Ma sembra che sia passato molto tempo e ad ogni attimo, mentre 
Harrison se ne sta l a sorridere con una smorfia, sembra che ne sia 
passato ancora di pi. Harrison indossa un vestito estivo stretto di 
spalle, di qualche tessuto imitazione lino e il sentirsi penzolare 
accanto all'orecchio quel tessuto elegante e compiaciuto di s 
infastidisce Coniglio. Si sente assediato. Il problema : come si 
metteranno a sedere? Lui e Ruth si sono messi ai lati opposti del 
tavolino, e questo  stato lo sbaglio. Harrison si decide e si china 
per sedere accanto a Ruth, con una breve esitazione nel movimento che 
tradisce l'incidente toccatogli durante una partita di football e in 
seguito al quale zoppica. Ha rovinato l'effetto del bel vestito 
mettendosi una cravatta di lana nera come un terrone. Quando apre la 
bocca, i due denti falsi non sono esattamente uguali agli altri.
 "Bene, come va la vita per il vecchio campione?" dice. "Ho saputo 
che te la spassi." Gli occhi di lui sottolineano il senso delle 
parole sbirciando in tralice Ruth che siede l come una tonta, le 
mani incurvate intorno al daiquiri. Ha le nocche rosse a furia di 
lavare i piatti. Quando alza il bicchiere per bere, si vede il mento 
deformato attraverso il cristallo.
 Margaret si dimena al fianco di Coniglio. D in qualche modo la 
stessa impressione di Janice: di nervosismo. La presenza di lei 
nell'angolo sinistro della visuale di Coniglio  come uno scuro umido 
panno accostato a quel lato della sua faccia.
 "Dov' Tothero?" egli le domanda.
 "Chi?"
 Ruth ridacchia, accidenti a lei. Harrison china il capo verso Ruth, 
mostrando una chiazza rosea, e bisbiglia qualcosa. Le labbra di lei 
si arricciano in su in un sorriso;  proprio come quella sera nel 
ristorante cinese, qualsiasi cosa egli possa dire la diverte, solo 
che questa sera si tratta di Harrison e Coniglio siede di fronte a 
loro, accoppiato a questa donna che odia. E' sicuro che il bisbiglio 
di Harrison riguarda lui, "il vecchio campione". Non appena si sono 
trovati l in quattro,  apparso chiaro che il capro espiatorio 
sarebbe stato lui. Come Tothero quella sera.
 "Sa benissimo chi" dice a Margaret. "Tothero."
 "Il nostro vecchio allenatore, Harry!" grida Harrison, e si sporge 
oltre il tavolo per toccare le dita di Coniglio. "L'uomo che ci ha reso immortali!"
 Coniglio incurva le dita scostandole di un centimetro dalla mano di 
Harrison e Harrison, con una smorfia soddisfatta, si trae indietro, 
facendo slittare il palmo delle mani sul piano scivoloso del tavolo e 
producendo con l'attrito un cigolio viscido.
 "Che ha reso immortale me, vuoi dire" dice Coniglio. "Tu eri una nullit."
 "Una nullit. Sembra un po' forte. Sembra un po' forte, Harry, caro 
coniglietto. Vediamo di riportarci indietro nel tempo. Quando Tothero 
voleva fare un gioco forte contro qualcuno, a chi si rivolgeva? 
Quando voleva marcare bene e da vicino un tiratore formidabile come 
te, chi era il suo uomo?" Si d una manata sul petto. "Tu eri troppo 
delicato per sporcarti le mani. No, non toccavi mai nessuno, non  
vero? Non giocavi neppure a football, per farti rovinare un 
ginocchio, vero? Nossignore, se ne guardava bene, Harry l'uccellino; 
volava lui. Bastava passargli la palla e stare a guardarlo far centro."
 "La palla andava a segno, te ne sarai accorto."
 "A volte. A volte ci andava. Harry, ora non arricciare il naso. Non 
credere che non apprezziamo tutti la tua abilit." Da come muove le 
mani, fendendo l'aria e sollevandole con esperta reticenza, ricavando 
una silenziosa sinfonia di sarcasmo, di pazienza e di enfasi dal 
gioco dei palmi, Coniglio pensa che deve cianciare parecchio intorno 
a tavoli. Eppure ha un tremore nella voce; e, accorgendosi che 
Harrison ha paura di lui, Coniglio si disinteressa. Viene la 
cameriera - Harrison ordina bourbon puro per s e per Margaret e un 
altro daiquiri per Ruth - e Coniglio osserva il dorso della negra 
indietreggiare come se fosse la sola cosa reale al mondo; lo spesso, 
nodoso cordone della spina dorsale tra due cuscini blu-bruni di 
muscoli. Vuole che Ruth lo veda intento a guardare.
 Harrison sta perdendo la sua compostezza da commesso viaggiatore. 
"Ti ho mai raccontato quello che mi disse una volta Tothero di te? 
Ehi, asso, mi stai ascoltando?"
 "Che cosa ti disse Tothero?" Dio, quest'uomo  uno scocciatore di mezza et.
 "Mi disse: "Resti tra noi, Ronnie, ma io conto su di te per far 
fare scintille alla squadra. Harry non  un giocatore di squadra"."
 Coniglio abbassa gli occhi su Margaret e poi su Ruth. "Ora vi 
racconto quel che accadde realmente" dice loro. "Il vecchio Harrison, 
qui, and da Tothero e gli disse: "Ehi, sono proprio il tipo che fa 
sprizzare scintille, non  vero, allenatore? Sono proprio il tipo che 
anima il giuoco, eh? Non come quello sporco spaccone di Angstrom, 
eh?". E Tothero era probabilmente addormentato e non rispose, e cos 
Harrison vive il resto della sua esistenza pensando: "Perdinci, sono 
un vero eroe. Un autentico animatore del giuoco". In una squadra di 
pallacanestro, vedete, ogni volta che c' un tipo maldestro e 
rachitico che non  in grado di combinare niente, lo chiamano 
animatore del giuoco. Io non so dov' che lo possa animare il giuoco. 
Nella sua camera da letto, presumo." Ruth ride; Coniglio non  certo 
di aver desiderato che ridesse.
 "Questo non  vero." I palmi esercitati di Harrison guizzano pi 
rapidamente. "Me lo disse spontaneamente. E non era una novit del 
resto, per me; lo sapeva tutta la scuola."
 Ma guarda. Nessuno gliene ha mai parlato.
 Ruth dice: "Dio, non parliamo di pallacanestro. Ogni volta che esco 
con questo bastardo non si parla d'altro."
 Coniglio si domanda, il suo viso ha forse lasciato trasparire un 
dubbio, e lei dice questo per rassicurarlo? E' mai possibile che lo 
compatisca in qualche parte di s?
 Harrison pensa forse di essere stato pi brusco di quanto si addica 
alla soavit del suo eloquio da commesso viaggiatore. Prende una 
sigaretta e si toglie di tasca un accendino rivestito in pelle di 
serpente.
 Coniglio si volta verso Margaret - un certo che con cui il 
movimento gli dispone i nervi del collo fa squillare un campanello, 
gli fa credere di essersi voltato verso di lei in questo modo 
esattamente un milione di anni prima - e dice: "Non mi ha ancora risposto".
 "Al diavolo, non so dove si trovi. Credo che sia tornato a casa. 
Non si sentiva bene."
 "Una semplice indisposizione o  proprio..." la bocca di Harrison 
fa una cosa buffa, sorridendo e increspandosi al contempo, come se 
egli presentasse per la prima volta, con deferenza, ai suoi amici di 
campagna questo esempio di spirito alla Manhattan, e intanto si batte 
l'indice sulla tempia, per essere certo che essi "afferrino" 
"...malato, malato, malato?"
 "Tutte e due le cose" dice Margaret. Le passa sul viso un'ombra 
seria che sembra isolare lei e Harry, il quale la nota, dagli altri e 
ricondurli in quella strana sfera di milioni d'anni prima, che hanno 
abbandonato; uno strano rimorso trafigge Harry perch si trova l, 
anzich laggi, dove non  mai stato. Ruth e Harrison di fronte a 
loro, toccati dalla rosea luce a singhiozzo, sembrano spettri 
intravisti dal cuore della dannazione.
 "Cara Ruth" dice Harrison "come ti sono andate le cose? Mi preoccupo spesso per te."
 "Non stare a preoccuparti per me" ella dice, eppure sembra compiaciuta.
 La negra serve i liquori e Harrison posa l'accendino rivestito in 
pelle di serpente accanto al bicchiere, come per far capire che  in 
vendita. "Lo sapevi" domanda a Harry con un sorriso dolce, come se 
stesse chiacchierando con un bambino "che una volta Ruth ed io siamo 
andati insieme ad Atlantic City?"
 "C'era un'altra coppia" ella dice a Harry.
 "Una coppia disgustosa" dice Harrison. "Preferivano la squallida 
intimit del loro villino al sole dorato fuori di casa. Il maschio di 
questa coppia confid in seguito, con malcelato orgoglio, di aver 
raggiunto il piacere culminante dell'orgasmo per ben undici volte nel 
brevissimo periodo di trentasei ore."
 Margaret ride. "Davvero, Ronnie, a sentirti parlare a volte, si 
direbbe che tu abbia frequentato Harvard."
 "Princeton" egli la corregge. "Quella ch'io voglio dare  l'idea di 
Princeton. Harvard  in sospetto da queste parti."
 Coniglio volge lo sguardo verso Ruth per vedere se ella stia ancora 
dalla sua parte. Constata con sgomento che sta bevendo il secondo 
daiquiri e che ha gi bevuto il primo. Ruth ridacchia. "Lo spaventoso 
di quei due" dice " quello che facevano in automobile. Il povero 
Ronnie cercava di guidare in tutto quel traffico della notte di 
domenica e quando io mi voltavo indietro a un semaforo, Betsy aveva il vestito intorno al collo."
 "Non guidai sempre io" le dice Harrison. "Ricordi che finalmente 
riuscimmo a far guidare lui?" China il capo verso Ruth per averne la 
conferma e gli brilla il roseo cuoio capelluto.
 "Gi." Ruth guarda nel bicchiere e ridacchia di nuovo, forse al pensiero di Betsy nuda.
 Harrison osserva attento l'effetto che ha su Coniglio la 
conversazione. "Questo tipo" dice, nel tono pacato ma incalzante di 
chi stia proponendo un buon affare "aveva una teoria interessante. 
Riteneva" e la mano di Harrison afferra l'aria "che proprio nel 
momento, come dire?... culminante, si debba schiaffeggiare la 
compagna, il pi forte possibile, in pieno viso. Se si  nella 
posizione adatta. Altrimenti la si schiaffeggia dove capita."
 Coniglio batte le palpebre; non sa proprio come regolarsi con 
quell'individuo orribile. E in quell'attimo, in un batter d'occhio, 
mentre l'alcool gli si sta vaporizzando sotto le costole, sente di 
essere indifferente. Ride, ride di cuore. Possono andare tutti quanti 
all'inferno. "Be', e dei morsi che cosa ne pensava?"
 Il sorriso (ho-trovato-il-tuo-punto-debole, amico) di Harrison si 
irrigidisce. I riflessi di lui non sono abbastanza rapidi per 
adattarsi all'improvviso mutamento. "I morsi? Non lo so."
 "Be', non credo che ci abbia pensato molto. Un buon morso energico, 
non c' niente di meglio. Naturalmente, capisco che tu sia ostacolato da quei due denti falsi."
 "Hai due denti falsi, Ronnie?" esclama Margaret. "Come  interessante! Non me lo avevi mai detto."
 "Certo che li ha" le dice Coniglio. "Non avr creduto, per caso, 
che quei due tasti di pianoforte fossero suoi, vero? Non combaciano neppure con gli altri."
 Harrison stringe le labbra, ma non pu permettersi di rinunciare al 
sorriso forzato che gli tende nettamente il viso. E lo intralcia anche nel parlare.
 "Bene, c'era quella casa che frequentavamo nel Texas" dice Coniglio 
"dove si trovava una ragazza il cui didietro era stato morsicato cos 
spesso da sembrare un vecchio pezzo di cartone. Sapete, un pezzo di 
cartone dopo che  rimasto all'aperto sotto la pioggia. E non faceva 
altro. Per il resto era vergine." Guarda intorno a s gli ascoltatori 
e Ruth scuote la testa in modo appena percettibile, una scossettina 
appena, come per dire: "No, Coniglio" e la cosa sembra infinitamente 
triste, tanto triste che una pellicola di sabbia gli discende sullo spirito e lo imbavaglia.
 Harrison dice: "E' come la storiella di quella prostituta che aveva 
la pi grossa... ah... non volete sentirla, vero?"
 "Certo. Va' avanti" dice Ruth.
 "Bene, un tale, vedete, la stava lavorando e perde, ehm, il suo 
aggeggio." La faccia di Harrison si muove nella luce mutevole. Le 
mani di lui incominciano a spiegare. Coniglio pensa che il poveretto 
deve darsi da fare in questo modo almeno cinque volte al giorno. Si 
domanda che cosa venda; idee, suppone; niente di tangibile come lo 
sbucciatore Magisbuccia. "...dentro fino al gomito, fino alla spalla, 
poi ci schiaffa tutta la testa e il torace e incomincia a strisciare 
in questa galleria..." Caro Magisbuccia, pensa Coniglio, gli par 
quasi di sentirne uno in mano. Il manico era di tre colori diversi, 
turchese, scarlatto e oro. E il bello  che funzionava davvero come 
dicevano, toglieva sul serio la buccia dalle rape e via dicendo, con 
una precisione e una rapidit... "...incontra quest'altro tipo e gli 
domanda: "Ehi, hai visto..."." Ruth siede l rassegnata e, 
inorridito, egli ritiene che per lei sia tutto lo stesso, non c' 
alcuna differenza tra Harrison e lui, ma d'altro canto, esiste poi 
davvero una differenza? L'intero locale si mescola e si impasta, 
rosso come l'interno di uno stomaco in cui vengano digeriti tutti 
quanti. "E l'altro individuo dice: "Per l'inferno, tre settimane sono 
rimasto qua dentro a cercare la mia motocicletta!"."
 Harrison, in attesa di unirsi alle risate, alza gli occhi 
silenzioso. Non  riuscito a far centro. "E' troppo fantastica" dice Margaret.
 La pelle di Coniglio  madida di sudore sotto i vestiti; questo 
rende gelida la corrente d'aria dalla porta che si apre alle sue 
spalle. Harrison gli dice: "Ehi, non  tua sorella quella l?".
 Ruth alza gli occhi dal bicchiere. "E' lei?" Coniglio non risponde 
ed ella dice: "Hanno lo stesso aspetto equino".
 A Coniglio  bastato uno sguardo. Per fortuna Miriam e il suo 
accompagnatore si inoltrano nel locale, passando accanto al loro 
tavolo, e si soffermano cercando con gli occhi un spar libero. Il 
locale  a forma di cuneo e si allarga dopo l'ingresso. Il bar si 
trova nel mezzo e a ciascun lato v' una fila di spar. La giovane 
coppia si dirige verso il lato opposto. Mim porta vistose scarpette 
bianche dai tacchi altissimi. Il giovanotto che l'accompagna ha 
capelli biondi lanuginosi tagliati corti appena quanto basta per 
pettinarli, e un viso consapevolmente abbronzato, un'abbronzatura che 
sembra in qualche modo acquistata. Sono stato al Sud, quest'inverno, par dire.
 "E' sua sorella, quella?" dice Margaret. "Graziosa. Dovete 
somigliare l'uno alla madre e l'altro al padre."
 "Com' che la conosci?" domanda Coniglio a Harrison.
 "Oh..." Lui fa un cenno diffidente con la mano, come se le punte 
delle dita scivolassero su una striatura di grasso nell'aria. "La si vede in giro."
 L'istinto di Coniglio  stato a tutta prima di irrigidirsi, ma questa insinuazione di Harrison, ch'ella sia una donna da marciapiede, lo induce ad alzarsi, a farsi avanti sul pavimento di piastrelle arancione e a girare intorno al banco del bar.
 "Mim."
 "Oh. Ciao."
 "Che cosa stai facendo qui?"
 Ella dice al ragazzo che l'accompagna: "Questo  mio fratello. 
Salta fuori dal nulla".
 "Salve, fratellone." A Coniglio non garba che il ragazzo dica 
questo e non gli piace il modo come siede all'interno del spar con 
Mim all'esterno al posto dell'uomo. Non gli va a genio l'intero 
aspetto della faccenda, che Mim lo vada ostentando per la citt. Il 
ragazzo indossa una giacchetta di cotone a righe con una cravatta 
esigua e ha un'aria molto ingenua, scialba, da liceale. Ha le labbra 
troppo spesse. Mim non lo presenta.
 "Harry, pa' e ma' non fanno che litigare a causa tua."
 "Be', se sapessero che ti trovi in un locale come questo, avrebbero 
qualche altro argomento di cui parlare."
 "Non  poi tanto male, per questo quartiere."
 "E' equivoco. Perch tu e il piccolo non ve ne andate?"
 "Ehi, dico. Chi  che l'accompagna?" fa il ragazzo, ingobbendo le 
spalle e facendo sporgere ancor pi tumide le labbra.
 Harry allunga la mano, aggancia con il dito la cravatta a strisce 
del ragazzo, e la fa scattare in alto. La cravatta salta su, colpisce 
la bocca tumida e fa s che il viso leccato divenga lievemente 
attonito. Il ragazzo fa per alzarsi e Coniglio gli mette la mano sul 
cocuzzolo della testa piccola e stretta, lo risospinge gi, e si 
allontana sentendo ancora sulle dita la durezza di quella testa. Alle 
sue spalle ode il suono pi dolce che abbia udito quella sera, sua 
sorella che chiama "Harry".
 Ha le orecchie cos buone che, nel girare intorno al banco del bar, 
sente il piccolo spiegarle, con una voce resa rauca dalla 
vigliaccheria: "E' innamorato di te".
 Arrivato al suo tavolo dice: "Vieni via, Ruth. Andiamocene".
 Ella protesta: "Sto bene qui".
 "Andiamo."
 Ruth si volta per prendere le sue cose e Harrison, dopo essersi 
guardato intorno dubbioso, esce dal spar per lasciarla alzare. 
Rimane l in piedi accanto a Coniglio e Coniglio, impulsivamente, 
mette la mano sulla spalla non imbottita dello pseudo-Princeton di 
Ronnie. In confronto al ragazzetto di Mim gli  simpatico. "Hai 
ragione, Ronnie" gli dice "eri un vero animatore del giuoco." La 
frase gli esce velenosa dalle labbra, ma le sue intenzioni erano 
buone, per amore della vecchia squadra.
 Harrison, troppo lento per accorgersi che dice sul serio, gli 
scosta la mano e dice: "Quand' che crescerai?". E' stato il 
raccontare quella storiella sporca a fargli perdere le staffe.
 Fuori, sui gradini caldi d'estate del locale, Coniglio si mette a 
ridere. "A cercarci la mia motocicletta" dice, e non si trattiene pi 
"ah-haaa-ha-ha-haaa" sotto l'insegna al neon.
 Ruth non  in vena e non trova divertente la cosa. "Ah, be', sei 
proprio picchiato" dice.
 Il fatto che sia troppo stupida per capire quanto lui  furibondo 
in realt, lo esaspera. Il modo ch'ella ha avuto di scuotere la testa 
dicendogli "No" quando stava volgendo la cosa in ridere lo irrita; la 
sua mente torna ancora e ancora a quel momento e ogni volta vi urta. E' 
furente per tante di quelle cose che non sa da dove cominciare; una 
sola cosa  chiara, vuole maltrattarla.
 "Sicch, tu e quel bastardo siete andati insieme ad Atlantic City."
 "Perch sarebbe un bastardo?"
 "Oh, no. Lui non lo , lo sono io."
 "Non ho detto che tu lo fossi."
 "S che lo hai detto. Proprio l dentro lo hai detto."
 "Era solo un modo di dire. Un'espressione affettuosa, anche se non 
so perch."
 "Non lo sai."
 "No, non lo so. Vedi entrare tua sorella con un amico e te la fai 
sotto, in pratica."
 "L'hai visto quel poco di buono che era con lei?"
 "Che cosa aveva?" domanda Ruth. "Sembrava a posto."
 "A te sembrano tutti a posto, non  vero?"
 "Be', non vedo per quale ragione tu debba impancarti a giudice 
supremo."
 "Eh gi, chiunque abbia un po' di pelo sotto le ascelle ti sembra a 
posto."
 Stanno risalendo la Warren Avenue. Il loro appartamento si trova a 
sette isolati di distanza. La gente siede sugli scalini delle case 
nella notte tiepida; pertanto la conversazione si svolge in pubblico 
ed essi si sforzano di parlare a bassa voce.
 "Figliolo, e ti riduci in questo modo solo per aver visto tua 
sorella, mi fa piacere che non ci siamo sposati."
 "Che c'entra questo, adesso?"
 "Che c'entra cosa?"
 "Il matrimonio."
 "Fosti tu, non te ne ricordi, la prima notte, a continuare a 
parlarne, e mi baciasti l'anello che avevo al dito."
 "Bella notte fu quella."
 "Benissimo, allora."
 "Benissimo allora un corno." Coniglio sente di essere stato posto 
con le spalle al muro e di non poterla maltrattare senza rinunciare 
del tutto a lei, senza cancellare le cose piacevoli. Ma la colpa  
sua che lo ha portato in quel locale fetente. "Sei andata a letto con 
Harrison, no?"
 "Suppongo di s. Certo."
 "Supponi di s. Non lo sai?"
 "Ho detto certo."
 "E con quanti altri?"
 "Non lo so."
 "Un centinaio?"
 "E' una domanda insulsa."
 "Perch insulsa?"
 "E' come domandare quante volte uno  andato al cinema."
 "Per te  pressappoco la stessa cosa, vero?"
 "No, non  la stessa cosa, ma non vedo che importanza abbia. Lo 
sapevi quello che ero."
 "Non sono sicuro di saperlo. Facevi proprio la vita?"
 "Accettavo un po' di soldi, te l'ho detto. Avevo qualche amico 
quando lavoravo come stenografa, e loro avevano altri amici, e 
perdetti l'impiego forse per le chiacchiere, non saprei, e alcuni 
uomini pi anziani riuscirono a sapere il mio numero di telefono, 
forse per mezzo di Margaret, chiss. Senti. E' roba passata. Se si 
tratta di non essere per bene o qualcosa di simile, moltissime donne 
sposate hanno dovuto prenderlo pi spesso di me."
 "Hai posato per fotografie?"
 "Vuoi dire quelle fotografie per i liceali? No."
 "Hai fatto certi servizi agli uomini?"
 "Senti, forse faremmo bene a dirci addio." Mentre pensa a questo il 
mento le si ammorbidisce e gli occhi le bruciano e lo odia troppo per 
poter condividere con lui il suo segreto. Il segreto dentro di lei 
sembra non avere alcun rapporto con quest'uomo, con questo grosso 
corpo che le cammina accanto sotto i lampioni, avido come un 
fantasma, ansioso di sentire parole che lo mandino in bestia. Questo 
 il guaio degli uomini, l'importanza che attribuiscono alla bocca. 
Coniglio le sembra un altro uomo, con questa differenza: nella sua 
ignoranza l'ha legata a s e lei non pu pi lasciarlo.
 Con degradante gratitudine lo ode dire: "No, non voglio che ci 
diciamo addio. Voglio solo che tu risponda alla mia domanda."
 "La risposta alla tua domanda  s."
 "A Harrison?"
 "Perch ti importa tanto di Harrison?"
 "Perch  un fetente. E se tu non fai nessuna differenza tra lui e 
me, allora sono un fetente anch'io."
 In quel momento, ella non fa alcuna differenza tra loro - anzi, 
preferirebbe Harrison, tanto per cambiare, e solo perch lui non 
pretende a tutti i costi di essere il pi grande uomo mai vissuto - 
ma mente: "Non sei affatto la stessa cosa per me. Non appartieni alla 
stessa categoria".
 "Be', ho provato una sensazione molto strana sedendo davanti a voi 
due in quel ristorante. Cos' che facevi con lui?"
 "Oh, non saprei, che cosa si fa di solito? Si fa all'amore, si 
cerca di essere vicini a qualcuno."
 "Be', faresti a me tutto quello che facevi a lui?"
 Queste parole hanno un effetto curioso sulla sua pelle, la fanno 
contrarre, in modo che ella ci si sente schiacciata e oppressa 
dentro. "Se vuoi." Dopo essere stata una moglie, la pelle le si 
contrae.
 Il sollievo di lui  fanciullesco; gli incisivi gli balenano 
allegramente. "Solo una volta" promette. "Sul serio. Non te lo 
chieder mai pi." Cerca di cingerla con il braccio alla vita, ma lei 
lo respinge. La sua sola speranza  che non stiano parlando della 
stessa cosa.
 Su in casa, egli le domanda lamentoso: "Allora, lo farai?".
 Ruth  colpita dell'inettitudine del suo atteggiamento; 
nell'oscurit della casa, alla quale i suoi occhi non si sono ancora 
abituati, egli sembra un vestito appeso al pomo largo e bianco della 
faccia.
 Gli domanda: "Sei sicuro che stiamo parlando della stessa cosa?".
 "Secondo te di che cosa stiamo parlando?" E' troppo schizzinoso per 
pronunciare certe parole.
 Ruth glielo dice.
 "Esatto" dice lui.
 "A sangue freddo. Vuoi proprio questo."
 "Ah, ah. E' una cosa tanto tremenda per te?"
 Questo barlume del suo buon coniglietto la rende pi audace. "Posso 
domandarti che cosa ho fatto?"
 "Non mi  piaciuto come ti sei comportata stasera."
 "Come mi sono comportata?"
 "Come quella che eri."
 "Non ne avevo l'intenzione."
 "Fa lo stesso. Ti ho veduta cos questa sera e ho sentito un muro 
tra noi, e questo  l'unico modo di abbatterlo."
 "Sei molto furbo. Vuoi farlo e basta, ecco tutto." Vorrebbe 
picchiarlo, vorrebbe dirgli di andarsene. Ma  troppo tardi.
 Egli ripete: "E' una cosa tanto tremenda per te?".
 "Be', lo  perch tu pensi che lo sia."
 "Forse non lo penso."
 "Senti, ti ho voluto bene."
 "E io ho voluto bene a te."
 "E adesso?"
 "Non lo so. Desidero ancora volertene."
 Ecco di nuovo quelle dannate lacrime, adesso. Ruth cerca di 
pronunciare in fretta le parole, prima che la voce le si incrini. "E' 
bello da parte tua. E' eroico."
 "Non fare la spiritosa. Ascolta. Questa sera ti sei messa contro di 
me. Ho bisogno di vederti in ginocchio."
 "Se si tratta solo di questo..."
 "No. Non si tratta solo di questo."
 I due liquori forti sono stati un esperimento mal riuscito; Ruth 
vuole andare a dormire e la lingua le sa di acido. Sente nel ventre 
la necessit di trattenere Harry e si domanda: Non lo spaventer 
questo? Non mi uccider in lui?
 "Se lo facessi, che cosa dimostrerebbe?"
 "Dimostrerebbe che mi appartieni."
 "Devo spogliarmi?"
 "Certo." Si spoglia in fretta e con destrezza a sua volta e rimane 
in piedi accanto alla parete opaca nel suo corpo brillante. Si china 
goffamente, e alza una mano e se la porta alla spalla, non sapendo 
che farsene. Tutta la sua timida posa ha queste ali di tensione, come 
se fosse un angelo in attesa d'una parola. Sfilandosi le ultime cose 
che le rimangono indosso, ella ha le mani gelide contro i fianchi. In 
quest'ultimo mese ha sempre avuto freddo, come se la temperatura del 
suo corpo si fosse divisa o qualcosa di simile. Nella luce crescente 
egli si sposta appena. Ruth chiude gli occhi e dice a se stessa: "Non sono brutti. No".
...
.
...
 La signora Springer ha telefonato al Rettorato poco dopo le otto. 
La signora Eccles le ha detto che Jack ha accompagnato la squadra 
giovanile di baseball a una partita che si svolge a ventiquattro 
chilometri da Mount Judge; non sa a che ora torner a casa. Il panico 
della signora Springer si  comunicato attraverso il filo e Lucy ha 
trascorso quasi due ore formando numeri nel tentativo di raggiungere 
il marito. Si  fatto buio. Finalmente  riuscita a parlare con il 
pastore della chiesa con la cui squadra dovevano giocare i ragazzi ed 
egli le ha detto che la partita  finita gi da un'ora. L'oscurit, 
fuori, si  infittita; il davanzale della finestra sul quale si trova 
il telefono  divenuto un cereo specchio striato in cui ella pu 
vedere se stessa, con i capelli sciolti in parte, chinarsi avanti e 
indietro tra la rubrica degli indirizzi e l'apparecchio telefonico. 
Joyce, udendo il continuo ticchettio del disco,  discesa e si  
appoggiata alla madre. Per tre volte Lucy l'ha riportata di sopra a 
letto e per due volte la bambina  ridiscesa ed ha appoggiato il 
proprio umido peso alle gambe della madre in un silenzio spaventato. 
L'intera casa, le stanze che, una di fila all'altra, circondano con 
la loro oscurit l'isoletta di luce intorno al telefono, si sono 
colmate di minaccia e quando, la terza volta, Joyce non  pi scesa 
dal letto, Lucy si  sentita colpevole e abbandonata al contempo, 
come se avesse venduto alle ombre la sua sola alleata. Ha formato il 
numero di tutti i casi non risolti della parrocchia che le sono 
venuti in mente, ha provato a chiamare i fabbricieri, il segretario 
della chiesa, i tre presidenti del comitato per la raccolta dei 
fondi, e persino l'organista, un professore di pianoforte che abita a Brewer.
 La lancetta delle ore si  spostata al di l delle dieci; la cosa 
incomincia a diventare imbarazzante. Sembrerebbe che sia stata 
abbandonata. E il fatto che suo marito sembri non trovarsi in nessun 
posto la spaventa, infatti. Prepara il caff e piange calde lacrime, 
in cucina. Come si  cacciata in simile situazione? Che cosa ce l'ha 
portata? L'allegria di Jack, era sempre tanto allegro. Avendolo 
conosciuto in seminario, non si sarebbe mai potuto credere che 
avrebbe preso tutto cos sul serio; lui e i suoi amici seduti nelle 
vecchie stanze percorse da correnti d'aria, con le pareti rivestite 
da bei volumi blu di esegesi, facevano s che tutto sembrasse uno 
scherzo elegante. Ella ricorda di aver giocato con loro in una 
partita di softball, gli Attanasi contro gli Ariani. Ed ora 
l'allegria di Jack non  pi per lei,  andata tutta ad altre 
persone, a questa tetra, grigia, intangibile parrocchia, la sua 
avversaria. Oh, come le odia, tutte quelle vedove tenaci, strambe, 
tremule, come odia tutti quei giovani che parlano soltanto di Cristo; 
l'unica cosa buona, se comandassero i russi,  che distruggerebbero 
la religione. La religione sarebbe dovuta sparire gi da cent'anni. O 
forse no, forse la mente degli uomini ne ha bisogno, ma dovrebbe 
occuparsene qualcun altro. Su Jack ha pesato cos lugubremente. A 
volte ella lo compatisce e, bruscamente, questa  una delle volte.
 Quando egli torna, alle undici meno un quarto, risulta che  
rimasto in un drugstore a chiacchierare con un gruppo dei suoi 
adolescenti; i ragazzetti idioti gli raccontano ogni cosa fumando 
tutti come ciminiere, per cui egli torna a casa stupidamente 
titillato da "sin dove" si pu "arrivare" durante gli appuntamenti, amando ugualmente Ges.
 Eccles si accorge subito ch'ella  furente. Aveva trascorso ore 
troppo piacevoli nel drugstore. Gli piacciono i giovani; prendono 
tanto sul serio la loro fede e non la sentono pesare.
 Lucy gli comunica la notizia considerandola un rimprovero 
sufficiente, ma non ha successo; poich, senza quasi degnarsi di 
pensare alla serata tremenda ch'ella ha implicitamente trascorso, 
Jack si precipita al telefono.
 Si toglie di tasca il portafoglio e, tra la patente di guida e la 
tessera della biblioteca pubblica, trova il numero telefonico che ha 
tenuto in serbo, la chiave che pu girare una sola volta nella 
serratura. Si domanda, formandolo, se sar quello giusto, se non sia 
stato uno sciocco a poggiare l'intero peso della situazione sulla 
parola della giovane signora Fosnacht, con gli occhiali da sole a 
specchio che forse si burlavano di lui. Il lontano telefono squilla 
pi volte, come se l'elettricit, quel topolino ammaestrato in modo 
stupefacente, avesse corso lungo chilometri di filo solo per 
rosicchiare, al termine del suo tragitto, una impenetrabile lastra di 
metallo. Prega, ma  una cattiva preghiera, una preghiera dubbiosa; 
non riesce a sovrapporre Dio alle complicazioni della corrente 
elettrica. Riconosce loro leggi inviolabili. La speranza si  
dileguata, egli insiste nell'attesa solo per una sorta di 
intontimento, quando a un tratto gli squilli che rosicchiano cessano, 
il metallo si solleva, e un aperto varco, un'impressione di luce e 
d'aria si ingolfano nei fili e giungono all'orecchio di Eccles.
 "Pronto." Una voce d'uomo, ma non quella di Harry. E' pi greve e 
pi brutale di quella del suo amico.
 "C' l Harry Angstrom?" Gli occhiali da sole si burlano del suo cuore stretto; non  quello il numero.
 "Chi parla?"
 "Sono Jack Eccles."
 "Oh. Salve."
 "E' lei, Harry? Non mi sembrava la sua voce. Stava dormendo?"
 "In un certo senso."
 "Harry, sua moglie ha incominciato ad avere le doglie. Sua suocera 
ha telefonato qui verso le otto, ma io sono rientrato in questo 
momento." Eccles chiude gli occhi; nell'oscuro, turbato silenzio 
sente che il suo sacerdozio, somma e sostanza, viene giudicato.
 "S" alita l'altro nell'angolo estremo delle tenebre. "Suppongo che 
dovrei andare da lei."
 "Vorrei che ci andasse."
 "Credo di doverci andare. Voglio dire che  anche mio."
 "Precisamente. Ci troveremo l. E' la clinica di San Giuseppe, a 
Brewer. Sa dove si trova?"
 "S, certo. Ci arrivo a piedi in dieci minuti."
 "Vuole che passi a prenderla con la macchina?"
 "No, vado a piedi."
 "D'accordo. Se preferisce cos. Harry?"
 "Eh?"
 "Sono molto fiero di lei."
 "Gi. Okay. A pi tardi."
...
.
...
 E' stato come se Eccles si fosse proteso verso di lui sbucando 
fuori dal terreno. La voce aveva un suono metallico. La camera da 
letto di Ruth  in penombra; il lampione, dalla strada, come una luna 
bassa, proietta ombre sui piani interni della poltrona, sul letto 
appesantito, sulle coltri in disordine ch'egli ha gettato indietro 
quando pareva che il telefono non avrebbe mai smesso di squillare. La 
brillante finestra rosa della chiesa di fronte  ancora illuminata: 
tinte purpuree, rosse, turchine, dorate, come le note di campane 
diverse. Il suo corpo, tutta la sua struttura di nervi e di ossa, 
freme, come se campanellini appesi dappertutto sulla pelle argentea 
si scuotessero. Si domanda se abbia dormito e per quanto tempo, dieci 
minuti o cinque ore. Trova la biancheria e i calzoni drappeggiati su 
una sedia e brancola alle prese con essi; non soltanto le sue dita, 
ma la sua stessa visuale tremano nell'oscurit luminosa. La camicia 
bianca sembra strisciare, come un groviglio di lucciole nell'erba. 
Egli esita un attimo prima di affondare le dita nel nido, che al 
contatto risulta essere tessuto innocuo, morto. Tenendola in mano porta la camicia fino al letto cupo, carico.
 "Ehi. Piccola."
 Il lungo monticello sotto le coperte non risponde. Solo la cima dei 
capelli di Ruth sporge fuori del cuscino. Egli non la sente addormentata.
 "Ehi. Devo uscire."
 Nessuna risposta. Nessun movimento. Se non dormiva, ha udito tutto 
quel che lui ha detto al telefono, ma che cosa ha detto? Non ricorda 
nulla se non quella sensazione di essere raggiunto. Ruth giace greve 
e silenziosa, con il corpo nascosto. La notte  calda abbastanza 
perch si possa dormire soltanto con il lenzuolo, ma ella ha messo 
una coperta sul letto dicendo che aveva freddo. E' stata pressappoco 
la sola cosa che abbia detto. Non avrebbe dovuto costringerla a 
farlo. Non sa perch l'abbia fatto, sa soltanto che in quel momento 
sembrava giusto. Ha pensato che avrebbe potuto piacerle, o almeno che 
avrebbe potuto farle piacere, l'umiliazione. Se non voleva, se le 
dava la nausea, perch non ha detto di no, come lui quasi sperava che 
facesse? Ha seguitato a toccarle le guance con la punta delle dita. 
Ha continuato a volerla rialzare e stringere a s, ringraziandola 
cos con semplicit, e dirle: "Basta, sei di nuovo mia" ma, chiss 
perch, non  riuscito a decidersi a fermare la cosa e ha continuato 
a pensare: "ancora un momento solo", finch  stato troppo tardi, era 
finito. E con la fine si  dileguata all'istante quella strana, 
fluttuante sensazione di superbo orgoglio. Ne ha preso il posto, 
rapida, la vergogna.
 "Mia moglie sta avendo il bambino. Devo andare ad assisterla credo. 
Torner tra un paio d'ore. Ti amo."
 Il corpo sotto le coperte e la ricciuta mezzaluna di capelli che fa 
capolino dietro l'orlo del lenzuolo continuano a non muoversi. 
Coniglio  certissimo ch'ella non sia addormentata, e pensa: "L'ho 
uccisa". E' ridicolo, una cosa come quella non pu averla uccisa, non 
ha nulla a che vedere con la morte; ma il pensiero lo paralizza, gli 
impedisce di farsi avanti a toccarla e a costringerla a dargli ascolto.
 "Ruth, devo andare solo per questa volta,  il mio bambino quello 
che lei sta avendo, ed  cos stupida che non credo possa cavarsela 
da sola. Al nostro primo bambino ebbe un parto difficilissimo. Le devo questo come minimo."
 Forse non  il modo migliore di dirlo, ma sta sforzandosi di 
spiegare e il silenzio di lei lo spaventa e incomincia a irritarlo.
 "Ruth, ehi. Se non dici niente non torno. Ruth."
 Ella giace nel letto come un animale morto o come la vittima di un 
incidente automobilistico quando la coprono con un telo impermeabile. 
Coniglio sente che se si avvicinasse e la sollevasse Ruth tornerebbe 
in vita ma non gli piace essere abbindolato ed  furente. Infila la 
camicia e non si d la pena di mettersi una cravatta e la giacca; 
tuttavia sembra che gli occorra un'eternit per infilare i calzini. 
Ha le piante dei piedi attaccaticce.
...
.
...
 Quando la porta si chiude, il sapore d'acqua di mare nella bocca di 
lei  deglutito dal dolore gonfio che le sale in gola soffocante al 
punto da costringerla a drizzarsi a sedere per respirare. Lacrime le 
scivolano dagli occhi ciechi e le fanno sapere di salso gli angoli 
della bocca mentre le nude pareti della stanza divengono reali e poi 
dense. E' come quando aveva quattordici anni e il mondo intero alberi 
sole stelle sarebbe tornato al suo posto se solo fosse riuscita a 
dimagrire di dieci chili solo di dieci chili che differenza avrebbe 
fatto per Dio che dava forma a tutti i fiori dei campi? Ma adesso non 
 ch'ella chieda qualcosa sono superstizioni lo sa desidera soltanto 
quel che aveva un minuto prima lui nella stanza lui che quando era 
buono poteva tramutarla in un fiore poteva spogliarla della carne e 
tramutarla in aria profumata. Dolce Ruth la chiamava e se solo avesse 
detto "dolce" parlandole lei gli avrebbe risposto e lui si troverebbe 
ancora tra quelle quattro pareti. No. Sin dalla prima notte aveva 
saputo che sua moglie avrebbe vinto non ci si stacca dalla moglie e 
in ogni modo si sente proprio male: la voglia di vomitare la invade 
come un'ondata trascinando via ogni altra eccessiva preoccupazione. 
Va nel gabinetto e si inginocchia sulle piastrelle e contempla il 
fermo ovale d'acqua nella tazza come se quell'acqua potesse rimediare 
a qualcosa. Non pensa che deve vomitare ma rimane l ugualmente 
perch le fa piacere, il braccio nudo posato sul gelido orlo di 
porcellana, e si abitua alla minaccia nello stomaco che non si 
dissolve, che rimane in lei, per cui nel suo stato di debolezza 
finisce con il pensare che questa cosa che le sta dando la nausea sia una sorta di amica.
...
.
...
 Egli corre per quasi tutto il tragitto fino alla clinica. Fino al 
primo isolato di Summer Street, poi gi per la Youngquist, una via 
che corre parallela a nord della Weiser, una strada di caseggiati di 
mattoni nella quale rimangono alcune botteghe, sgabuzzini in cui si 
riparano scarpe e che sanno furtivamente di cuoio, buie pasticcerie, 
agenzie di assicurazione con fotografie dei danni del tornado in 
vetrina, agenzie immobiliari con scritte in oro, una libreria. Con un 
antiquato cavalcavia di legno Youngquist Street supera i binari della 
linea ferroviaria che scivolano tra muri di pietre annerite morbidi 
di fuliggine simile a muschio attraversando il centro della citt, 
fili di metallo affondati in basso in un'oscurit simile a un fiume 
riflettendo strette sfumature rosee di tramonto dalle insegne al neon 
delle bettole di Railway Street. Musica s'alza in lui. Le assi 
massicce del vecchio ponte, nero-lucenti di fumo di locomotiva, 
rombano sotto i suoi passi. Essendo cresciuto in un piccolo centro, 
egli ha sempre avuto paura di essere accoltellato nei quartieri 
equivoci della citt. Corre pi in fretta; il marciapiede si allarga, 
incominciano i contatori di parcheggio e di fronte al vecchio palazzo 
dell'Associazione dei giovani cristiani c' un nuovo parcheggio. Egli 
taglia per il vicolo tra l'Associazione e una chiesa d'arenaria le 
cui vetrate a colori mostrano alla strada il rovescio di scene 
bibliche. Non riesce a veder bene che cosa stiano facendo quelle 
figure. Da un'alta finestra del palazzo dell'Associazione gli 
giungono i colpi secchi d'una partita a biliardo, per il resto, 
l'ampio lato dell'edificio  silenzioso. Attraverso la porta laterale 
di cristallo vede un vecchio negro scopare in una luce verde da 
acquario. Ora ha sotto i piedi i semi polposi di un albero. Le sue 
foglie tropicalmente sottili sono nere punte sullo sfondo del cielo 
scuro e giallastro. Un albero importato dalla Cina o dal Brasile o da 
chiss dove se resiste alla fuliggine e al fumo. Il parcheggio della 
clinica di San Giuseppe  un quadrato d'asfalto a strisce lungo i cui 
lati si allineano questi alberi cittadini; e sopra le loro cime, in 
questo crudo aperto spazio, egli scorge la luna e per un attimo sosta 
in comunione con il suo volto luttuoso, si ferma irrigidito sulla 
propria piccola ombra scribacchiata sull'asfalto per guardare lass 
la pietra celestiale che rispecchia con metallica luminosit la 
pietra salitagli nella pelle ardente. "Fa' che tutto vada bene" prega 
rivolto ad essa, ed entra passando per l'ingresso posteriore.
 Percorre un corridoio dal pavimento di linoleum, profumato di 
etere, fino alla scrivania del vestibolo. "Angstrom" dice alla suora 
dietro la macchina per scrivere. "Credo che mia moglie sia stata ricoverata qui."
 Il viso grassoccio della suora  orlato, come un pasticcino nella 
carta a pieghe, da lino a smerli. Ella controlla le schede e dice 
"S" e sorride. I piccoli occhiali a stanghetta le stanno appollaiati 
lontano dagli occhi sulle pieghe di grasso alla sommit delle gote. 
"Pu aspettare laggi." Gli indica la direzione con una penna a sfera 
rosa. L'altra mano di lei rimane immobile accanto alla macchina per 
scrivere su un rosario di chicchi neri simile alla collana di perle 
lavorata a Giava ch'egli ha regalato una volta a Janice per Natale. 
Coniglio rimane l fissandola, aspettando di sentirsi dire: "E' qui 
da ore, lei dov'era?". Non pu credere ch'ella si limiti ad 
accettarlo. Mentre la fissa, quella mano bianca senza nervi che non 
ha mai veduto il sole, fa scivolare sul grembo il nero rosario dal piano della scrivania.
 Nell'angolo del vestibolo che serve da sala d'aspetto si trovano 
altri due uomini. Questo  il vestibolo principale; gente entra ed 
esce. Coniglio si mette su una poltrona di finto cuoio dai braccioli 
d'ottone e immagina di essere in un posto di polizia e pensa che gli 
altri due uomini siano i poliziotti dai quali  stato tratto in 
arresto. Nel suo nervosismo prende una rivista dal tavolino. E' una 
rivista cattolica dello stesso formato di Selezione. Tenta di leggere 
un articolo su un certo avvocato inglese al quale premeva tanto 
stabilire quanto fu legalmente ingiusto da parte di Enrico Viii 
confiscare la propriet dei monasteri, che si  convertito alla 
religione cattolica e si  poi fatto monaco. I due uomini bisbigliano 
tra loro; uno dei due  forse il padre dell'altro. Il pi giovane 
seguita a torcersi le mani e ad annuire a quello che bisbiglia l'anziano.
 Entra Eccles, ammiccando, con un'aria sparuta nel colletto 
clericale. Saluta la suora dietro la scrivania chiamandola per nome, 
suor Bernarda. Coniglio si alza su caviglie d'aria ed Eccles si 
avvicina con quel cipiglio familiare tra le sopracciglia indurite 
dalla luce dell'ospedale. Ha la fronte incisa in porpora. Si  fatto 
tagliare i capelli proprio quel giorno; quando si volta, il cranio di 
lui, con i piani rasi sopra le orecchie, splende come le penne 
azzurre sulla gola di un piccione.
 Coniglio domanda: "Janice sa che sono qui?". Non avrebbe mai 
creduto che anche lui si sarebbe messo a bisbigliare. Odia il tono di panico della propria voce.
 "Far in modo che glielo dicano se ancora non  stata addormentata" 
dice Eccles con una voce alta che fa alzare gli occhi agli uomini 
bisbiglianti. Si avvicina a suor Bernarda. La suora sembra felice di 
chiacchierare e ridono entrambi, Eccles con quello sghignazzare 
stupito che Coniglio conosce bene e suor Bernarda con note flautate 
pure e fanciullesche di donna grassa che le scaturiscono dalla gola 
lievemente tenuta indietro, curvata dalla struttura di rigide pieghe 
intorno al viso. Quando Eccles si allontana, alza il ricevitore del 
telefono accanto al proprio gomito avvolto in pieghe ampie.
 Eccles torna indietro, lo scruta in viso, sospira e gli offre una 
sigaretta. L'effetto  in qualche modo quello di un'ostia di 
pentimento, e Coniglio l'accetta. La prima boccata di fumo, dopo 
tanti mesi di astinenza, gli scardina i muscoli, ed  costretto a 
mettersi a sedere. Eccles prende una sedia non imbottita l accanto e 
non tenta affatto di conversare. Lontano dal campo di golf, a 
Coniglio non viene in mente niente da dire e, spostando goffamente la 
sigaretta fumante nella mano sinistra, egli prende sul tavolino 
un'altra rivista accertandosi che non sia religiosa, The Saturday 
Evening Post. L'apre ad un articolo in cui l'autore che, a giudicare 
dalla fotografia, ha l'aria di essere italiano, racconta come abbia 
condotto la moglie e quattro figli e la suocera a un campeggio di tre 
settimane sulle Rocciose canadesi, un viaggio che  costato loro 
soltanto 120 dollari senza contare l'investimento iniziale di un 
Piper Cub. La mente di Coniglio non riesce a seguire le parole, ma 
seguita a scivolar via e a distrarsi e a fiorire in brevi morbide 
visioni di Janice che urla, della testa del bambino che sboccia dal 
sangue, della perfida, striata luce azzurra che Janice deve guardare 
se non  stata addormentata, "se non  stata addormentata" ha detto 
Eccles, delle mani del chirurgo nei rossi guanti di gomma e della 
maschera di garza e delle infantili narici nere di Janice che si 
dilatano per aspirare l'odore d'antisettico che sente anche lui, 
l'odore serpeggiante ovunque lungo le pareti imbiancate a calce, di 
lavacri, lavacri, sangue lavato, vomitatura lavata, finch ogni 
superficie ha lo stesso odore dell'interno di un secchio che per non 
pu mai divenire pulito perch seguitiamo a riempirlo con la nostra 
sozzura. Gli sembra di avere avvolto intorno al cuore un panno umido 
e caldo. E' sicuro che in seguito al suo peccato Janice o il bambino 
moriranno. La sua colpa  un conglomerato di fuga, di crudelt, di 
oscenit e presunzione; un nero grumo incluso nelle viscere della 
nascita. Bench gli si torcano le budella nella volont di liberarsi 
di questo grumo, di disdire, di tornare indietro e disfare, non si 
volge al sacerdote che gli sta accanto, ma continua a leggere e a 
rileggere la stessa frase sulle deliziose fritture di trota.
 Sul margine estremo del suo albero di paura sta appollaiato Eccles, 
nero uccello, sfogliando pagine di riviste e atteggiando il viso a 
espressioni accigliate. A Coniglio sembra irreale, tutto ci ch' al 
di fuori delle sue sensazioni gli sembra irreale. Gli formicola il 
palmo delle mani; una sensazione strana di pressione gli dardeggia 
nel corpo, afferrandogli ora le gambe, ora la base del collo. Le 
ascelle gli prudono come quando, ragazzetto, usciva in ritardo per 
andare a scuola e correva in Jackson Road.
 "Dove sono i suoi genitori?" domanda a Eccles.
 Eccles sembra stupito. "Non lo so. Lo domando alla suora." Fa per alzarsi.
 "No, no, rimanga seduto, per amor di Dio." Il fatto che Eccles si 
comporti come se fosse quasi padrone della clinica lo infastidisce. 
Harry vuol passare inosservato; ed Eccles fa un gran rumore. Sfoglia 
le riviste come se stesse aprendo casse d'aranci. E agita in aria la sigaretta come un giocoliere.
 Una donna in camice bianco, non una suora, entra nella sala 
d'aspetto e domanda a suor Bernarda: "Ho lasciato qui un barattolo di 
cera per mobili? Non riesco a trovarlo in nessun posto. Un barattolo 
verde, con uno di quegli aggeggi a pressione sopra che servono per spruzzare".
 "No, cara."
 La donna cerca il barattolo, esce, torna indietro un minuto dopo e annuncia: "Be',  proprio un mistero".
 Con il lontano accompagnamento musicale di padelle carrelli e 
porte, una giornata si tramuta attraverso la mezzanotte in un'altra. 
A suor Bernarda d il cambio un'altra monaca, vecchissima, dall'abito 
azzurro scuro, che simboleggia qualche misterioso grado inferiore di 
santit. I due uomini bisbiglianti si avvicinano alla scrivania, 
parlano e se ne vanno, senza che la loro crisi sia stata risolta. 
Eccles e Coniglio rimangono soli. Coniglio tende l'orecchio per 
cogliere lo strillo di suo figlio, in qualche punto remoto nel 
silenzioso labirinto della clinica. Pi volte gli sembra di udirlo: 
lo strusciare d'una scarpa, un cane nella strada, il ridacchiare 
d'una infermiera... tutti questi suoni bastano a ingannarlo. Egli non 
si aspetta che il frutto del dolore di Janice faccia un suono molto 
umano. Si va rafforzando in lui l'idea che sar un mostro, un mostro 
ch'egli ha creato. La spinta mediante la quale fu concepito si 
confonde nella sua mente con il suo pervertito entrare in Ruth, poche 
ore prima. Momentaneamente svuotato di lussuria, contempla le 
contorsioni, vive nel ricordo, alle quali  stato portato dall'atto. 
La sua vita gli sembra una sequela di pose grottesche assunte senza 
scopo alcuno, una danza magica priva di fede. "Non esiste alcun Dio; 
Janice pu morire": le due riflessioni si presentano insieme, in 
un'unica lenta ondata. Si sente sott'acqua, imprigionato da catene di 
melma trasparente, spettri delle eiaculazioni incalzanti che ha 
sprizzato in molli corpi di donna. Le sue dita sulle ginocchia raccolgono fili ostinati.
 Mary Ann. Stanco e irrigidito, e in qualche modo incrudelito dopo 
una partita, la trovava ad aspettarlo sugli scalini dell'ingresso, 
sotto il motto della scuola e si incamminavano insieme calpestando 
foglie bagnate nella bianca nebbia novembrina verso l'automobile di 
suo padre e in automobile facevano un breve tratto per avviare 
l'impianto di riscaldamento e parcheggiavano. Il corpo di lei era un 
albero ramificato di caldi nidi, ma sempre con quel tocco di 
timidezza. Come se non fosse stata sicura di s, ma lui era molto pi 
importante, un vincitore. Veniva a lei da vincitore e questa era la 
sensazione di cui aveva sempre sentito la mancanza in seguito. Nella 
stessa maniera ella era stata la migliore di tutte, essendo quella 
che, pur cos stanco, lui aveva saputo eccitare di pi. A volte, 
l'urlante bagliore della palestra gli si oscurava dietro gli occhi 
arsi dal sudore mentre oscuramente pregustava le caute carezze sotto 
il grigio tetto imbottito della macchina e quando si trovavano 
sull'automobile il trionfo luminoso della partita appena terminata le 
balenava sulla placida pelle striata dalle ombre di pioggia sul 
parabrezza. Per cui i due tipi di trionfo si associavano nella sua 
mente. Si era sposata mentre lui si trovava sotto le armi; il post 
scriptum d'una lettera di sua madre l'aveva sospinto lontano dalla 
riva. Quel giorno era stato varato.
 Ma ora prova una sensazione di gioia; ingranchito per essere 
rimasto seduto sull'erosa poltroncina dai braccioli cromati, nauseato 
dalle sigarette, prova una sensazione di gioia nel ricordare la sua 
ragazza; l'acqua del suo cuore si  riversata in un vaso sottile di 
felicit che la voce di Eccles scuote ed infrange.
 "Be', ho letto fino in fondo quest'articolo di Jackie Jensen e non 
capisco che cosa voglia dire" osserva Eccles.
 "Eh?"
 "Questo articolo di Jackie Jensen sulle ragioni per cui vuole 
lasciare il baseball. Per quanto risulta a me, le difficolt 
dell'essere un giocatore di baseball sono le stesse del sacerdozio."
 "Senta, non vuole tornare a casa? Che ore sono?"
 "Quasi le due. Preferirei rimanere, se posso."
 "Non scapper, se  questo che teme."
 Eccles ride e rimane seduto. La prima impressione che Harry se n' 
fatto  stata di tenacia ed ora tutti i loro successivi rapporti 
d'amicizia vengono cancellati ed egli torna a quella prima impressione.
 Harry gli dice: "Quando ebbe Nelson, la povera piccola dovette soffrire per dodici ore".
 Eccles osserva: "Il parto del secondo figlio  di solito pi 
facile" e guarda l'orologio. "Non sono passate neppure sei ore."
 Gli eventi determinano eventi. La signora Springer passa davanti a 
loro uscendo dalla saletta privata dei privilegiati dove ha aspettato 
e saluta Eccles con un rigido cenno del capo; il vedere Harry con la 
coda dell'occhio la fa incespicare con la gamba malata sulle 
traballanti scarpe a suola ortopedica. Eccles si alza e l'accompagna 
fuori della clinica. Dopo qualche minuto tornarono tutti e due 
insieme al signor Springer, che ha una cravatta dal nodo stretto e 
una camicia stirata di fresco. Alle due del mattino, ha l'aria di 
essere appena uscito dal sarto. I baffetti color sabbia sono stati 
accorciati cos spesso che il labbro superiore gli  divenuto grigio 
sotto ad essi. Il signor Springer dice: "Salve, Harry".
 Questo riconoscimento da parte del marito, nonostante il 
discorsetto persuasivo che probabilmente  stato tenuto loro da 
Eccles, sprona l'anziana signora a rivolgersi ad Harry e a dirgli: 
"Se rimane seduto l come un avvoltoio, giovanotto, sperando che 
Janice muoia, pu anche tornare dove ha vissuto fino ad oggi, perch 
mia figlia se la cava benissimo senza di lei, e se l' sempre cavata benissimo".
 I due uomini si affrettano a condurla via mentre la vecchia suora 
sbircia, con un sorriso, di dietro la scrivania; sorda? L'attacco 
della signora Springer, bench mirasse a ferirlo,  la prima cosa, da 
quando questa faccenda  cominciata, che sia stata detta ad Harry e 
che sembri adeguata all'enormit dell'evento in corso in qualche 
luogo dietro lo schermo dell'odor di sapone della clinica. Fino a 
quando ella non ha pronunciato queste parole, Coniglio si  sentito 
solo su un pianeta morto che circondasse il grande sole gassoso del 
travaglio di Janice; il grido della donna, pur essendo un grido di 
odio, ha perforato la sua solitudine. Il pensiero spaventoso della 
morte di Janice; l'udirlo esprimere a voce alta ne ha suddiviso in 
due il peso. Quello strano odore di morte alitato da Janice: lo ha 
fiutato anche la signora Springer, e il condividere il segreto gli 
sembra il legame pi prezioso ch'egli abbia con chiunque altro al mondo.
 Il signor Springer torna indietro e passa accanto a loro diretto 
verso l'uscita, rivolgendo al genero un sorriso penosamente 
complesso, formato dal desiderio di scusarsi del comportamento della 
moglie (siamo uomini tutti e due, lo so), dal desiderio di mantenere 
le distanze (ciononostante ti sei comportato in modo imperdonabile; 
non mi toccare), e dall'automatico riflesso di compitezza di colui 
che traffica in automobili usate. Harry pensa, "Pidocchio"; scaglia 
il pensiero contro la porta che sbatte. "Schiavo." Dove stanno 
andando tutti quanti? Da dove vengono? Eccles torna indietro, gli d 
un'altra sigaretta e se ne va di nuovo. A fumare gli viene un tremito 
nel fondo dello stomaco. Sente la gola come quando ci si desta dopo 
aver dormito tutta la notte a bocca aperta. Ha l'alito cattivo che di 
tanto in tanto gli sfiora le narici. Un medico dall'aria altezzosa e 
dalle mani piccole inimmaginabilmente mollicce, che tiene incurvate 
davanti alla tasca del camice, entra con un'espressione incerta 
nell'anticamera. Domanda ad Harry: "Il signor Angstrom?". Dev'essere 
il dottor Crowe. Harry non l'ha mai conosciuto. Janice era solita 
andare a farsi visitare da lui una volta al mese, e tornava a casa raccontando quanto era gentile, quanto era delicato.
 "S."
 "Congratulazioni. Ha avuto una splendida bambina."
 Gli tende la mano cos in fretta che Harry ha appena il tempo di 
alzarsi a mezzo, e di conseguenza assorbe la notizia in una posizione 
rannicchiata. Il rosa lustro del viso del medico - la maschera 
asettica  snodata e gli penzola da un orecchio, scoprendo labbra 
pallide e grosse - si confonde con il processo mentale con il quale 
Coniglio si sforza di dare forma e colore alla parola inattesa "bambina".
 "Davvero? Tutto bene?"
 "Tre chili e duecento. Sua moglie  rimasta sempre cosciente e ha 
tenuto tra le braccia la bambina per un minuto dopo il parto."
 "Sul serio? L'ha presa in braccio? E' stato... ha sofferto molto?"
 "No-o. Un parto normale. All'inizio sembrava un po' tesa, ma tutto 
si  svolto normalmente."
 "E' meraviglioso. Grazie. Buon Dio, grazie."
 Crowe rimane l sorridendo a disagio. Risalito dal pozzo della 
creazione, balbetta all'aria aperta. Strano: per quattro ore  
rimasto pi vicino a Janice di quanto non sia mai accaduto a Harry, 
ha frugato proprio nelle radici di lei, eppure non ha portato 
indietro con s alcun segreto, alcuna saggezza da confidare; 
null'altro che un blando, sterile complimentarsi. Harry paventa che 
gli occhi del medico sprigionino con un colpo di tuono l'orrore al 
quale hanno assistito; ma lo sguardo di Crowe non contiene alcuna 
collera. Neppure un rimprovero. Sembra che veda Harry come uno dei 
tanti nella sfilata di mariti pi o meno ossequiosi alle messi del 
cui seme stupidamente seminato egli dedica la vita tentando di mieterle.
 Harry domanda: "Posso vederla?".
 "Chi?"
 Chi? Il fatto che "lei"  ora una parola dal duplice significato lo 
spaventa. Il mondo diviene pi complicato. "Mia... mia moglie."
 "Naturale, certo." Nella sua maniera melliflua, Crowe sembra 
interdetto dal fatto che Harry chieda il permesso. Deve sapere come 
stanno le cose, eppure sembra dimentico del varco di rimorso tra 
Harry e l'umanit. "Pensavo che potesse riferirsi alla bambina. Per 
quanto concerne la neonata, preferirei che aspettasse fino a domani, 
all'orario di visita; in questo momento non c' una sola infermiera 
che possa mostrargliela. Ma sua moglie  cosciente come ho detto. Le 
abbiamo somministrato un po' di Equanil. Si tratta di un semplice 
tranquillante. Meprobamato. Mi dica..." si fa pi vicino con 
dolcezza, pelle rosea e camice pulito "...non ha nulla in contrario 
se sua madre le parla un momento? Ci ha tormentato per tutta la 
sera." Lo domanda a lui, a lui, il fedifrago, il fornicatore, il 
mostro. Dev'essere cieco. O forse, solo perch si diventa padre tutti ci perdonano.
 "Certo, pu vederla."
 "Prima o dopo di lei?"
 Harry esita e ricorda come la signora Springer sia venuta a fargli 
visita nel suo pianeta deserto. "Pu andare prima di me."
 "Grazie. Bene. Poi potr tornare a casa. La faremo uscire subito. 
Questione d'una decina di minuti in tutto. Le infermiere stanno 
preparando sua moglie."
 "Magnifico." Coniglio si mette a sedere per dimostrare quanto  
docile, e torna ad alzarsi. "Oh, senta, grazie, a proposito. Grazie 
infinite. Io non so come facciate voi medici."
 Crowe alza le spalle. "Si  comportata bene."
 "Quando avemmo l'altro bambino, ero morto di paura. Ci volle un'eternit."
 "Dov' nato?"
 "Nell'altra clinica. Omeopatica."
 "Mmmm." E il medico che  disceso nel pozzo senza riportarne alcun 
tuono, emette una scintilla di sprezzo al pensiero della clinica 
rivale, e lancia il suo grugnito di disapprovazione con un brusco 
movimento della testa lustra, poi, sempre dondolando la testa, si allontana.
 Eccles entra nella sala d'aspetto sorridendo come uno scolaretto e 
Coniglio non riesce a concentrare l'attenzione su quel suo viso 
sciocco. Egli propone di ringraziare il Signore e Coniglio china il 
capo confuso nel silenzio dell'amico. Ogni battito del cuore sembra 
appiattirsi contro un ampio, bianco muro. Quando alza gli occhi, gli 
oggetti sembrano infinitamente concreti e in qualche modo librati, 
sembrano cos colmi da essere sul punto di spiccare il volo. La sua 
vera felicit  una scala dal cui ultimo piolo egli seguita a 
provarsi di balzare ancor pi in alto, perch sa che dovrebbe.
 La frase di Crowe sulle infermiere che "preparano" Janice ha un 
magico suono tipo Reginetta di maggio. Quando lo conducono nella sua 
camera, si aspetta di trovarla con nastri nei capelli e fiori di 
carta intrecciati alle colonnine del letto. Ma  soltanto la solita 
Janice, distesa tra due lisce lenzuola su un alto letto di metallo. 
Volta la testa e dice: "Ma guarda un po' chi c'".
 "Ehi" dice lui, e si avvicina per baciarla; intende farlo con tanta 
dolcezza. La bocca di lei nuota nel sentore dolciastro dell'etere. 
Con suo stupore le braccia di Janice vengon fuori dalle lenzuola ed 
ella gliele mette intorno al capo e gli abbassa il viso sulla sua 
soffice felice bocca che nuota. "Ehi, vacci piano" dice Coniglio.
 "Non ho gambe" ella dice " la sensazione pi buffa del mondo." Ha 
i capelli tirati sul capo annodati in una crocchia igienica ed  
senza trucco. La sua piccola testa spicca scura contro il cuscino.
 "Non hai gambe?" Abbassa gli occhi ed eccole, le gambe, sotto le 
lenzuola, distese in una immobile V.
 "Mi hanno fatto una puntura spinale, o come si chiama, alla fine e 
non ho sentito pi niente. Me ne stavo sdraiata l, li sentivo dire 
spinga e subito dopo ecco quella minuscola tenera bambina con un 
faccione da luna piena che mi guardava imbronciato. Ho detto alla 
mamma che ti somiglia, e lei non ha voluto starmi a sentire."
 "Mi ha trattato malissimo l fuori."
 "Vorrei che non l'avessero lasciata entrare. Non volevo vedere lei, volevo vedere te."
 "Davvero, Dio. Perch, piccola? Dopo che sono stato cos perfido."
 "No, non  vero. Mi hanno detto che eri qui e allora per tutto il 
tempo ho continuato a pensare che il bambino era tuo ed  stato come 
se stessi avendo te. Sono cos piena d'etere che  proprio come se 
galleggiassi, senza gambe. Potrei continuare a parlare senza mai 
smettere." Si porta le mani sul ventre e chiude gli occhi e sorride. 
"Mi sento proprio ubriaca. Guarda, sono piatta."
 "Ora puoi metterti il costume da bagno" egli dice, sorridendo e 
scivolando a sua volta sulla deriva di quel discorrere ebbro, sembra 
anche a lui di non avere le gambe e di galleggiare sul dorso in un 
gran mare di lindore leggero come una bolla tra lenzuola inamidate e 
superfici prive di germi prima dell'alba. Paura e rincrescimento si 
dissolvono, e la gratitudine si dilata cos ampia da non avere pi 
alcun margine tagliente. "Il dottore ha detto che ti sei comportata bene."
 "Be', che sciocchezza; non  vero. Sono stata orribile. Ho urlato e 
strillato e gli ho detto di tenersi le mani per s. Anche se la cosa 
che mi  dispiaciuta di pi  stata quando quell'orribile vecchia 
suora mi ha rasata con il rasoio, senza sapone."
 "Povera Janice."
 "No,  stato meraviglioso. Ho cercato di contarle le dita dei 
piedini, ma mi girava tanto la testa che non ci sono riuscita e cos 
le ho contato gli occhi. Due. Volevamo una bambina? Di' che la volevamo."
 "Io la volevo." Scopre che  vero, come se fossero le parole a porre a nudo il desiderio.
 "Ora avr qualcuno che prender le mie parti contro te e Nelson."
 "Come sta Nelson?"
 "Oh. Ogni giorno, "Pap casa oggi?" tanto da farmi venire la voglia 
di dargliele, povero santo. Non farmene parlare,  troppo deprimente."
 "Oh, accidenti" egli dice, e le lacrime, che sembravano non 
esistere in lui, gli pungono la radice del naso. "Non posso credere 
di essere stato io. Non so perch me ne sia andato."
 "Vnnnn." Janice affonda ancor pi nel guanciale mentre un sorriso 
rigoglioso le allarga le gote. "Ho avuto una bambina."
 "E' stupefacente."
 "Sei adorabile. Sembri cos alto." Dice questo con gli occhi chiusi 
e quando li apre, traboccano di un'idea inebriata; Coniglio non li ha 
mai visti scintillare cos. Janice bisbiglia: "Harry. La donna ch'era 
qui sull'altro letto  tornata a casa sua oggi; perch non torni qui 
di nascosto dopo essertene andato ed entri dalla finestra, cos 
possiamo rimanere svegli per tutta la notte e dirci cose a vicenda? 
Proprio come se tu fossi tornato dal servizio militare o da qualche 
altro posto. Hai fatto all'amore con altre donne?".
 "Ehi, credo che dovresti dormire adesso."
 "Non importa, ora farai meglio all'amore con me." Ridacchia e cerca 
di muoversi. "No, non volevo dir questo, sei un abile amante, mi hai dato una bambina."
 "Mi sembra che tu sia un po' troppo erotica, tenuto conto delle tue condizioni."
 "Succede" ella dice. "Ti direi di venire a letto con me, ma il letto  cos stretto. Ooh."
 "Cosa c'?"
 "Ho una sete tremenda di aranciata."
 "Sei poco buffa?"
 "Tu sei buffo. Oh, la piccola sembrava cos imbronciata."
 Una suora colma la soglia con le ali della cuffia. "Signor 
Angstrom. E' l'ora."
 "Vieni, baciami" dice Janice. Gli tocca il viso mentre lui si china 
a inalare di nuovo il suo etere; la bocca di lei  una calda nube che 
improvvisamente si apre e i denti di Janice gli affondano nel labbro inferiore. "Non andartene" dice Janice.
 "Solo per adesso. Torno domani."
 "Ti amo."
 "Ascolta, io ti amo."
 Eccles, che lo ha aspettato nell'anticamera, domanda: "Come  
stata?".
 "Straordinaria."
 "Adesso torner di nuovo, ehm, dov'era prima?"
 "No" risponde Coniglio, inorridito "per amor di Dio. Non posso."
 "Bene, allora vuol venire a casa mia?"
 "Senta, ha gi fatto pi che abbastanza. Posso andare dai miei 
genitori."
 "E' tardi per svegliarli."
 "No, davvero, non posso darle tanto disturbo". Ha gi deciso di 
accettare. Ogni osso del suo corpo sembra molle.
 "Nessun disturbo; non la sto invitando a venire ad abitare con noi" 
dice Eccles. La lunga notte gli sta mettendo a nudo i nervi. "Abbiamo 
un sacco di stanze."
 "D'accordo, d'accordo. Bene. Grazie."
 Tornano in macchina a Mount Judge lungo la familiare autostrada. A 
quell'ora non la percorrono neppure gli autocarri. Harry siede 
silenzioso guardando attraverso il parabrezza, con il corpo 
irrigidito, con lo spirito irrigidito. L'autostrada in curva sembra 
un'ampia strada rettilinea che gli si sia spalancata dinanzi. Egli 
non vuole fare altro che percorrerla.
 Viene condotto in una stanza con fiocchi sul copriletto. Si serve 
furtivamente del bagno e in mutande e canottiera si infila tra le 
lenzuola limitando se stesso al minor volume possibile. Cos 
rannicchiato accanto alla sponda, si ritira nel sonno come una 
tartaruga si ritira nel guscio. Il sonno, questa notte, non  il 
tenebroso e stregato reame che la mente deve consciamente accingersi 
a invadere, ma una caverna dentro di lui, nella quale si contrae, 
mentre gli artigli dell'orso crepitano fuori come pioggia.
 La luce del sole, la vecchia buffona, orla la stanza. Due sedie 
rosa gonfiano la finestra colma di tulle imburrata di luce che 
chiazza uno scrittoio irto di buste. Sopra lo scrittoio il ritratto 
di una dama in rosa che cammina verso di te. Una voce di donna sta 
bussando alla porta. "Signor Angstrom. Signor Angstrom."
 "S. Salve" grida lui, rauco.
 "E' mezzogiorno e venti. Jack mi ha detto di avvertirla che 
l'orario delle visite in clinica  dall'una alle tre." Riconosce il 
tono aspretto e arricciolato della moglie di Eccles, come se ella 
stesse aggiungendo: "E che diavolo sta facendo in casa mia, del 
resto?".
 "S. Okay. Vengo subito." Infila i calzoni color cacao che 
indossava la sera prima, disgustato dalla sensazione che siano 
sporchi, porta con s nel bagno scarpe calzini e camicia, rimandando 
il momento di metterli contro la pelle, concedendo loro un altro 
minuto all'aria. Ancora obnubilato nonostante l'acqua spruzzata 
dappertutto, li porta fuori del bagno e scende al pianterreno a piedi 
nudi e in canottiera.
 La mogliettina di Eccles  nella grande cucina, con un paio di 
calzoncini corti cachi, questa volta, e sandali, e le unghie dei 
piedi verniciate. "Come ha dormito?" gli domanda, stando dietro lo sportello del frigorifero.
 "Come un sasso. Neppure un sogno, niente."
 "E' l'effetto della coscienza pulita" ella dice, e mette sul tavolo 
con un piccolo tonfo un bicchiere di succo d'arancia. Coniglio 
immagina che sia il vederlo cos vestito, senza null'altro, oltre i 
calzoni, all'infuori della canottiera, a farle distogliere 
rapidamente lo sguardo.
 "Ehi, non stia a disturbarsi. Manger qualcosa a Brewer."
 "Non le dar uova o altro. Le piacciono i fiocchi d'avena?"
 "Li adoro."
 "Benissimo."
 Il succo arancione gli brucia via un po' del sapore impastato che 
ha in bocca. Osserva la parte posteriore delle gambe di lei; i 
tendini bianchi dietro le ginocchia guizzano mentre riordina gli 
oggetti sulla credenza. "Come va Freud?" le domanda. Sa che potrebbe 
andar male perch rievocando quel pomeriggio rievoca anche la pacca 
sul sedere; ma con la signora Eccles prova questa ridicola 
sensazione, di dominarla e di non poter commettere errori.
 Ella si volta con la lingua contro i molari, il che le fa sembrare 
la bocca asimmetrica e cogitabonda, e lo fissa negli occhi. Coniglio 
sorride; l'espressione di lei  quella della fidanzatina del liceo 
che vuole aver l'aria di saperla pi lunga di quanto dica. "Sempre lo 
stesso. Vuole latte o panna sui fiocchi?"
 "Latte. La panna  troppo appiccicosa. Dove sono tutti quanti?"
 "Jack  in chiesa, probabilmente a giocare a ping-pong con uno dei 
suoi ragazzi. Joyce e Bonnie dormono, Dio solo sa perch. Per tutta 
la mattinata hanno continuato a voler vedere l'uomo cattivo nella 
camera degli ospiti. C' voluto del bello e del buono per impedire che entrassero."
 "Chi ha detto loro che sono l'uomo cattivo?"
 "E' stato Jack. A colazione ha detto ai bambini: "Ieri sera ho 
portato a casa un uomo cattivo che ora smetter di essere cattivo". I 
bambini hanno nomignoli per tutti i casi difficili di Jack... lei  
l'Uomo Cattivo, il signor Carson, un alcoolizzato,  l'Uomo Sciocco, 
la signora Macdaniel  la Donna Che Telefona Di Notte. Poi ci sono la 
Signora Pencolante, il Signor Apparecchio Per Soldi, la Signora Porta 
Laterale, e Fagiolo Allegro. Fagiolo Allegro  l'uomo meno allegro 
che si sia mai visto, ma una volta port ai bambini alcune di quelle 
capsule di celluloide che hanno un peso dentro per cui saltellano qua 
e l. Da allora  sempre stato Fagiolo Allegro."
 Coniglio ride, e Lucy anche, dopo avergli servito i fiocchi d'avena 
- troppo latte; egli  abituato a vivere con Ruth, che gli lascia 
versare da s il latte; gli piace appena quel tanto che basta per 
togliere l'asciutto, in modo che latte e cereali siano in quantit 
uguale - continua a chiacchierare allegramente. "Ma il peggio  
questo: Jack stava parlando al telefono con un fabbriciere a 
proposito di non so quale comitato e gli  venuto in mente che si 
sarebbe potuto rallegrare questo poverino affidandogli un incarico 
nell'organizzazione della parrocchia ed eccolo saltar su a dire: 
"Perch non fare felice Fagiolo Allegro nominandolo presidente di 
qualche comitato?". Be', quel tizio che si trovava in linea fa: 
"Fagiolo chi?" e Jack si rende conto di quel che ha detto, ma anzich 
sorvolare spiega tutta la faccenda dei bambini che chiamano Fagiolo 
Allegro il signore in questione e naturalmente l'anziano fabbriciere 
pieno di s non trova affatto divertente la cosa. Era amico, vede, di 
Fagiolo Allegro; non che avessero stretti rapporti d'affari, ma 
pranzavano spesso insieme a Brewer. Jack  fatto cos; parla sempre 
troppo con la gente. Ora questo fabbriciere star raccontando a tutti 
quanti, probabilmente, che il rettore si burla del povero e infelice Fagiolo Allegro."
 Coniglio ride ancora. Gli viene servito il caff, in una tazzina 
bassa e sottile con monogramma in oro, e Lucy siede al lato opposto 
del tavolo con un'altra tazza per s. "Ha detto che ora non mi comporter pi male" mormora Coniglio.
 "S,  fuori di s per la gioia. E' uscito di casa cantando, 
praticamente. E' la prima cosa costruttiva che gli sembra di aver 
compiuto da quando si trova a Mount Judge."
 Coniglio sbadiglia. "Be', non so che cosa abbia fatto."
 "Neppure io" dice lei "ma a sentirlo parlare si sarebbe detto che 
l'intera faccenda gravasse sulle sue spalle."
 Questa insinuazione, ch'egli sia stato guidato e dominato, lo 
irrita. Sente il proprio sorriso incrinarsi: "Davvero? Ne ha parlato?".
 "Oh, continuamente. Le  molto affezionato. Non so perch."
 "Ispiro simpatia, ecco tutto."
 "E' quel che mi dicono tutti. La povera, anziana signora Smith 
pende letteralmente dalle sue labbra. Pensa che lei sia meraviglioso."
 "E lei invece non la pensa cos?"
 "Forse non sono abbastanza vecchia. Se avessi settantatr anni, 
forse." Alza la tazza portandosela alle labbra e la inclina e le 
lentiggini che ha sul naso bianco e affilato risaltano accanto al 
caff scuro e fumante. E' una donna maligna. S,  evidentissimo, una 
donna maligna. Posa la tazza e lo guarda con tondi occhi verdi e lo 
spazio bianco triangolare tra le sopracciglia sembra anch'esso 
fissarlo e burlarsi di lui. "Bene, mi dica. Che cosa si prova a 
essere un uomo nuovo? Jack continua a sperare ch'io cambi carattere e 
voglio sapere che cosa posso aspettarmi. Si sente "rinato"?"
 "Oh, mi sento pressappoco quello di sempre."
 "Non si comporta nello stesso modo."
 Lui grugnisce "Bene" e sposta la sedia. Perch si sente cos goffo? 
Ella sta cercando di farlo apparire stupido e debole, solo perch sta per tornare a sua moglie. E' verissimo, non si comporta pi come prima; e nei riguardi di lei non prova pi le stesse cose di prima; ha perduto la disinvoltura che lo indusse a darle con tanta leggerezza una pacca sul sedere, quel giorno. Le dice: "Ieri sera, tornando qui in macchina, ho provato la sensazione d'una strada diritta dinanzi a me; prima era come se mi trovassi in mezzo a cespugli e non mi importasse affatto della direzione nella quale procedevo."
 Il visetto di lei sopra la tazzina di caff, tenuta tra le mani come una zuppiera,  perfettamente rigido di esultanza; Coniglio si aspetta di udirla ridere e invece ella sorride silenziosa. Coniglio pensa: "mi vuole".
 Poi pensa a Janice con le gambe paralizzate, intenta a parlare di dita dei piedini e d'amore e di aranciata e questo forse gli chiude il viso sigillandoglielo, poich Lucy Eccles volta spazientita la testa e dice: "Bene, ora sar meglio che percorra quella bella strada diritta. E' l'una meno venti".
 "Quanto ci vuole per arrivare a piedi fino alla fermata dell'autobus?"
 "Non molto. L'accompagnerei in macchina alla clinica se non fosse per i bambini." Tende l'orecchio. "Persona trista nominata e vista."
 Mentre Coniglio si infila i calzini, la bambina pi grandicella entra furtiva in cucina senz'altro indosso all'infuori delle mutandine.
 "Joyce." Sua madre si ferma a met strada dal lavandino con le tazze vuote. "Torna subito a letto."
 "Ciao, Joyce" dice Coniglio. "Sei scesa a vedere l'uomo cattivo?"
 Joyce lo fissa e rasenta il muro con le scapole. Quel suo lungo ventre dorato sporge cogitabondo.
 "Joyce" dice Lucy. "Mi hai sentita?"
 "Perch non ha la camicia?" domanda la bambina con voce chiara.
 "Non lo so" risponde sua madre. "Creder, immagino, di avere un bel torace."
 "Ho la canottiera" protesta lui. E' come se nessuna delle due la vedesse.
 "E' quello il suo seno?" domanda Joyce.
 "No, tesoro. Soltanto le donne hanno il seno. Ne abbiamo gi parlato."
 "Diavolo, come innervosisce tutti" dice Coniglio, e si mette la 
camicia. E' spiegazzata e ha il collo ed i polsini grigi; l'aveva 
messa pulita per andare al Club delle Nacchere. Non ha giacca; ha 
lasciato Ruth troppo in fretta. "Okay" dice, infilando la camicia nei calzoni. "Grazie mille."
 "Lei  sempre il benvenuto" dice Lucy. "Si comporti bene, ora." Le 
due, la donna e la bambina, lo accompagnano nel corridoio. Le gambe 
bianche di Lucy confondono il loro pallore con il nudo petto della 
bambina. La piccola Joyce continua a tenere gli occhi alzati su di 
lui. Egli si domanda su che cosa stia meditando. I bambini e i cani 
fiutano le cose. Cerca di valutare quanto sarcasmo contenesse la 
frase "Si comporti bene, ora", e che cosa significasse, se 
significava qualcosa. Vorrebbe ch'ella potesse accompagnarlo con la 
macchina; vuole, proprio vuole, salire su un'automobile con lei. Non 
tanto per fare qualcosa quanto per vedere come si metterebbero le 
cose. La sua riluttanza ad andarsene rende tesa l'aria tra loro.
 Si soffermano sulla porta, lui e la moglie di Eccles dalla pelle di 
bambina, e sotto di loro il viso di Joyce guarda in su con le larghe 
labbra del padre e le sopracciglia inarcate, e sotto a tutti loro le 
unghie dei piedi di Lucy, verniciate, sono come minuscole conchiglie 
scarlatte disposte in fila sul tappeto. Egli strimpella l'aria con un 
vago diniego e mette la mano sul duro pomo della porta. Il pensiero 
che soltanto le donne hanno il seno lo perseguita scioccamente. Alza 
gli occhi dalle unghie al viso intento di Joyce e dal viso di Joyce 
al seno di sua madre, due sporgenze appuntite sotto una blusa 
abbottonata che lascia trasparire attraverso la sua aerea trama 
estiva l'ombra bianca del reggipetto. Quando i suoi occhi giungono su 
quelli di Lucy, una cosa stupefacente entra a far parte del silenzio. 
La donna strizza l'occhio. Rapida come il lampo; forse lo ha solo 
immaginato. Gira il pomo della porta e si rifugia nel vialetto 
assolato con un mormorio nel petto, come se una corda interna si fosse spezzata.
...
.
...
 In clinica gli dicono che Janice ha con s la bambina per un 
momento, e gli spiacerebbe aspettare? Siede sulla poltroncina dai 
braccioli cromati sfogliando all'indietro una copia di Woman's Day 
quando una donna alta dai bellissimi capelli grigi quasi d'argento, e 
una pelle dalle rughe sottili entra e ha un aspetto cos familiare 
ch'egli la fissa. La donna se ne accorge e si sente in dovere di 
parlare; Coniglio intuisce che avrebbe preferito ignorarlo. Chi pu 
essere? Quel suo aspetto familiare lo ha raggiunto da un'enorme 
distanza. Ella lo guarda in viso con riluttanza e gli dice: "Lei era 
uno studente del Marty. Sono Harriet Tothero. L'abbiamo avuta a cena 
una volta. Mi par quasi di ricordare il suo nome".
 S, certo, ma non la ricorda per quell'invito a cena, la ricorda 
per averla notata in strada. Gli studenti di Mount Judge sapevano, 
quasi tutti, che Tothero se la spassava con altre donne, e sua moglie 
appariva ai loro occhi ingenui inghirlandata in una cupa fiamma, una 
martire vivente, un'ombra viva del peccato. Pi che la compassione 
era stato un fascino morboso a richiamare su di lei la loro 
attenzione; Tothero, in quanto a lui, era un tal buffone e un tal 
vanesio, un tal chiacchierone, che la macchia delle sue azioni gli 
scivolava di dosso, come olio da un'anatra. Era la figura alta, 
seria, argentea di sua moglie ad accumulare in s la carica delle 
cattive azioni di lui, e la sprigionava nelle loro giovani menti con 
una scossa elettrica che li induceva a distogliere rapidi lo sguardo, 
nel vederla, intimoriti oltre che imbarazzati. Harry si alza, stupito 
di constatare che il mondo in cui ella si muove  ora anche il suo. 
"Mi chiamo Harry Angstrom" dice.
 "Gi, questo  il suo nome. Mio marito era tanto fiero di lei. Mi 
parlava spesso di lei. Anche di recente me ne ha parlato."
 Di recente. Che cosa le avr detto? Sa forse tutto di lui? Lo 
biasima? Quel suo viso allungato, da professoressa, serba come sempre 
i propri segreti. "Ho saputo che  ammalato."
 "S, Harry,  malato. Molto malato. Ha avuto due colpi apoplettici. 
Uno da quando  stato ricoverato in clinica."
 "E' qui?"
 "S. Le farebbe piacere andarlo a trovare? So che ne sarebbe molto 
contento. Solo per un attimo. Ha avuto pochissime visite;  la 
tragedia dell'insegnamento, presumo. Ricordiamo tante persone, ma sono ben poche quelle che ricordano noi."
 "Sarei lieto di vederlo, certo."
 "Venga con me, allora." Mentre percorrono i corridoi, ella dice: 
"Temo che lo trover molto cambiato". Coniglio l'ascolta appena; la 
sua attenzione si concentra sulla pelle di lei, cerca di vedere se 
davvero abbia l'aspetto di un mucchio di pelli di lucertola cucite 
insieme. Non le si vedono che le mani e il collo.
 Tothero  solo in una camera. Tendine bianche sembrano pendere in 
attesa intorno al suo letto. Piante verdi sui davanzali delle 
finestre esalano doverosamente ossigeno. Vetri inclinati fanno salire 
nella stanza i profumi dell'estate. Passi scricchiolano sulla ghiaia in basso.
 "Caro, ti ho portato qualcuno. Aspettava l fuori, una coincidenza miracolosa."
 "Salve, signor Tothero. Mia moglie ha avuto una bambina." Pronuncia 
queste parole e si avvicina al letto in uno slancio vacuo; la vista 
del vecchio che giace l rattrappito, con la lingua che gli scivola 
fuori della bocca sbilenca, lo ha stordito. Il viso di Tothero, 
chiazzato di stoppia bianca,  giallo sui guanciali, e i suoi esili 
polsi sporgono dalle maniche di un pigiama a righe accanto al basso 
monticello del corpo. Coniglio gli tende la mano.
 "Non pu alzare le braccia, Harry" dice la signora Tothero. "E' 
paralizzato. Ma gli parli. Ci vede e ci sente." Il suo modo dolce e 
paziente di pronunciare le parole ha un che di canoro, qualcosa di 
sinistro, come una voce canticchiante in stanze deserte.
 Poich ha gi teso la mano, Coniglio la preme sul dorso di una 
delle mani di Tothero. Anche se asciutta, la sente, sotto un vello 
lievemente ruvido, calda, e, con orrore di Harry, la mano si muove, 
si gira con caparbiet, in modo da presentare il palmo all'ins al 
tocco di Harry. Harry ritira le dita e si lascia cadere sulla sedia 
accanto al letto. Gli occhi del suo vecchio allenatore si spostano 
con incerta rapidit mentre egli volta la testa un paio di centimetri 
verso il visitatore. La carne intorno ad essi  scavata a tal punto 
che gli occhi sono un po' sporgenti. Parlare, deve parlare. "E' una 
femmina. Volevo ringraziarla" - parla a voce alta - "dell'aiuto che 
mi ha dato nel riavvicinare Janice e me. E' stato molto gentile."
 Tothero tira dentro la lingua e sposta il viso in modo da guardare 
sua moglie. Gli guizza un muscolo sotto la mascella, le labbra si 
increspano e il mento si corruga ripetutamente, come una pulsazione, 
mentre egli si sforza di dire qualcosa. Pronuncia poche vocali 
strascicate; Harry si volta per vedere se la signora Tothero riesca a 
decifrarle, ma nota stupito ch'ella sta guardando altrove. Harriet 
Tothero guarda, fuori della finestra, un cortile erboso e deserto. Il suo viso  come una fotografia.
 Pu mai essere che sia indifferente? E se  cos, lui dovrebbe dire 
a Tothero di Margaret? Ma non c' nulla da dire su Margaret che possa 
far piacere a Tothero. "Mi sono rimesso sulla strada giusta, adesso, 
signor Tothero, e spero che lei possa lasciare presto il letto."
 La testa di Tothero torna a voltarsi con infastidita rapidit, la 
bocca chiusa, gli occhi quasi strabuzzati, e in quel momento egli 
sembra cos coerente da far pensare a Harry che parler, che la pausa 
 soltanto il suo vecchio espediente di uomo abituato alla 
disciplina: tacere finch non sia stata richiamata l'attenzione di 
tutti. Ma la pausa si prolunga, si dilata, come se, dopo aver 
intervallato per sessant'anni le parole, essa abbia assunto una 
propria cancerosa esistenza fagocitando le parole. Eppure, nei primi 
momenti di questo silenzio scorre una certa energia, un'anima umana 
emette incalzante i propri raggi invisibili e privi d'odore. Poi 
l'espressione degli occhi dilegua, le brune palpebre si alzano 
lasciando a nudo rosea gelatina, le labbra si dischiudono, la punta della lingua appare.
 "Sar bene che scenda e vada a trovare mia moglie" urla Harry. "Ha 
partorito soltanto ieri sera. E' una femmina." Si sente in preda alla 
claustrofobia, come se si trovasse dentro il cranio di Tothero; 
quando si alza, teme di battere la testa, bench il soffitto si trovi a metri di distanza.
 "Grazie infinite, Harry. So che ha avuto piacere di vederla" dice 
la signora Tothero. Ciononostante, dal tono di voce, egli sente che 
recita, e male. Percorre il corridoio a passi elastici, liberato. Le 
sue buone condizioni di salute, la sua nuova vita, rendono lo spazio, 
anche lo spazio asettico nei corridoi della clinica, delizioso. 
Eppure la visita a Janice  deludente. Forse lo soffoca ancora l'aver 
veduto il povero Tothero disteso e immobile come morto; forse dopo 
l'azione dell'etere, Janice  soffocata dal pensiero di come egli 
l'ha trattata. Si lamenta moltissimo del male che le fanno i punti, e 
quando Coniglio tenta di esprimere di nuovo il proprio pentimento, lo 
trova noioso. La difficolt di piacere agli altri incomincia ad 
assediarlo. Janice domanda perch non le abbia portato fiori. Non ne 
ha avuto il tempo; le dice dove ha passato la notte e, naturalmente, 
Janice gli chiede di descriverle la signora Eccles.
 "Ha pressappoco la tua statura" dice lui. "Lentigginosa."
 "Suo marito  stato straordinario" ella dice. "Sembra che voglia bene a tutti."
 "E' a posto" dice Coniglio. "Ma mi innervosisce."
 "Oh, tutti ti innervosiscono."
 "No, andiamo, questo non  vero. Marty Tothero non mi ha mai 
innervosito. L'ho veduto adesso, il povero bastardo, disteso sul 
letto in una camera in fondo al corridoio. Non pu parlare n muovere 
la testa pi di due centimetri."
 "Lui non ti innervosisce, ma io s, non  vero?"
 "Non ho detto questo."
 "Oh no. Auff. Questi maledetti punti sembrano filo spinato. Ti ho 
innervosito tanto che mi hai abbandonata per due mesi. Per pi di due mesi."
 "Be', Ges, Janice. Non facevi altro che guardare la televisione e 
bere continuamente. Non voglio dire ch'io non abbia avuto torto, ma 
mi sono sentito spinto a comportarmi cos. Ti prende la sensazione di 
essere in una bara prima che ti abbiano tolto il sangue. Quella prima 
sera, quando salii sull'automobile davanti alla casa dei tuoi, sarei 
ancora potuto benissimo andare a prendere Nelson e tornare a casa. Ma 
quando tolsi il freno..." Il viso di lei riprende quell'espressione 
tediata. Muove la testa da un lato all'altro, come per impedire alle mosche di posarsi. Egli dice: "Merda".
 Questo la irrita. Dice: "Vedo che vivere con quella prostituta non ha migliorato il tuo linguaggio".
 "Non era una vera e propria prostituta. Andava semplicemente a 
letto con qualcuno qua e l. Credo che ci siano molte donne come lei 
in giro. Voglio dire che se tu dovessi considerare prostitute tutte le donne maritate..."
 "Dove andrai a stare, adesso? Finch io non uscir dalla clinica."
 "Pensavo di andare a casa nostra con Nelson."
 "Non so se sar possibile. Da due mesi non paghiamo pi l'affitto."
 "Cosa? Non l'hai pagato?"
 "Be', santo cielo, Harry. Ti aspettavi un po' troppo. Ti aspettavi 
che pap continuasse a pagare l'affitto? Io non avevo soldi."
 "Ma il padrone di casa ha telefonato? Dove sono andati a finire i nostri mobili? Li ha messi forse in mezzo alla strada?"
 "Non lo so."
 "Non lo sai? Ah, questa  bella. Che cosa hai fatto in tutto questo tempo? Hai dormito?"
 "Ero incinta."
 "Be', all'inferno, non sapevo che dovessi pensare continuamente a 
questo. Il guaio con te piccola,  che te ne infischi. Proprio cos."
 "Ma senti come parli."
 Egli ripensa al proprio tono di voce, ricorda quel che aveva 
provato la sera prima e, dopo un breve silenzio, cerca di 
ricominciare daccapo. "Ehi" dice "ti amo."
 "Ti amo anch'io" dice lei. "Ce l'hai un quarto di dollaro?"
 "Credo di s. Aspetta che guardo. A che cosa ti serve?"
 "Se metti un quarto di dollaro in quello" - indica un piccolo 
televisore collocato su un alto sostegno, in modo che i pazienti 
possano vederlo ai piedi del letto - "funziona per un'ora. Alle due 
c' un programma stupido che la mamma ed io guardavamo sempre quando ero a casa."
 Cos, per una trentina di minuti egli siede accanto al letto 
guardando un presentatore dai capelli ricci infastidire un mucchio di 
donne anzianotte di Akron, nell'Ohio, e di Oakland, in California. 
Tutte queste donne hanno tragedie da raccontare e ricevono premi a 
seconda della durata degli applausi con i quali vengono accolte, ma 
quando il presentatore ha finito di leggere annunci commerciali e di 
prenderle in giro sui loro nipoti e sulle loro acconciature 
giovanili, non rimane molto pi posto per il dramma. Coniglio seguita 
a dirsi che il presentatore, il quale ha quell'ebraica abilit di 
pronunciare chiaramente le parole pur parlando molto in fretta, far 
la pubblicit anche allo sbucciatore Magisbuccia, ma sembra che 
l'apparecchio non abbia ancora raggiunto tanta rinomanza. Il 
programma non  poi male; due gemelle dai capelli ossigenati 
pettinati con guizzanti code di cavallo spingono qua e l le donne ai 
vari microfoni, in piccoli spar e nei settori in cui devono farsi 
applaudire. Il guardare la televisione facilita anche una sorta di 
tregua tra loro: lui e Janice si tengono per mano. Il letto gli 
arriva quasi all'altezza delle spalle quando sta seduto, e gli piace 
trovarsi in quella insolita posizione accanto a una donna. Come se la 
stesse trasportando sulle spalle, ma senza sentirne il peso. Le 
solleva il letto con l'apposita manovella e le versa un bicchier 
d'acqua e questi piccoli servigi appagano una sua necessit. Il 
programma non  ancora terminato quando un'infermiera entra e dice: 
"Signor Angstrom, se vuol vedere la bambina, l'infermiera sta 
portando ora i neonati accanto alla vetrina".
 La segue nel corridoio; le anche quadrate di lei dondolano sotto il 
camice bianco inamidato. Giudicandola dallo spessore del collo 
immagina che sia un pezzo di ragazza, dai fianchi opulenti. Gambe 
grosse sopra il ginocchio. Gli piacciono le donne con le gambe grosse 
sopra il ginocchio. Inoltre, pensa a quello che stava per dire una 
donna di Springfield, Illinois, a proposito di quel ch'era accaduto 
dopo lo spaventoso incidente automobilistico di suo figlio, nel quale 
il giovane aveva perduto un braccio. Di conseguenza  del tutto 
impreparato quando l'infermiera nella stanza dei neonati, dove 
fagottini con teste simili ad arance stanno allineati in file di 
cestini da supermarket, alcuni dei quali inclinati, porta la sua 
bambina accanto alla lastra di cristallo, ed  come se una serranda 
gli venisse aperta nel petto. Un'improvvisa, violenta corrente d'aria 
gli paralizza il respiro. La gente dice continuamente quanto sono 
brutti i neonati, ed  forse questo il motivo del suo stupore. 
L'infermiera tiene la bambina in modo che il suo profilo si stagli 
nitido e rosso contro il petto abbottonato dell'uniforme. Le pieghe 
intorno alle narici, disegnate su scala cos piccola, sembrano 
incredibilmente precise; le minuscole cuciture senza punti delle 
palpebre chiuse corrono diagonalmente per una grande lunghezza, come 
se gli occhi, una volta aperti, dovessero essere enormi e vedere 
tutto e sapere tutto. Come se dietro il gonfiore della membrana si 
trovasse in sospensione una gran quantit del pi prezioso e limpido 
liquido del mondo. Nell'apparente pressione dietro la palpebra 
tranquilla e nella piega del labbro superiore sporgente egli scorge 
un delizioso accenno di sdegnosit. La bambina sa di essere bella. 
Cosa che non si sarebbe mai aspettato, ha la sensazione della sua 
femminilit, sente qualcosa di delicato e di duraturo al contempo 
nell'arco del lungo cranio roseo, impellicciato a bande da ciocche 
nere e umide. La testa di Nelson era tutta bernoccoli e orribili vene 
azzurre e calva, tranne che sulla nuca. Coniglio abbassa gli occhi 
attraverso il cristallo, preso da una timidezza nel momento stesso in 
cui guarda, come se uno sguardo troppo insistente potesse frantumare 
il delicato meccanismo di quella vita meravigliosa.
 Il sorriso dell'infermiera, veduto di scorcio mentre guizza 
piacevole tra i suoi occhi e il naso della bambina, gli assicura che 
il padre  lui. Le labbra dipinte della ragazza si increspano in una 
domanda attraverso il cristallo, ed egli grida: "Okay, s", e 
gesticola, portando le mani, con le dita aperte, all'altezza delle 
orecchie. "E' splendida" aggiunge, alzando la voce perch giunga 
all'infermiera attraverso il vetro, ma l'infermiera gi sta 
riportando sua figlia al cesto da supermarket. Coniglio si volta 
dalla parte sbagliata, verso la faccia dalle palpebre rosa del padre 
che fa la fila dopo di lui, e scoppia a ridere. Torna da Janice con 
quel vento che gli turbina dentro e incendia e fa divampare il rosso 
della pelle della bambina. Nel corridoio odoroso di sapone gli viene 
l'idea: dovrebbero chiamare la bambina June, giugno. E' il mese di 
giugno, questo, la bambina  nata in giugno. Non ha mai conosciuto 
una June. Far piacere a Janice a causa della J. ma anche Janice ha 
pensato ai nomi e vuole darle il nome di sua madre. Harry non pensa 
mai che la signora Springer possa avere un nome proprio. Si chiama 
Rebecca. La sua calda folata d'orgoglio per la bambina intenerisce 
Janice, sul letto, ed egli  a sua volta intenerito dal filiale 
desiderio di lei; a volte si  crucciato perch sembrava che Janice 
non volesse bene a sua madre. Arrivano a un compromesso: Rebecca June Angstrom.
...
.
...
 La via diritta viene spianata. Risulta che il signor Springer ha 
sempre pagato l'affitto dell'appartamento;  amico personale del 
padrone di casa e ha sistemato le cose senza turbare sua figlia. Ha 
sempre presentito che Harry sarebbe tornato, ma non ha voluto dirlo 
perch si sarebbe potuto sbagliare. Harry e Nelson tornano 
nell'appartamento e incominciano a mandare avanti la casa. Coniglio  
portato per i lavori casalinghi; gli piace la sensazione della 
polvere risucchiata nell'aspirapolvere, entro il tubo, fino al 
sacchetto di carta che quando  pieno di grigia lanugine fa aprire il 
coperchio dell'Electrolux, come un gentiluomo che si tolga il 
cappello. Come propagandista dello sbucciatore Magisbuccia era in 
fondo l'uomo adatto; ha un gusto istintivo per i piccoli congegni 
della civilt, i tritatutto e le affettatrici e le prese. Forse il 
primogenito dovrebbe sempre essere una femmina; Mim, che  nata dopo 
di lui in casa Angstrom, non  mai stata esposta direttamente al 
cuore luminoso della cucina, ma  sempre rimasta nella sua ombra per 
quanto concerneva i lavori di casa, e svogliata nell'assumersi la 
propria parte, divenuta poi la parte maggiore, in quanto lui era, in 
fin dei conti, un maschio. Coniglio presume che la stessa cosa 
accadr a Nelson e a Rebecca.
 Nelson gli  di aiuto. Pi vicino ormai ai tre anni che ai due, il 
bambino pu eseguire ordini che non lo obbligano a uscire dalla 
stanza, capisce che i suoi giocattoli vanno riposti nell'apposita 
cesta, e sente la felicit nella pulizia, nell'ordine, nella luce. La 
brezza di giugno sospira contro le zanzariere delle finestre da tempo 
chiuse. Il sole dissemina centinaia di T e di L scintillanti sulla 
reticella metallica. Dietro la finestra si vede in prospettiva Wilbur 
Street. I tetti di lamiera e catrame dei loro vicini, dolcemente 
corrugati dalle intemperie, luccicano con misteriosi grovigli di 
rifiuti, cartine di caramelle e piccole pozzanghere di pezzi di 
vetro, rifiuti che debbono essere caduti dalle nuvole o essere stati 
portati dagli uccelli su questa strada nel cielo, alberata da antenne 
della televisione e da comignoli antincendio. Vi sono, sul lato pi 
basso della strada, tre di questi tetti, inclinati come terrapieni 
per lo scolo dell'acqua piovana, tre ampi sporchi gradini che 
conducono a un orlo in basso dove cominciano le case migliori, le 
fortezze di stucco e mattoni, irsute di porticati e abbaini e 
parafulmini, custodite da conifere, protette da trattati con banche e 
studi legali. E' strano che siano state sovrastate da una fila di 
caseggiati; l'espansione della cittadina le ha frodate. Ma in una 
citt costruita contro una montagna, l'altezza  troppo comune per 
essere preziosa; pi in alto di tutto v' la cresta primitiva, il 
tenebroso quartiere povero della foresta separato dalla parte per 
bene della cittadina da una banda di viali non pavimentati, da 
fattorie derelitte, da un cimitero, e da alcune nuove e grezze zone 
di sviluppo edilizio. Wilbur Street  pavimentata per un isolato dopo 
la porta della casa di Coniglio, poi diventa una strada di fango e 
ghiaietta dopo le due brevi file di case coloniche costruite nel 1953 
su rossa terra posta a nudo dalle scavatrici e che ancor oggi 
fornisce scarso alimento agli steli d'erba dai quali  punteggiata. 
Il terreno diviene ancor pi ripido e incominciano i boschi.
 Stando di fronte alle finestre Coniglio pu spingere lo sguardo nella direzione opposta oltre la cittadina verso l'ampia valle coltivata, con il suo campo di golf. Pensa: "la mia valle, il luogo dove son nato". Le pareti con la carta da parati verde macchiata, i piccoli tappeti i cui angoli si ostinano a incurvarsi verso il basso, l'armadio a muro la cui porta urta contro il televisore, assenti dai suoi sensi per mesi, sono tornati con impeto inatteso. Ogni angolo si congiunge con un angolo ricordato nella sua mente; ogni screpolatura, ogni irregolarit della vernice, scatta contro una nicchia che esiste gi nel suo cervello. Ci aggiunge una nuova dimensione di lindore alle pulizie ch'egli sta facendo.
 Sotto il divano e le sedie e dietro le porte e nel basso spazio sotto le credenze in cucina, Coniglio trova pezzi di vecchi giocattoli che fanno la delizia di Nelson. Il bambino ricorda perfettamente i suoi tesori. "Questo me lo ha dato nonnina." Alzando tra le mani un'anatra di plastica che ha perduto le ruote.
 "E' stata lei?"
 "S, nonnina  stata."
 "Buona la nonnina no?"
 "S."
 "Sai una cosa?"
 "Cosa?"
 "La nonnina  la mamma della mamma!"
 "S. La mamma dov'?"
 "All'ospedale."
 "All'oppedale? Tonna venedd?"
 "Proprio cos. Torna venerd. Non sar contenta di vedere come 
abbiamo pulito tutto?"
 "S. Pap all'oppedale?"
 "No. Pap non  stato all'ospedale. Pap  stato via."
 "Pap via" gli occhi del bambino si spalancano e la bocca gli si 
piega verso il basso aperta, mentre egli contempla il concetto 
familiare di "via"; la seriet della cosa gli rende pi profonda la 
voce: "...tanto, tanto tempo". Allarga le braccia per misurare la 
lunghezza di quel tempo, le allarga a tal punto che le dita si 
incurvano all'indietro. E' la massima larghezza che possa misurare.
 "Ma pap non  pi via adesso, vero?"
 "No."
 Conduce con s Nelson in automobile il giorno in cui va a dire alla 
signora Smith che non potr pi lavorare in giardino. Il vecchio 
Springer gli ha offerto un impiego in una delle sue agenzie. I 
rododendri lungo lo scricchiolante viale d'accesso hanno un aspetto 
polveroso e arido con pochi mazzolini che ancora aderiscono ai rami 
accanto al verde chiaro di fronde nuove. La signora Smith viene 
personalmente ad aprire la porta. "S, s" va cantilenando, con un 
sorriso radioso sul viso bruno.
 "Signora Smith, questo  mio figlio Nelson."
 "S, s, come stai, Nelson, hai la stessa testa di tuo padre." 
Accarezza la testolina con la mano avvizzita come una foglia di 
tabacco. "Oh, mi lasci pensare. Dove ho messo quel barattolo di 
cioccolatini? Un cioccolatino lo pu mangiare, no?"
 "Credo di s, ma non si disturbi a cercarli."
 "Se voglio li cerco e come. Lei ha un difetto, giovanotto, non mi 
ha mai riconosciuto nessuna capacit." Trotterella via, alzando con 
una mano il davanti del vestito, e muovendo l'altra in aria dinanzi a 
s, come se stesse spazzando via ragnatele.
 Mentre  fuori della stanza, lui e Nelson rimangono in piedi a 
contemplare l'alto soffitto del salotto, le alte finestre con regoli 
sottili come linee tracciate con il gesso, attraverso i cui vetri, 
alcuni dei quali sono color lavanda, possono scorgere i pini e i 
cipressi che custodiscono il lontano confine della propriet. Dipinti 
pendono alle pareti splendenti. L'uno rappresenta, in colori scuri, 
una donna avvolta in una sciarpa di seta e intenta a litigare a quel 
che sembra, da come sta agitando le braccia, con un grosso cigno che 
si limita a starsene l e a spingere. A un'altra parete v' il 
ritratto d'una giovane donna vestita di nero seduta in atteggiamento 
spazientito su una sedia imbottita. Il suo viso, bench piuttosto 
quadrato,  bello, con una fronte resa triangolare dalla pettinatura. 
Tonde e bianche braccia le si incurvano in grembo. Coniglio si 
avvicina di alcuni passi per averne una visuale meno obliqua. La 
figura del ritratto ha quel corto, sbocciante labbro superiore che 
dona tanto a una fanciulla. Con una piega la quale fa s che un tocco 
di nero le si insinui tra le labbra. Sollevato come il petalo pi 
alto di un fiore. In tutto il corpo della fanciulla v' questa 
prontezza. Egli sente che sta per alzarsi dalla sedia e farsi avanti 
verso di lui con un cipiglio sulla fronte triangolare. La signora 
Smith tornando con una sfera di cristallo purpureo su uno stelo, 
simile a un calice, nota la direzione del suo sguardo e dice: "Una 
cosa che mi ha sempre infastidita, perch ha dovuto farmi parere cos 
irritabile? Non mi piaceva affatto, e lui lo sapeva. Era un piccolo 
italiano scaltro. Credeva di essere un intenditore in fatto di donne. 
Ecco". Si  avvicinata a Nelson con la sfera di cristallo in cui si 
trovano i cioccolatini. "Assaggia uno di questi. Sono cioccolatini di 
una volta, ma buoni come tutte le vecchie cose di questo mondo." 
Toglie il coperchio, un'emisfera di cristallo turchese, e lo tiene 
nella mano tremolante. Nelson si volta a guardare il padre e Coniglio 
gli fa segno di accettare e lui sceglie un cioccolatino avvolto in stagnola colorata.
 "Non ti piacer" gli dice Coniglio. "Ci troverai dentro una ciliegia."
 "Zitto" dice la signora Smith. "Lasci prendere al bambino quello 
che vuole." Cos il bimbetto, affascinato dalla stagnola, riprende il cioccolatino.
 "Signora Smith" incomincia Coniglio "io non so se il reverendo 
Eccles gliel'abbia detto, ma la mia situazione  cambiata e devo 
accettare un altro lavoro. Non potr pi aiutarla qui, mi dispiace."
 "S, s" ella dice guardando Nelson alle prese con la stagnola.
 "E' stato un vero piacere" egli continua. "Una specie di paradiso, come diceva quella signora."
 "Oh, quella stupida donna, Alma Foster" dice la signora Smith. "Con 
il rossetto sulle labbra che le arrivava sin quasi al naso. Non la 
dimenticher mai, povera anima. Una scervellata. Qua, bambino. Da' il 
cioccolatino alla signora Smith." Posa la sfera di cristallo su un 
tavolino rotondo di marmo sul quale si trova un vaso orientale pieno 
di peonie, toglie il cioccolatino dalla mano di Nelson e con un 
movimento agitato delle dita, come se cucisse, lo libera dalla carta. 
Il bambino rimane l a fissarla a bocca aperta; ella abbassa la mano 
tremante e gli infila il cioccolatino tra le labbra. Con una piega di 
soddisfazione in una guancia, si volta, lascia cadere la stagnola sul 
tavolino e dice a Coniglio: "Bene, Harry. Per lo meno abbiamo fatto fiorire i rododendri".
 "E' vero. E' cos."
 "Ha fatto piacere al mio Harry, lo so, ovunque si trovi."
 Nelson affonda i denti fino allo sciroppo della ciliegia che lo fa 
trasalire e la bocca gli si incurva nello sgomento. Una bava marrone 
gli scorre dall'angolo delle labbra e gli occhi di lui dardeggiano 
nell'immacolato salone. Coniglio si porta al fianco la mano a coppa e 
il bambino si avvicina silenziosamente, vi sputa l'intruglio, 
pezzetti di guscio di cioccolata e caldo sciroppo filamentoso e la ciliegia masticata.
 La signora Smith non si accorge di nulla. I suoi occhi con le iridi 
trasparenti di cristallo variegato, sembrano perforare quelli di 
Harry mentre ella dice: "E' stato per me un religioso dovere curare il giardino di Horace".
 "Sono certo che potr trovare qualcun altro. Le vacanze sono 
cominciate; sarebbe un lavoro ideale per qualche studente."
 "No" ella dice "no. Non ci penso neppure. L'anno prossimo non sar 
pi qui a veder rifiorire i rododendri di Harry. Lei mi ha tenuto in 
vita, Harry. E' la verit,  cos. Per tutto l'inverno ho lottato 
contro la tomba e poi in aprile ho guardato fuori della finestra ed 
ecco questo giovane alto che bruciava foglie e piante secche; ho 
capito allora che la vita non mi aveva abbandonata. Ecco quel che lei 
possiede, Harry: la vita. E' uno strano dono ed io non so come 
dovremmo servircene, ma so che non ne abbiamo altri e so che  
buono." Una pellicola di liquido pi denso delle lacrime le ha velato 
gli occhi di cristallo ed ella gli afferra il braccio sopra il gomito 
con i duri artigli bruni. "Un giovane bello e robusto" mormora, e gli 
occhi le tornano a fuoco mentre aggiunge: "Ha un bel figliolo. Abbia cura di lui".
 Vuol dire, forse, che dovrebbe essere fiero di suo figlio e aver 
cura di lui. L'abbraccio lo commuove; vorrebbe aver reagito con un 
"No" commosso al suo presentimento di morte. Ma ha la mano destra 
piena di cioccolato masticato che va sciogliendosi, e rimane l 
immobile e irrigidito, e la ode dire con voce tremula: "Arrivederci. 
Le auguro tutte le cose pi belle. Le auguro tutte le cose pi belle".
 Nella settimana che segue a questa benedizione, lui e Nelson sono 
molte volte felici. Vanno a far passeggiate nella cittadina. Un 
giorno assistono a una partita di softball giocata sul campo delle 
scuole medie da uomini che hanno visi scuri e rugosi di operai, in 
allegre tenute di flanella, una squadra ha il nome di una caserma di 
pompieri a Brewer e l'altra quello dell'associazione atletica 
Splendore, sono le stesse tenute, egli suppone, che ha veduto appese 
nella soffitta quella volta che ha dormito nel letto di Tothero. Il 
numero degli spettatori seduti sulle piccole tribune smontabili non 
supera di molto quello dei giocatori. Tutto intorno, dietro le 
tribune e la rete metallica che circonda il campo, ragazzetti in 
maglione si azzuffano, corrono e litigano. Lui e Nelson assistono ad 
alcune riprese mentre il sole si abbassa dietro gli alberi. Coniglio 
si sente inondato da un tepore antico, cartaceo, il sole obliquo 
sulle gote, i pochi spettatori disattenti, il chiacchierio ringhioso 
e innervosito, gli sbuffi di polvere sul giallo campo di gioco, le 
ragazze in calzoncini corti che passano indolenti con gelati di 
cioccolata. Brune gambe di adolescenti, spesse alle caviglie e lisce 
sulle cosce. Sono cos smaliziate, per lo meno lo  la loro 
epidermide. Ragazzi della stessa et, magri e secchi in giacchette di 
cotone e calzoni di tela, discutono frenetici per stabilire se 
Williams sia stato battuto o no. Mantle  diecimila volte pi bravo. 
Williams  dieci milioni di volte pi bravo. Coniglio e Nelson si 
dividono un'aranciata servita loro da un uomo in grembiule che si  
messo, con il suo banchetto, all'ombra. Il fumo del ghiaccio secco 
che s'alza dalla gelateria; il tac della chiusura metallica tolta 
dalla bottiglietta d'aranciata. Il dolciastro artificiale gli riempie 
il cuore. Cercando di avvicinare la bottiglia alle labbra, Nelson si 
versa l'aranciata sul petto.
 Un altro giorno vanno al parco dei divertimenti. Nelson ha paura 
delle altalene. Coniglio gli dice di tenersi forte e spinge con molta 
dolcezza, stando davanti, in modo che il bambino possa vederlo. 
Nelson ride, poi supplica: "Io scendee", si mette a piangere. "Io 
gi, io gi, pap." A furia di giocare nel recinto della sabbia, a 
Coniglio viene un lieve mal di capo. Nel padiglione, il tonfo delle 
palle di gomma sul pavimento e il ticchettare degli scacchi gli 
pungolano la memoria, e l'odore dimenticato di quello stretto nastro 
di plastica con il quale si intrecciavano braccialetti e catenelle 
per fischietti, e l'odore di colla e di sudore sui manubri degli 
attrezzi da ginnastica, gli giunge sulla brezza commisto ai mormorii 
dei bambini. Egli sente qual  la verit: quel che  uscito dalla sua 
vita ne  uscito per sempre; non v' ricerca che possa ricuperarlo. 
Non v' fuga che possa raggiungerlo. Era qui, sotto la cittadina, in 
questi odori e in queste voci, per sempre alle sue spalle. La cosa 
migliore che possa fare  sottomettersi al sistema e offrire a Nelson 
l'opportunit di passarvi attraverso, come fece lui, senza pensare. 
La pianezza ha fine quando diamo alla Natura il suo riscatto, quando 
generiamo figli per essa. Allora ha finito con noi e diveniamo, 
dapprima interiormente, poi esteriormente, rifiuti. Steli di fiori.
 Vanno a far visita a nonna Springer. Il bambino  felice; le vuol 
bene, e questo fa s che la donna piaccia anche a Coniglio. Bench 
ella tenti di litigare con lui, si rifiuta di controbattere, si 
limita ad ammettere tutto;  stato uno sporcaccione, un idiota, si  
comportato malissimo,  fortunato a non essere in carcere. In realt, 
non v' alcun mordente nell'aggressivit di lei. Anzitutto, c' l 
Nelson, e inoltre ella prova un gran sollievo per il fatto che lui  
tornato e ha paura di spaventarlo e di allontanarlo di nuovo. In 
terzo luogo, i genitori della moglie non possono giungere a te come i 
tuoi. Rimangono all'esterno, per quanto forte bussino, e hanno un che 
di distensivo e addirittura di comico. Lui e l'anziana signora si 
mettono a sedere nella veranda a vetri con le zanzariere e bevono t 
ghiacciato; ella poggia le gambe bendate su uno sgabello e i suoi 
piccoli gemiti, quando sposta il proprio peso, lo fanno sorridere. 
Sembra che sia venuto a far visita a una sciocca amica. Nelson e 
Billy Fosnacht sono in casa e giocano tranquilli. Sono troppo 
silenziosi. La signora Springer vorrebbe vedere che cosa sta 
succedendo, ma non vuole muovere le gambe; in preda al tormento, 
incomincia a brontolare dicendo che Billy Fosnacht  un bimbetto 
maleducato, e da questo argomento passa alla madre del bambino. La 
signora Springer non l'ha in simpatia, non si fida minimamente di 
lei; non si tratta soltanto degli occhiali da sole, bench li 
giudichi una cosa ridicola;  tutto il modo di fare insinuante di 
quella donna, il modo con il quale ha corteggiato Janice solo perch 
vedeva in lei la promessa di succosi pettegolezzi. "Figurarsi, veniva 
qui cos spesso che Nelson rimaneva affidato a me pi che a Janice; 
loro due se ne andavano al cinema tutti i giorni come studentesse 
liceali che non sono madri e non hanno alcuna responsabilit." 
Coniglio sa dai tempi della scuola che Peggy Fosnacht, allora Peggy 
Gring, porta gli occhiali da sole perch ha gli occhi affetti da un 
accentuato, umiliante strabismo divergente. Ed Eccles gli ha detto 
che la sua compagnia  stata di grande conforto a Janice nel penoso 
periodo ormai passato. Ma si guarda bene dal fare sia l'una che 
l'altra di tali obiezioni; ascolta soddisfatto, compiaciuto di essere 
unito alla signora Springer, loro due contro il mondo. I cubetti di 
ghiaccio nel t si sciolgono, rendendo la bevanda doppiamente debole; 
la conversazione di sua suocera gli lava le orecchie come il mormorio 
turbinoso di un ruscello. Cullato, lascia che le palpebre gli si 
abbassino, e un sorriso gli si insinua sul volto; dorme male la 
notte, solo, ed ora va appisolandosi nell'ampiezza erbosa della 
giornata, oziosamente beato, tornato infine, comodamente, alla rettitudine.
...
.
...
 In casa dei suoi, tutto si svolge molto diversamente. Lui e Nelson 
ci vanno una volta. Sua madre  irritata per qualche motivo; l'ira di 
lei gli sale alle narici non appena  alla porta, come uno strato di 
polvere posato su ogni cosa. Questa casa sembra misera e piccola dopo 
quella degli Springer. Che cos' a crucciare sua madre? Coniglio 
presume ch'ella lo abbia sempre difeso e in una rapida folata di 
confidenze le dice quanto sono stati straordinari gli Springer, come 
la signora Springer abbia in realt un cuore generoso e sembri 
avergli perdonato tutto, come il signor Springer abbia continuato a 
pagare l'affitto dell'appartamento ed ora gli abbia anche promesso un 
impiego in una delle sue agenzie di compravendita automobili. Ha 
quattro agenzie a Brewer e nelle vicinanze; Coniglio non aveva mai 
sospettato che la sua attivit si svolgesse su un piano cos vasto. E' 
un ignorante, in realt, ma un ignorante che, per lo meno, ha avuto 
successo; in ogni caso, pensa che lui, Harry Angstrom, se la sia 
cavata molto bene. Il naso duro e aquilino di sua madre, e gli 
occhiali appannati, luccicano rabbiosi. Ogni volta ch'ella si volta 
verso di lui dal lavandino, la sua disapprovazione lo trafigge. A 
tutta prima pensa che sia perch non l'ha mai cercata, ma se fosse 
cos la sua ira dovrebbe attenuarsi ora, anzich aumentare, visto che 
adesso  venuto a trovarla. Poi pensa che sia disgustata perch ha 
dormito con Ruth, perch ha commesso adulterio; di mano in mano che 
invecchia sta diventando sempre pi religiosa, e probabilmente 
continua a credere ch'egli abbia dodici anni, ma inaspettatamente sua 
madre fa esplodere tutto ci domandando brusca: "E che cosa sar 
della povera donna con la quale vivevi a Brewer?".
 "Lei? Oh,  in grado di provvedere a se stessa. Non si aspettava 
niente." Ma sente il sapore della propria saliva mentre lo dice. Il 
fatto che le labbra di sua madre possano accennare a Ruth fa s che la sua vita sembri intralciata.
 Le labbra di sua madre si assottigliano ed ella dice con una mossa 
affettata del capo: "Non sto dicendo niente, Harry. Non sto dicendo una parola".
 Invece, naturalmente, dice moltissimo, solo che lui non sa che cosa 
sia. Si pu trovare forse un'indicazione nel modo con il quale tratta 
Nelson. E' come se lo ignorasse, non gli offre giocattoli n lo 
abbraccia, si limita a dirgli: "Ciao Nelson" con un cenno breve della 
testa, e gli occhiali che riflettono cerchi bianchi di luce. Dopo la 
cordialit della signora Springer, questa freddezza sembra brutale. 
Nelson la sente e, taciturno e spaventato, si appoggia alle gambe del 
padre. Coniglio non sa che cos'abbia sua madre, ma certo non dovrebbe 
prendersela con un bambino di due anni; egli non ha mai sentito 
parlare di una nonna che si comporti in questo modo. E' vero, il 
semplice fatto che il povero bambino sia presente impedisce loro di 
conversare come erano soliti fare, quando sua madre gli raccontava 
qualcosa di molto buffo ch'era accaduto nel vicinato, e poi parlava 
di lui, rievocando le sue imprese di ragazzetto, dicendo come si 
esercitasse alla pallacanestro palleggiando per tutto il pomeriggio 
fino al cader dell'oscurit e come badasse sempre a Mim. Il fatto che 
Nelson sia a met Springer sembra uccidere tutto questo. 
Momentaneamente egli smette di voler bene a sua madre; bisogna essere 
pazzi per prendersela con un bimbetto che ha appena imparato a 
camminare. Vorrebbe dirle: "Si pu sapere che cos'hai? Ti comporti 
come se io fossi passato al nemico. Agisci come una pazza. Non lo sai 
che quello che ho fatto  la cosa giusta, e perch non mi lodi?".
 Ma non lo dice; ha un'ostinazione pari a quella di lei. Non parla 
quasi affatto, dopo aver detto che brava gente sono gli Springer non 
aggiunge altro. Si limita a rimanere l e con Nelson fa rotolare un 
limone avanti e indietro in cucina. Ogni volta che il limone devia 
verso i piedi di sua madre, Coniglio deve andare a prenderlo; Nelson 
si rifiuta. Il silenzio fa arrossire Coniglio, per se stesso o per la 
madre, non lo sa. Quando suo padre torna a casa, le cose non vanno 
molto meglio. Il vecchio non  irritato, ma guarda Harry come se non 
lo vedesse. Quel suo modo stanco di tenere ingobbite le spalle e 
quelle sue unghie sporche infastidiscono il figlio;  come se, 
volutamente, egli li facesse invecchiare tutti. Perch non si fa 
mettere denti falsi che gli si adattino? Muove la bocca come una 
vecchia. Ma c' almeno una cosa, suo padre si accorge della presenza 
di Nelson che, speranzoso, fa rotolare il limone verso di lui. Il 
vecchio lo rimanda al bambino. "Diventerai un campione come tuo pa'?"
 "Non pu, Earl" lo interrompe la moglie, e Coniglio  felice di 
udirne la voce, pensa che il ghiaccio si sia spezzato, finch non ode 
il resto. "Ha le mani piccole degli Springer." Queste parole, 
pronunciate in un tono duro come l'acciaio, strappano un fascio di scintille al cuore di Coniglio.
 "Pu e come, all'inferno" dice, e subito si pente di essere caduto 
nella trappola. Le dimensioni delle mani di Nelson non dovrebbero 
avere alcuna importanza. Ma si accorge invece che hanno importanza; 
non vuole che il bambino abbia le mani di Janice, e, se le ha - e se 
sua madre lo ha notato, probabilmente le ha - vuole un po' meno bene 
al bambino. Vuole un po' meno bene al bambino, ma odia sua madre 
perch lo costringe a questo. E' come se ella volesse demolire tutto, 
anche a costo di rimanere sotto le rovine. E ammira questo, questa 
sua volont di farsi odiare da lui, purch riceva il messaggio. Ma 
respinge il suo messaggio, lo sente sondargli il cuore e lo respinge. 
Non vuole ascoltare. Non vuole ascoltarla dire un'altra parola. Vuole 
soltanto andarsene serbando ancora un piccolo frammento del suo amore.
 Sulla porta di casa domanda al padre: "Mim dov'?".
 "La vediamo ben poco Mim, ormai" dice il vecchio. I suoi occhi 
offuscati sembrano infossarsi ed egli tocca il taschino della 
camicia, che contiene due penne a sfera e un pacchettino sporco di 
biglietti da visita e carte. Da alcuni anni a questa parte suo padre 
ha preso l'abitudine di fare pacchettini con biglietti da visita, 
liste di spese, ricevute e calendarietti; vi avvolge intorno elastici 
e li mette in varie tasche con una meticolosit da uomo anziano. 
Coniglio se ne va sconfortato da casa sua, con la sensazione di avere il cuore sbalestrato e decentrato.
 Le giornate passano senza difficolt finch Nelson  sveglio. Ma 
quando il bambino si addormenta, quando il suo faccino si affloscia 
nel sonno e il respiro entra ed esce tra labbra inerti che lasciano 
gocce di saliva sulle lenzuola del lettino, quando i suoi capelli si 
sventagliano in ciuffi sottili e la pelle perfetta delle gote 
grassocce, svuotata d'ogni animazione, giace sigillata sotto un 
rossore acceso, allora in Harry si spalanca un vuoto morto, ed egli 
si impaurisce. Il sonno del bambino  cos profondo e pesante ch'egli 
teme possa spezzare la membrana della vita e farlo precipitare 
nell'oblio. A volte si china sul lettino e solleva il corpo di suo 
figlio, solo per rassicurarsi con il suo tepore e con l'annaspante 
protesta delle molli membra abbandonate in disordine.
 Gironzola nell'appartamento accendendo tutte le lampade e il 
televisore, bevendo ginger ale e sfogliando vecchi numeri di Life, 
afferrando qualsiasi cosa con cui riempire la sua solitudine. Prima 
di andare a letto egli stesso, mette Nelson in piedi davanti alla 
toletta, facendo scorrere l'acqua e accarezzandogli il sederino teso 
e nudo finch la pip non zampilla dal sonno disturbato del bambino e 
non cade a spruzzi disuguali nella tazza. Poi egli avvolge un 
pannolino intorno a Nelson, lo riporta nel lettino e si fa forza per 
superare d'un balzo l'abisso profondo tra questo momento e quello in 
cui, nella lanuginosa luce obliqua del sole mattutino il bambino 
apparir, risuscitato, con il pannolino zuppo, accanto al letto 
matrimoniale, battendo la manina, in via sperimentale, sul viso di 
suo padre. A volte va a letto, e allora la tela umidiccia e fredda 
che gli d una scossa alla pelle gli fa provar la sensazione di 
tornare a una riva compatta e bagnata. Coniglio non sa che farsi del 
periodo di tempo intermedio. Ma l'incalzare del suo desiderio di 
superarlo, lo ostacola. Giace a letto diagonalmente, in modo che i 
piedi non sporgano fuori, e lotta contro la sensazione di rovesciarsi 
che  in lui. Come una barca senza timone continua a strusciare 
contro gli stessi scogli: lo spiacevole comportamento di sua madre, 
lo sguardo d'abbandono di suo padre, il silenzio di Ruth l'ultima 
volta che sono stati insieme, il mutismo oppressivo di sua madre, che 
cosa le  preso? Si gira sullo stomaco e ha l'impressione di guardar 
gi in un mare senza fondo, sempre e sempre pi gi, dove scogli 
frastagliati e incrostati gesticolano in ciechi cenni di richiamo. La 
buona, cara Ruth nella piscina. Quel buffone di Harrison che si dava 
da fare per mettersi in mostra con il vestito elegante, figlio di 
puttana. La piccola mano molle e sozza di Margaret che schiocca sulla 
bocca di Tothero e Tothero che giace l con la lingua che sporge e si 
sposta sotto occhi ammiccanti gelatinosi. No. Non vuole pensare a 
questo. Si volta supino nel letto caldo e asciutto e la sensazione di 
rovesciarsi ritorna pi acuta. Pensa a qualcosa di piacevole. 
Pallacanestro e l'odore di sidro in quella piccola scuola al confine 
della contea, Oriole High, ma  cos lontana nel tempo che non riesce 
a ricordare nulla di pi dell'odore di sidro e degli spettatori 
seduti sul palcoscenico. Ruth nella piscina; come galleggiava 
nell'acqua senza peso, arrotondata dall'acqua, scivolando 
all'indietro attraverso l'acqua, a occhi chiusi, e poi, uscita 
dall'acqua, con l'asciugatoio, e lui che dal basso le guardava le 
gambe e i peli segreti e poi il viso di lei accanto al suo, enorme e 
giallo e immobile: morta. No. Deve cancellare dalla sua mente Tothero 
e Ruth, entrambi gli rammentano la morte. Fanno crescere da un lato 
questo vuoto della morte e dall'altro la minaccia di Janice che sta 
per tornare a casa; ecco cos' a dargli la sensazione di rovesciarsi, 
di pencolare. Bench giaccia l solo si sente premuto da una folla, 
da tutte queste persone che si preoccupano per lui, non tanto i loro 
visi o le loro parole quanto le loro mute, dense presenze, che 
spingono nell'oscurit come scogli sott'acqua e sotto a tutto, come 
un lieve acuto canticchiare, la strizzatina d'occhio della moglie di 
Eccles. Quella strizzatina d'occhio. Che cosa aveva significato? 
Null'altro che un cenno scherzoso nell'intrico sulla porta, con la 
bambina discesa in mutandine e magari lei conscia del fatto ch'egli 
le stava guardando le unghie dei piedi, un breve ammiccare 
dell'occhio, come a dirgli, Vada, buona fortuna, o era stato uno 
spiraglio di luce che in un buio corridoio gli diceva vieni, entra? 
Buffo scaltro donnino lentigginoso, avrebbe dovuto stenderla, con 
quel costante canticchiare acuto che lo infastidiva, sin da quando 
ella aveva davvero desiderato di essere stesa l'ombra dei due 
cocuzzoli appuntiti del reggipetto, in una stanza piena di luce 
abbassa i calzoncini corti sulle cosce dalla pelle infantile grasse 
natiche due globi bianchi appesi nella luce Freud nel salotto dalle 
pareti bianche con acquarelli di canali; vieni qui tu, padre 
primitivo, canali, sul divano ella siede si apre come due bianchi 
cancelli spalancati... che bel torace hai e qui e qui e qui. Si gira 
e il lenzuolo asciutto  il tocco delle mani ansiose di lei, ed egli 
si allunga dal velluto peloso, pieghe attraverso le quali si gonfiano 
le grosse vene e fa quel che deve fare con la mano chiusa ed esperta 
per fare cessare il canticchiare acuto e si rilassa per il sonno. La 
dolce schiuma d'una donna. La inchioda. Passa attraverso il diamante 
che gli si leva sul capo e arriva dall'altra parte bagnato. Che 
sciocchezza. E' pentito. Buffo, dove si trova il bagnato, non dove si 
sarebbe potuto credere, sul lenzuolo di sopra anzich su quello di 
sotto. Appoggia la gota su un punto fresco del cuscino. Pencola meno, 
ora che ha disfatto Lucy. I bianchi contorni di lei si sfanno come 
spaghi districati. Deve dormire. Il pensiero della spiaggia lontana 
che va avvicinandosi  come un grumo ostinato sul suo scivolare. 
Pensare a cose piacevoli. Di tutta la sua rammemorata esistenza 
l'unico luogo che affiori e nel quale possa rimanere senza che il 
terreno si tramuti in volti ch'egli va calpestando  quello spiazzo 
davanti al ristorante nella Virginia Occidentale dopo che vi era 
entrato a bere una tazza di caff la notte in cui aveva guidato la 
macchina sin laggi. Ricorda le montagne tutto intorno come un anello 
di sagome ritagliate contro il blu del cielo notturno sbiancato dalla 
luna. Ricorda il ristorante con le finestre dorate come i finestrini 
dei tram che andavano da Mount Judge a Brewer quando era bambino e 
l'aria, gelida ma ammorbidita dall'inizio della primavera. Ode i 
passi che picchiettavano alle sue spalle sull'asfalto, e vede la 
coppia in corsa verso l'automobile, le mani intrecciate. Una delle 
ragazze rosse di capelli che si trovavano nel ristorante, con le 
chiome sciolte come alghe marine. E proprio l, sembra, ha voltato 
nella direzione sbagliata, proprio l avrebbe dovuto continuare, loro 
volevano guidarlo e avrebbe dovuto continuare, e gli pare, in quel 
suo stato di disgregazione, di aver continuato, di continuare 
tuttora, come una nota musicale che per tutto il tempo durante il 
quale viene tenuta sembra viaggiare pur rimanendo sempre nello stesso 
posto. Su questa nota scivola nel sonno.
 Ma si desta prima dell'alba, di nuovo con la sensazione di 
rovesciarsi, spaventato sul letto vuoto, con il terrore che Nelson 
sia morto. Cerca di insinuarsi ancora furtivo nel sogno che stava 
facendo ma quel terrore da incubo si dilata e infine egli si alza e 
va a sentir respirare il bambino e poi urina con un lieve dolore e 
torna su un letto le cui pieghe incominciano ad essere tratteggiate 
da nere linee dai primi fremiti della luce. Su questa rete si 
distende e ruba le ore rimaste prima che il bambino venga a lui affamato e freddoloso.
 Janice torna a casa venerd. Durante il primo giorno la presenza 
della bambina colma l'appartamento come una piccola incensiera colma 
una cappella. Rebecca June giace in una culla di vimini intrecciati 
verniciata di bianco e appoggiata su un sostegno a dondolo. Quando 
Coniglio va a guardarla, per accertarsi che sia l, la vede chiss 
perch confusamente, come se la bambina non avesse raccolto in se 
stessa la forza che crea un profilo. La gota voltata di lei, priva 
del rosso acceso ch'egli ha scorto in clinica,  variegata di grigio 
di giallo e di azzurro, marezzata come i palmi delle sue mani, quando 
non si sente bene; allorch Janice allatta Rebecca, chiazze gialle le 
scaturiscono sul seno, come facendo eco alle pi chiare sfumature di 
questo colore sulla pelle della bambina. L'accostamento mammella-viso 
della bambina compone una simmetria globulare alla quale tanto lui 
quanto Nelson vorrebbero attaccarsi. Quando Rebecca succhia, Nelson 
si agita, si arrampica contro di loro, infila le dita nello spiraglio 
tra le labbra della bambina e la mammella della madre e, rimproverato 
e respinto, gironzola intorno al letto intonando, promessa udita alla 
televisione: "Topo forte  in arrivo". Coniglio, in quanto a lui, ha 
piacere di stendersi accanto a loro e di contemplare Janice che 
manipola le proprie mammelle gonfie, la cui bianca pelle  lucente di 
pienezza. Ficca i grossi capezzoli come un'arma nella cieca bocca 
tutta vesciche, che s'apre e si attacca con una rapidit da uccello. 
"Ahi!" Janice trasale e poi le glandole dietro le labbra della 
bambina incominciano a gorgogliare all'unisono con le glandole di lei 
che producono il latte; la simmetria  stabilita; il viso di Janice 
si distende in un sorriso rivolto in basso. Tiene un pannolino contro 
l'altro seno, tamponando il latte sciupato che trasuda per simpatia. 
In questi primi giorni, ben riposata e curata dalla clinica, ha pi 
latte di quanto non ne possa succhiare la bambina. Lo perde tra una 
poppata e l'altra; vi sono due macchie rigide sui corpetti di tutte 
le sue camicie da notte. Quando Coniglio la vede nuda, completamente 
nuda tranne la fascia elastica che mantiene a posto l'assorbente 
Modess, con l'inguine rasato e rigonfio e soffice, tutto lo stomaco 
gli si muove nello scorgerne i seni impetuosi, eretti dalla tensione 
del latte, protesi dal corpo snello, lucenti come frutti venati di 
verde dalle punte increspate e purpuree. Strapiombante, bendata, 
Janice si muove con cautela, come se potesse traboccare, come se 
fosse una giara. Bench con la bambina adoperi i propri seni senza 
pudore, attrezzi simili alle mani, dinanzi allo sguardo di lui  
ancora timida, e rapida a coprirsi se egli la osserva troppo 
apertamente. Ma Coniglio sente una differenza tra il presente e i 
giorni in cui si amavano per la prima volta, lui a occhi chiusi, 
compiendo insieme la velata obliqua discesa l'uno nell'altro. Ora, 
Janice  di quando in quando noncurante, esce dal bagno nuda, lascia 
pendere le bretelline mentre sazia la bambina, sembra accettare se 
stessa, con gratitudine casuale, come una macchina, una bianca, 
duttile macchina per amare, partorire, allattare. Anche Coniglio 
trabocca; un amore denso e dolce gli appesantisce il petto, e la 
vuole... solo un breve contatto, sa come ella non sia altro che una 
ferita sanguinante, ma solo un contatto breve, quanto basta per 
liberarsi del proprio latte, per darlo a lei. Bench nella trance 
dell'etere ella abbia parlato di fare all'amore, a letto gli volta le 
spalle, e dorme con una pesantezza che sembra imbronciata. Coniglio 
le  troppo grato,  troppo fiero di lei per disubbidirle. In un 
certo senso, in questa settimana, l'adora.
 Eccles viene a trovarli e dice che spera di vederli in chiesa. Il 
loro debito nei suoi confronti  cos grande che riconoscono di dover 
andare; sarebbe simpatico che uno di loro almeno si facesse vedere in 
chiesa. Quest'uno dev'essere Harry. Janice non pu; con questa 
domenica fanno nove giorni che  uscita dalla clinica e poich Harry 
ha assunto da luned il suo nuovo impiego, incomincia a sentirsi 
esausta, debole e maltrattata. Harry  contento di andare nella 
chiesa di Eccles. Non soltanto per affetto nei riguardi del pastore, 
bench provi anche questo; ma perch si considera felice, fortunato, 
privilegiato, perdonato, e vuole ringraziare di tutto ci. La sua 
sensazione che esista un mondo invisibile  istintiva, e un numero 
pi grande di quanto non si possa sospettare delle sue azioni 
costituisce una transazione con tale certezza. Indossa il nuovo 
vestito grigio ed esce alle undici meno un quarto in una vasta 
azzurra mattinata di domenica, un giorno prima del solstizio 
d'estate. Dall'appartamento di Ruth ha sempre invidiato le persone 
che sfilavano in chiesa, ed ora  uno di esse. Lo aspetta la prima 
ora in tutta la settimana durante la quale non si trover con uno 
Springer: o con Janice in casa, o con il padre di lei, al lavoro. Il 
compito che gli  stato affidato all'agenzia  abbastanza semplice, 
bench non gli piaccia mentire. Verso la met del pomeriggio si sente 
spossato. Si vedono quei ferrivecchi arrivare dopo aver percorso pi 
di centoventimila chilometri, con pistoni cos consumati che l'olio 
vi scorre addirittura attraverso, e dopo che i macinini sono stati 
lavati e che il contachilometri  stato portato indietro, senti te 
stesso dire che costituiscono un vero affare, che appartenevano a un 
tale il quale aveva due macchine e non hanno percorso neppure 
cinquantamila chilometri. Domander perdono.
 Odia tutte le persone che incontra per la strada in sporchi abiti 
da lavoro, come se propagandassero la loro convinzione che il mondo 
si inarca su un pozzo, che la morte  definitiva, che il filo 
vagabondo della sua fede non conduce a nulla. Di conseguenza, sente 
di voler bene a quelli vestiti per andare in chiesa; il vestito serio 
e ben stirato di uomini imponenti d sostanza e rispettabilit alle 
sue furtive sensazioni dell'invisibile; i fiori sui cappellini delle 
loro mogli sembrano incominciare a renderlo visibile; e le loro 
figliole sono esse stesse integri fiori, il corpo di ciascuna  un 
singolo fiore, con petali di tulle e gale, uno sbocciare di fede, per 
cui anche la pi bruttina, compressa come in un panino imbottito tra 
i genitori dalla carnagione olivastra e dalle braccia ossute, incede 
agli occhi di Coniglio radiosa di bellezza, la bellezza della fede, 
avrebbe voglia di baciar loro i piedi tanto  grato; lo liberano dal 
timore. Quando entra in chiesa,  troppo esaltato dalla felicit per 
poter chiedere perdono. Mentre si inginocchia nella panca su un rosso 
sgabello che  imbottito, ma non abbastanza per impedire che il suo 
peso gli pizzichi dolorosamente le ginocchia, la testa gli ronza di 
gioia, il sangue gli affluisce rapido al capo, e le poche parole che 
riesce ad articolare, "Dio", "Rebecca", "grazie", oscillano incongrue 
su insensate ondate di letizia. E' circondato da persone che 
conoscono Dio;  entrato in un campo fiorito. Quando torna a sedersi, 
la testa davanti a lui attrae il suo sguardo. Una donna con un largo 
cappello di paglia. Pi piccola della media, con strette spalle 
lentigginose, giovane, probabilmente, bench le donne tendano a 
sembrare pi giovani se vedute di spalle. Il cappello di paglia  
tanto fresco, tanto piacevole. Il modo che ha di amplificare la pi 
lieve inclinazione del capo, il modo che ha di tramutare le ciocche 
di capelli biondi sulla nuca in una sorta di sbirciante segreto 
ch'egli solo conosce. La donna  davvero giovane; la fine, bianca 
peluria, invisibile tranne che nei punti in cui viene posta in 
risalto dalla luce, dona al collo e alle spalle un che di lambente 
che  lieve e si sposta di continuo. Coniglio sorride ricordando come 
Tothero avesse detto che le donne sono rivestite dappertutto di peli. 
Si domanda se Tothero sia morto e si affretta a pregare che non sia 
cos. Lo prende un'impazienza che la donna si volti, in modo da 
poterne vedere il profilo sotto l'orlo del cappello, una gran ruota 
solare intrecciata, guarnita con un arco di violette di carta. La 
donna si volta per guardare qualcosa accanto a s; Coniglio trattiene 
il respiro; la pi sottile falce di luna d'una gota risplende e di 
nuovo rimane eclissata. Un nastro rosa salta su accanto alla spalla 
di lei. Egli fissa il visetto inquisitivo, deliziato, della piccola 
Joyce Eccles. Mentre l'organo innalza le sue note accompagnando la 
funzione, le brancolanti dita di Coniglio cercano il libro degli 
inni;  la moglie di Eccles a levarsi a portata del suo braccio.
 Eccles si fa avanti nella navata strascicando i passi dietro un 
diluvio di accoliti e di coristi. Dietro la balaustra dell'altare ha 
un'aria distratta e imbronciata, remota e insostanziale e rigida, 
come una bambola giapponese nei suoi addobbi. La voce affettata, 
dalle pie inflessioni nasali, con la quale intona le preghiere, desta 
in Coniglio un'impressione sgradevole; v' qualcosa di sgradevole in 
tutta la funzione episcopale, con i suoi strenui alti e bassi, le sue 
petizioni in scatola, i brevi, rapidi inni. L'inginocchiatoio lo 
tormenta; gli dolgono le reni; aggancia il gomito alla spalliera 
della panca che ha di fronte per evitare di cadere all'indietro. 
Sente la mancanza della familiare liturgia luterana, incisa nel suo 
cuore come un'iscrizione logorata dal tempo. In questa funzione 
commette errori assurdi, ostacolato da quelle che sembrano volute 
dislocazioni di culto. Sente che troppo  fatto dipendere dalla 
questua. Non ascolta quasi affatto la predica.
 La predica riguarda i quaranta giorni nel deserto e il colloquio di 
Ges con il demonio. Riveste qualche importanza per noi, qui, ora, 
questo episodio? Nel ventesimo secolo. Negli Stati Uniti d'America. 
S. Esiste un senso in cui tutti i cristiani debbono avere colloqui 
con il demonio, debbono rendersi conto dei suoi sistemi, debbono 
udirne la voce. La tradizione che sta dietro a questa leggenda  
molto antica,  stata tramandata di bocca in bocca dai primi 
cristiani. Il suo significato pi vasto, il suo pi alto significato, 
Eccles lo interpreta cos: sofferenze, privazioni, sterilit, stenti, 
miseria, tutte queste cose costituiscono una parte indispensabile 
dell'educazione, l'iniziazione, per cos dire, di tutti coloro che 
vogliono seguire Ges Cristo. Eccles lotta sul pulpito contro il 
guaito che ha nella voce. Le sopracciglia gli guizzano come se 
fossero infilzate su ami. Il suo  un predicare sgradevole e forzato, 
contorto, in qualche modo; guida l'automobile con una religiosit pi 
disinvolta. Nei paramenti sembra il sinistro sacerdote d'un fosco 
mistero. Harry non apprezza affatto l'aspetto tenebroso, intricato, 
viscerale, del cristianesimo, la qualit transeunte di esso, il 
passaggio nella morte e la sofferenza che redime e capovolge queste 
cose, come un ombrello che si rovesci. Gli fa difetto la sollecita 
volont di seguire la linea retta comunque essa gli guardi nella retina.
 La gota accesa di Lucy Eccles scompare e riappare alla vista di 
sotto lo scudo di paglia. La bambina, nascosta - tutta tranne il 
nastro sui capelli - dietro la spalliera della panca, le bisbiglia 
qualcosa, probabilmente che lui si trova dietro di loro. Tuttavia la 
donna non volta mai la testa a guardarlo. Questa inutile umiliazione 
lo eccita. Il massimo che possa scorgere  il profilo di lei; la 
soffice piega nel mento si approfondisce quando ella guarda 
accigliata la bambina accanto a s. Indossa un vestito le cui sottili 
righe azzurre si incontrano lungo le cuciture formando numerose 
aguzze V. il tessuto elegante e la scollatura del vestito sulle 
spalle stridono con la chiesa eppure le si sottomettono; v' qualcosa 
di sessuale nell'immobilit della donna in chiesa, nella sua 
ubbidienza alla virile, solidificata, rigida disciplina 
ecclesiastica. Egli si lusinga che in realt l'attenzione di Lucy 
getti all'indietro le radici, verso di lui. Contro il severo mosaico 
di teste scure, di vetri colorati, di ingiallite lapidi commemorative 
alla parete, e di legni laboriosamente scolpiti e incisi, i capelli e 
la pelle e il cappello di lei splendono isolati, e le loro differenze 
di colore sono come sfumature di luminosit entro un'unica fiamma.
 Per cui, quando la predica cede il posto a un inno, e la nuca 
luminosa di Lucy si china per ricevere la benedizione, e il nervoso 
momento di silenzio passa, ed ella si alza e si volta verso di lui,  
deludente vederne il viso con la sua acuta costellazione di punti - 
occhi e narici e lentiggini e le tese lievi fossette che imprimono 
una tensione sarcastica agli angoli della bocca. Il fatto che ella 
abbia una espressione facciale lo scandalizza lievemente; la luminosa 
immagine che ha goduto per un'ora non sembrava capace di restringersi cos rapidamente in una piccola creatura.
 "Ehi. Salve" dice Coniglio.
 "Buongiorno" ella dice. "Lei  l'ultima persona al mondo che mi aspettassi di vedere qui."
 "Perch?" Gli fa piacere che Lucy pensi a lui come a una possibilit estrema.
 "Non saprei. Lei non sembra tipo da legarsi a istituzioni, ecco tutto."
 Coniglio le osserva gli occhi aspettandosi che gli faccia di nuovo 
l'occhiolino. Non crede pi a quello della prima volta, settimane fa. 
Lucy ricambia lo sguardo, poi abbassa gli occhi. "Ciao, Joyce" dice lui. "Come stai?"
 La bimbetta si ferma e si nasconde dietro la madre, che continua a 
manovrare lungo il passaggio tra i banchi, camminando a passetti 
brevi e uguali, distribuendo sorrisi luminosi ai volti del gregge. 
Coniglio non pu che ammirarne la diplomazia sociale.
 Sulla porta della chiesa Eccles afferra la mano di Harry con la sua 
ampia stretta, una stretta calda che si intensifica nel momento in 
cui dovrebbe allentarsi. "E' una felicit vederla qui" dice, 
trattenendolo. Coniglio sente tutta la fila di gente alle sue spalle ingobbirsi e spingere.
 "E' stato un piacere" dice. "Bellissima predica."
 Eccles, che lo ha scrutato con un sorriso febbrile e un rossore che sembra di scusa, ride; gli si scorge per un attimo il palato, poi allenta la stretta.
 Harry lo ode dire a Lucy: "Tra un'ora circa".
 "L'arrosto  gi in forno. Lo vuoi freddo o stracotto?"
 "Stracotto" risponde lui. Solennemente prende la minuscola mano di 
Joyce e dice: "Come sta, signora Pettigrew? Che splendida cera ha 
stamane!".
 Stupito, Coniglio si volta e vede che la grassa signora dopo di lui 
nella fila  anch'ella stupita. Sua moglie ha ragione, Eccles  
indiscreto. Lucy, seguita da Joyce, gli cammina accanto. Il cappello 
di paglia gli arriva alla spalla. "Ha qui l'automobile?"
 "No. E lei?"
 "No. Ci accompagni."
 "Okay." La proposta  cos audace che non deve nascondere nulla; 
ciononostante, la corda d'arpa ch'egli ha nel petto e che  accordata 
a lei, incomincia a vibrare. Luce solare tremola attraverso gli 
alberi; nelle vie e nei tratti non in ombra del marciapiede, discende 
con un peso ampio e asciutto. Ha perduto la granulosa lattiginosit 
del sole mattutino. Frammenti di mica scintillano sul marciapiede; i 
cofani e i finestrini delle automobili in corsa chiazzano l'aria con 
bianchi riflessi. Ella si toglie il cappello e scuote i capelli. La 
folla ch'era in chiesa si dirada alle loro spalle. Le foglie ceree, 
dallo spessore nuovo, degli aceri piantati lungo l'orlo del 
marciapiede, li coprono ritmicamente di fronde; nei larghi varchi di 
sole, il viso di Lucy, la sua gonna, hanno un che di bianco; il 
fruscio dei motori, il cigolare di un triciclo, il tintinnare d'una 
tazza e d'un piattino in una casa, sono suoni che gli giungono, si 
direbbe, lungo una scintillante sbarra d'acciaio. Mentre proseguono, trema nella luce che sembra la luce di lei.
 "Come stanno sua moglie e la bambina?" ella domanda.
 "Bene. Proprio bene."
 "Meglio cos. Le piace il suo nuovo lavoro?"
 "Non molto."
 "Oh. Questo  un brutto segno, no?"
 "Non saprei. Non credo che si debba amare il proprio lavoro. Se lo si amasse, non sarebbe pi un lavoro."
 "Jack ama il suo lavoro."
 "Allora non  un lavoro."
 "E' quello che dice lui. Dice che non  un lavoro, come vorrei 
considerarlo io. Ma sono certa che lei conosce meglio di me il suo 
modo di pensare."
 Coniglio sa ch'ella lo sta stuzzicando, ma non se ne d per inteso, 
e freme gi tutto, del resto. Lucy soggiunge: "Ma naturalmente io 
noto le differenze". La voce di lei si arricciola seccamente al 
termine della frase; il suo labbro inferiore si sposta di lato.
 Che cosa c'? Ha la sensazione di toccare cristallo. Non sa se 
stiano parlando di sciocchezze o se stiano creando un codice, la 
chiave dei significati pi profondi. Non sa se ella sia una civetta 
consapevole o inconsapevole. Ha sempre pensato che quando l'avesse 
riveduta le avrebbe parlato con fermezza, dicendole che l'ama, o 
qualcosa di altrettanto franco, tale da porre a nudo la verit; ma la 
presenza di lei lo ammutolisce; il suo alito appanna il cristallo ed 
egli incontra difficolt a pensare qualcosa da dire, e quel che dice 
 stupido. Sa una sola cosa: al di sotto di tutto, al di sotto della 
loro mente e della situazione in cui si trovano, ha, come si pu 
essere in possesso di un lontano pezzo di terra per averlo ereditato, 
il predominio su di lei, e sa che nella sua intima struttura, nella 
disposizione dei capelli, dei nervi, delle vene sottili, ella  
preparata a questo predominio. Ma tra tale preparazione e lui si frappone tutto quel che pu esistere di ragionevole.
 Le domanda: "Quali, ad esempio?".
 "Oh... ad esempio il fatto che lei non teme le donne."
 "E chi le teme?"
 "Jack."
 "Lei crede?"
 "Naturale. Con le anziane e con le adolescenti va perfettamente 
d'accordo; quelle che lo vedono con il colletto clericale. Ma delle 
altre  molto sospettoso; non gli piacciono. Dentro di s pensa 
addirittura che non dovrebbero venire in chiesa. Vi portano un odore 
di bambini e di letto. Questa diffidenza non esiste soltanto in Jack; 
esiste nel cristianesimo. E' davvero una religione molto nevrotica."
 Chiss perch, quando ella mette in mostra le proprie idee in fatto 
di psicologia, la cosa sembra cos stupida ad Harry che la sensazione 
di essere stupido lo abbandona. Scendendo dall'orlo alto del 
marciapiede, la prende sottobraccio. Mount Judge, costruita sul 
versante del monte,  piena di alti marciapiedi dai quali solo a 
stento le donne riescono a scendere con grazia. Il nudo braccio di lei gli rimane fresco tra le dita.
 "Non vada a dir questo ai parrocchiani" egli osserva.
 "Vede? Si esprime proprio come Jack."
 "E' un bene o un male?" Ecco. Gli sembra che questo metta alla 
prova il suo bluff. Dovr pur rispondergli "bene" o "male" e saranno 
cos al bivio della strada.
 Ma Lucy non risponde nulla. Egli sente quando debba dominarsi per 
tacere;  abituata a rispondere. Salgono sul marciapiede opposto e, 
goffamente, le lascia andare il braccio. Bench sia goffo, v' ancora 
in lui quella sensazione di essere rannicchiato contro una struttura ricettiva, di adattarsi ad essa.
 "Mammina?" domanda Joyce.
 "Che cosa vuoi?"
 "Cosa vuol dire rotica?"
 "Rotica. Oh. [Nev]rotica. E' quando si  un po' malati in testa."
 "Come un raffreddore di testa?"
 "Be', s, in un certo senso. Ha pressappoco la stessa gravit. Non 
stare a preoccupartene, tesoro. E' una cosa che hanno quasi tutti. 
Tranne il nostro amico, il signor Angstrom."
 La bimbetta alza gli occhi su di lui oltre le cosce della madre, 
con un largo sorriso di consapevole impudenza. "E' cattivo" dice.
 "Non molto" dice sua madre.
 In fondo al muro di mattoni del Rettorato  rimasto abbandonato un 
triciclo azzurro e Joyce corre avanti e vi sale e si allontana sul 
triciclo con il suo soprabitino celeste chiaro della domenica e il 
nastro rosa sui capelli, tra un cigolio metallico, filando nell'aria 
filamenti ventriloqui di suono. Allora Lucy domanda: "Vuole 
entrare?". Aspettando la risposta, gli contempla la spalla; dal punto 
di vista di lui, le bianche palpebre le nascondono gli occhi. Ha le 
labbra dischiuse e la lingua, glielo dice un movimento della 
mascella, le tocca il palato. Nel sole di mezzogiorno i lineamenti 
risaltano netti e il rossetto sulle labbra appare screpolato. 
Coniglio riesce a scorgere la mucosa interna del labbro inferiore 
umida contro i denti. Una folata ritardata della predica, quel suo 
sapore di travagliata esortazione, come una polverosa raffica di 
vento dal deserto, passa attraverso di lui, accompagnata in modo 
grottesco da una visione del seno di Janice, venato di verde, tenero. 
Questa perfida insignificante donna vuole strapparlo a loro.
 "No, grazie, davvero; non posso."
 "Oh, andiamo. E' venuto in chiesa, merita una ricompensa. Accetti una tazza di caff."
 "No, senta." Le parole gli escono dalle labbra con dolcezza eppure 
in qualche modo grosse. "Lei  una delizia, ma mi sono rimesso con 
mia moglie, adesso." E le sue mani, alzandosi dai fianchi in un gesto 
vago di spiegazione, fanno s ch'ella indietreggi rapida di un passo.
 "Chiedo scusa."
 Non  conscio di nulla tranne che del piccolo settore picchiettato 
delle sue iridi verdi come carta velina lacerata intorno ai punti 
neri delle pupille; poi osserva il tondo e teso sedere di lei 
sobbalzare su per il viale d'accesso. "Grazie, in ogni modo" le grida 
dietro con una voce cava senza coraggio. Paventa di essere odiato. 
Ella sbatte la porta dietro di s con tanta violenza che il martello 
batte da solo nella veranda deserta.
 Coniglio torna a casa cieco alla luce del sole. Si  arrabbiata 
perch lui ha respinto una proposta, o perch le ha lasciato capire 
di credere che ella gliene avesse fatta una? O  stato un misto di 
questi due opposti a svelarla in qualche maniera a se stessa? Sua 
madre, colta a un tratto in qualche sua confusione, andrebbe in 
collera nello stesso modo. Comunque stiano le cose, egli sorride; si 
sente alto ed elegante e capace mentre cammina a gran passi sotto gli 
alberi con il vestito della festa. Rifiutata o fraintesa, la moglie 
di Eccles lo ha rinvigorito e torna a casa disposto a una fredda concupiscenza.
...
.
...
 Il suo desiderio di fare all'amore con Janice  come un piccolo 
angelo appesantito per tutto il giorno da ali di piombo. La bambina 
si lamenta rauca instancabilmente. Giace nella culla durante l'intero 
pomeriggio e produce un suono esasperante di tensione, hnnnnnnn nnah 
ah ah nnnnnh, un caparbio, debole grattare contro qualche porta 
interna. Che cosa vuole? Perch non dorme? Coniglio  tornato a casa 
dalla chiesa con qualcosa di prezioso per Janice e continua a 
sentirsi impedito di darglielo. Il suono diffonde timore 
nell'appartamento. Fa dolere lo stomaco a Coniglio; quando egli 
prende in braccio la bambina per farla ruttare, rutta egli stesso; la 
pressione che ha nello stomaco continua a spezzarsi e a riformarsi in 
una bolla stiracchiata di mano in mano che la bolla nella bambina 
continua a non rompersi. Il minuscolo soffice corpo marezzato, senza 
peso come carta, gli si irrigidisce contro il petto e poi si 
rilascia, la calda testa si volta di qua e di l come se volesse 
staccarsi dal collo. "Becky, Becky, Becky" egli dice "dormi. Dormi, dormi, dormi."
 Il suono rende Nelson nervoso e lamentoso. Come se, essendo il pi 
vicino alla scura porta dalla quale  emersa di recente la bambina, 
fosse il pi sensibile alla minaccia contro la quale la neonata sta 
cercando di porli in guardia. Una qualche ombra invisibile ai loro 
sensi pi formati sembra afferrare Rebecca non appena la lasciano 
sola. Coniglio la mette gi, entra in punta di piedi nel soggiorno; 
tutti trattengono il fiato. Poi, con un rascho amaro, la membrana 
del silenzio si spezza e il gemito vacillante ricomincia daccapo. 
Nnnnh. A-nnnnnnnih!
 "Oh Dio mio" dice Coniglio. "Accidenti. Accidenti."
 Verso le cinque del pomeriggio Janice si mette a piangere. Lacrime 
le rigano il viso scuro e smunto. "Non ho latte" dice. "Non ho latte. 
Neppure una goccia per sfamarla." La bambina le si  attaccata 
ripetutamente ai seni.
 "Non pensarci" dice lui. "La smetter. Bevi qualcosa. In cucina c' 
ancora un po' di whisky."
 "Ehi, dico, cos' 'sto tuo ritornello, "Bevi qualcosa"? Lo sai che 
ho cercato di non bere. Credevo che non ti garbasse ch'io bevessi. 
Per tutto il pomeriggio hai fumato una sigaretta dopo l'altra dicendo "Bevi qualcosa. Bevi qualcosa"."
 "Credevo che potesse calmarti. Sei tesa come l'inferno."
 "Non sono pi nervosa di te. Che cos'hai? Che cosa ti prende?"
 "Dove ti  andato a finire il latte? Perch non puoi allattare la 
bambina quanto basta?"
 "L'ho allattata tre volte in quattro ore. Non ce n' pi, adesso, qui dentro." Con un gesto semplice, esausto, si preme i seni attraverso il vestito.
 "Bene, bevi qualcosa."
 "Senti un po', che cosa ti hanno detto in chiesa? "Torna a casa e 
fa' ubriacare tua moglie?" Bevi tu, se ne hai voglia."
 "Non ho bisogno di bere."
 "Be', di qualcosa hai bisogno. Sei tu a turbare Becky. E' stata 
benissimo tutta la mattina finch non sei tornato tu a casa."
 "Non pensarci. Non pensarci, ecco tutto. Vedi di scordartene di questo dannato piagnucolare!"
 "La soellina piange!"
 Janice mette un braccio intorno a Nelson. "Lo so, tesoro. Ha caldo. Tra un momento tacer."
 "La soellina ha caldo?"
 Ascoltano per un minuto e la bambina non smette; il frenetico, 
debole ammonimento, interrotto da deludenti varchi di silenzio, 
continua e continua. Posti sull'avviso, ma senza sapere che cosa 
debbono aspettarsi, sfogliano irrequieti i relitti del giornale della 
domenica, nell'appartamento le cui pareti trasudano come mura di un 
carcere. Fuori, il cielo mantiene un ampio aspetto regale, sereno per 
tutto il pomeriggio, e Coniglio si sente pi che mai in preda al 
panico al pensiero che in un giorno come quello i suoi genitori li 
conducevano a fare lunghe, piacevoli passeggiate, al pensiero che 
stanno sciupando una splendida domenica. Ma non riescono a 
organizzarsi abbastanza bene. Lui e Nelson potrebbero uscire, ma la 
strana paura di Nelson fa s che il bambino sia riluttante a lasciare 
la madre, e Coniglio, sperando di possedere in ultimo Janice, le 
gironzola intorno come un povero accanto a un tesoro. La sua concupiscenza li incolla insieme.
 Ella lo sente e ne  oppressa. "Perch non esci? Stai innervosendo la bambina. Innervosisci anche me."
 "Non ti va di bere qualcosa?"
 "No. No. Vorrei solo che tu ti mettessi a sedere o la smettessi di 
fumare, o cullassi la bambina, o facessi qualcos'altro. E che la 
smettessi di toccarmi. Fa troppo caldo. Dovrei tornare in clinica."
 "Ti fa male? L sotto, voglio dire."
 "Be', non sarebbe niente se la bambina tacesse. L'ho allattata tre 
volte. Ora devo prepararti la cena. Oooh. La domenica mi d la 
nausea. Che cosa hai fatto in chiesa, per essere cos agitato?"
 "Non sono agitato. Sto cercando di rendermi utile."
 "Lo so. E' proprio questo che  strano. La tua pelle ha un odore strano."
 "Che odore?"
 "Oh, non lo so. Finiscila di importunarmi."
 "Ti amo."
 "Smettila. Non si pu. Non posso per ora."
 "Stenditi sul divano e io preparo la minestra."
 "No no no. Fa' il bagnetto a Nelson. Io cercher di allattare di 
nuovo la bambina. Povera creatura, non c' niente qui dentro."
 Cenano tardi, ma ancora in piena luce. La giornata  una delle pi 
lunghe dell'anno. Mangiano la minestra alla luce baluginante degli 
incalzanti strilli di Rebecca; la sua voce fragile  un esile 
filamento che arde con capricciose iniezioni di energia. Ma mentre, 
tra i piatti accumulati nel lavandino, sotto i mobili logori e umidi, 
e nel vuoto simile a una bara della culla di vimini, le ombre 
incominciano ad infittirsi, la presa di quella misteriosa cosa contro 
la quale Becky si  dibattuta per tutto il pomeriggio si allenta, e 
improvvisamente la bambina tace, lasciando dietro di s un silenzio 
solenne e colpevole. Le erano venuti meno. Una straniera che non 
parlava l'inglese ma era pregna di un enorme cruccio doloroso, era 
stata posta tra loro, e le erano venuti meno. Finalmente, la notte 
stessa ha dilagato nella casa trascinandola via come un relitto spezzato.
 "Non pu essere stata una colica,  troppo piccola per avere 
coliche" dice Janice. "Forse aveva soltanto fame, forse sono rimasta senza latte."
 "Come pu essere, hai i seni che sembrano palloni."
 Lei lo guarda strizzando un poco gli occhi, presentendo a che cosa 
mira. "Be', non credere di poterti mettere a giocare." Ma a Coniglio 
sembra di intravedere un sorriso in queste parole.
 Nelson va a letto, come sempre quando non sta bene, volentieri, 
piagnucolando. Sua sorella lo ha stancato, oggi. Affondata nel 
cuscino, la bruna testa di Nelson ha un che di contegnoso e di 
compatto. Mentre il bambino succhia avidamente il biberon, Coniglio 
si china su di lui cercando quel che non si trova mai, l'espressione 
con cui comunicare, trasferire, quei pesi fuggevoli, minacciosi e 
affettuosi, che vengono posti a gravare su di noi e altrettanto 
rapidamente vengono tolti, come il tocco di un pennello. Una 
contrizione oscura gli annuvola la bocca, una contrizione fuori del 
tempo e dell'agire, null'altro che un'afflizione perch esiste in un 
mondo in cui brune teste di bimbetti affondano con gratitudine in 
stretti lettini succhiando bottiglie di vetro e di gomma. Posa la 
mano a coppa sulla curva della fronte di Nelson. Il bambino, 
sonnacchioso, cerca di scostarla, scuote la testa irritato, e Harry 
toglie la mano e passa nell'altra stanza.
 Persuade Janice a bere qualcosa. Riempie lui stesso il bicchiere - 
non si intende molto di bevande alcooliche - con whisky e acqua in 
parti uguali. Ella dice che il sapore  schifoso. Ma dopo qualche minuto beve.
 A letto immagina di poter sentire la differenza causata dall'alcool 
nelle carni di lei. V' la sensazione del corpo di Janice che gli 
scorre sotto la mano, che gli si adatta al palmo, a tramutarne la 
carne in una superficie accogliente. Sotto tutta la camicia da notte, 
fino all'attaccatura della gola, il suo corpo  immobile per lui. 
Giacciono sul fianco, l'uno di fronte all'altra. Egli le massaggia la 
schiena, dapprima con leggerezza, poi con forza, spingendole il petto 
contro il proprio, e dalla flessibilit di lei attinge una tal 
sensazione di forza che si punta su un gomito per sovrastarla. Le 
bacia il viso scuro, dall'odore di alcool. Ella non volta la testa, 
ma Coniglio non interpreta come una ripulsa questo piccolo diniego di 
movimento che lo costringe a scoccar baci brevi a un profilo. Soffoca 
la marea del risentimento riadattandosi alla lentezza di lei. 
Orgoglioso della propria pazienza, ricomincia a massaggiarle la 
schiena. La pelle di Janice conserva il suo segreto, al pari della 
lingua; incomincia a sentire? E' misteriosa contro di lui, un peso 
imbronciato la cui chimica  impervia alle idee, impenetrabile alla 
loro penetrazione. Riesce ad accendere la scintilla? Gli duole il 
polso. Osa far scivolare dall'asola i due bottoni sul davanti della 
camicia da notte e solleva il lembo di tessuto in modo che un lungo 
arco rimanga scoperto nell'opulenta oscurit del letto, e il caldo 
seno di lei si appiattisce contro la pelle nuda del suo petto. Ella 
si sottomette a questa manovra e Coniglio si sente colmare da una 
riflessione gioiosa:  stato lui a portarla a questa pienezza. E' un 
abile amatore. Si rilascia nel tepore del letto e scioglie il nodo 
della fettuccia alla vita del pigiama. Ella  stata rasata e graffia; 
Coniglio si sposta pi in basso, sull'assorbente di cotone. Questa 
mancanza di naturalezza, questo memento della ferita di lei, rende 
delicata la sua fiducia, per cui  completamente distrutto quando la 
voce di Janice - la sua voce sottile, raschiante, di ragazza stupida 
- gli dice all'orecchio: "Harry. Non lo sai che voglio dormire?".
 "Be', perch non me lo hai detto prima?"
 "Non lo so. Non lo sapevo."
 "Non sapevi cosa?"
 "Non sapevo che cosa stessi facendo. Credevo che volessi soltanto 
essere carino."
 "Sicch questo non  carino."
 "Be', non  carino quando io non posso far niente."
 "Qualcosa puoi fare."
 "No, non posso. Anche se non fossi stanca morta e imbalordita dopo 
che Rebecca ha strillato per tutto il giorno, non potrei. Non potr 
per sei settimane. Lo sai."
 "S, lo so, ma credevo..." E' terribilmente imbarazzato.
 "Che cosa credevi?"
 "Credevo che potessi amarmi ugualmente."
 Dopo un silenzio ella dice: "Ma ti amo".
 "Solo un pochino, Jan. Lascia solo che ti tocchi."
 "Non puoi metterti a dormire?" "No, non posso. Non posso. Ti amo troppo. Devi soltanto star ferma."
 Un minuto prima gli sarebbe stato facile andare fino in fondo ma tutti quei discorsi hanno smorzato la bella tensione. E' un contatto precario e la caparbia inerzia di lei lo peggiora; Janice uccide la cosa facendo in modo ch'egli si senta spiacente per lei e vergognoso e stupido. Tutta la dolce faccenda si riduce a sudore e a fatica e alla ridicola incapacit di Coniglio di arrivare fino in fondo contro la morta calda parete del suo ventre. Janice lo respinge. "Mi stai solo adoperando" dice. "E' orribile."
 "Per piacere, bambina. Ci sono quasi."
 "E' cos volgare."
 Il fatto che ella osi dir questo lo infuria; si rende conto che 
Janice non lo prende da tre mesi e che in tutto questo periodo di 
tempo si  fatta un'idea irreale di quello che  l'amore. Ne esagera 
l'importanza, lo ha tramutato nell'immaginazione in un che di raro e 
prezioso e ne pretende di diritto una met, mentre lui vuole soltanto 
liberarsi per poter procedere, procedere nel sonno, procedere lungo a via diritta, per amor suo. Lo fa per amor suo.
 "Voltati" dice.
 "Ti amo" dice lei con sollievo, fraintendendolo, pensando che voglia lasciarla in pace. Gli sfiora il viso in un gesto d'addio e gli volta le spalle.
 Coniglio si mette sul fianco e si adatta tra le natiche di lei, fredde. Incomincia a funzionare, saldo, caldo, quando ella volta la testa e gli dice al di sopra della spalla: "E' un trucco che ti ha insegnato la tua sgualdrina?".
 Lui le percuote la spalla con un pugno e scende dal letto e gli cadono i calzoni del pigiama. La brezza notturna filtra attraverso la zanzariera della finestra. Janice si volta supina al centro del letto e gli spiega con quel suo viso scuro: "Non sono la tua prostituta, Harry".
 "Maledizione" dice lui " la prima cosa che ti chiedo da quando sei tornata a casa."
 "Sei stato meraviglioso" dice Janice.
 "Grazie."
 "Dove vai?"
 Coniglio si sta vestendo. "Esco. Sono rimasto rinchiuso tutto il giorno in questo buco maledetto."
 "Sei uscito stamane."
 Egli trova i calzoni di tela e li infila. Janice domanda: "Perch 
non puoi provarti a immaginare quel che sento io? Ho appena avuto un 
bambino".
 "Posso immaginarlo. Posso ma non voglio, non  questo il punto, il 
punto  quel che sento io. E in questo momento mi va di uscire."
 "Non andartene, Harry. Non andartene."
 "Puoi pure rimanertene sdraiata l con il tuo prezioso deretano. Bacialo per me."
 "Oh, per amor di Dio" ella grida, e si volta sotto le coperte e affonda il viso nel cuscino.
 Anche dopo essere arrivato fino a questo punto, Coniglio sarebbe potuto rimanere se ella non avesse accettato la sconfitta comportandosi cos. La sua necessit di amarla si  spenta, e non ha quindi alcun motivo di andarsene. Ha smesso di amarla finalmente, tanto varrebbe dunque che si stendesse accanto a lei e si addormentasse. Ma  lei a volerlo, giacendo l disfatta, singhiozzante, e fuori, in centro, lo scappamento d'una automobile 
esplode ed egli pensa all'aria e agli alberi e alle strade che si stendono nude sotto i lampioni ed esce di casa.
...
.
...
 Lo strano  che ella si addormenta subito dopo; si  abituata a 
dormire sola, di recente, ed  un sollievo fisico non averlo in letto 
a scalciare con quelle sue gambe che scottano e a contorcere le 
lenzuola come corde. Quel suo premerle contro le natiche le ha fatto 
dolere i punti ed ella affonda tutta piume al di l del lieve dolore. 
Verso le quattro del mattino Becky la sveglia strillando e lei si 
alza; la camicia da notte le tocca il corpo con leggerezza. Ha la 
pelle insolitamente sensibile mentre si muove per la casa. Cambia la 
bambina e si distende sul letto per allattarla. Quando Becky si 
attacca,  come se succhiasse un vuoto nel corpo di sua madre; Harry 
non  tornato. A quest'ora, se fosse uscito soltanto per calmarsi, sarebbe di nuovo a casa.
 La bambina continua a perdere il capezzolo perch ella non riesce a 
concentrare su di lei i suoi pensieri; un sapore di tartina 
abbrustolita e secca seguita a toccarle le labbra; e sempre  in 
ascolto della chiave di Harry che raschi nella serratura.
 Le vicine di sua madre rideranno da morire se se lo lascia sfuggire 
di nuovo, davvero non sa perch dovrebbe pensare alle vicine di sua 
madre, ma il fatto  che per tutto il tempo durante il quale  
rimasta con i genitori sua madre ha seguitato a ricordarle come 
avessero sghignazzato, e con sua madre provava sempre quella 
sensazione, di essere stupida e bruttina e una delusione, e aveva 
creduto che una volta maritatasi tutto sarebbe finito, tutto questo. 
Sarebbe stata una donna, con una famiglia sua. E dando alla bambina 
il nome di sua madre aveva pensato di risolvere la questione e invece 
 come se avesse al seno sua madre con quella bocca cieca povera 
creatura e ha l'impressione di stare sulla sommit d'una colonna dove 
tutti quanti nella cittadina possono vedere che  sola. E' gelida. La 
bambina non vuol rimanere attaccata al capezzolo, nulla vuol rimanere con lei.
 Si alza e si aggira per la stanza con la bambina sulla spalla 
dandole colpetti per farle salire l'aria dallo stomaco e la piccola, 
povera creaturina, cos molle e floscia, seguita a scivolare e a 
tentar di affondare in lei le piccole gambe senz'ossa per non cadere 
e la camicia da notte gonfiata dalla brezza continua a sfiorarle i 
polpacci, il didietro delle gambe, il deretano come lui lo ha 
chiamato. Ti fa sentir sozza che non conoscano neppure nomi decenti per le parti del tuo corpo.
 Se udisse grattare nella serratura e se lui entrasse potrebbe fare 
tutto quel che vorrebbe con lei avere qualunque parte di lei se 
volesse non gliene importa questo  il matrimonio. Ma quando Harry ci 
ha provato stanotte le  sembrato ingiusto ecco tutto,  ancor tutta 
indolenzita e lui  andato a letto con quella prostituta per tante 
settimane e si  limitato a dirle Voltati con quella voce spazientita 
come se si fosse trattato di una cosa che voleva soltanto sbrigare e 
chi era lei per non permetterglielo dopo averlo lasciato andar via 
che diritto aveva a un orgoglio qualsiasi? A un qualsiasi rispetto di 
se stessa? Proprio per questo avrebbe dovuto avere un po' di rispetto 
per se stessa perch lui non pensava che osasse averne dopo aver 
lasciato che l'abbandonasse questa era la cosa buffa era stato lui a 
commettere una cattiva azione eppure sembrava che fosse lei a non 
dover avere alcun orgoglio in seguito a dover essere il vaso della 
sua sozzura. Quando aveva fatto quella cosa al suo didietro era stato 
un gesto cos esperto e le aveva ricordato tutte quelle settimane 
durante le quali lui era rimasto via facendo quel che pi gli piaceva 
e lei era indifesa n pi n meno e sua madre e Peggy la compativano 
e tutti gli altri ridevano di lei in un modo che le riusciva intollerabile.
 E poi quel suo essere andato in chiesa tornandosene pieno di linfa. 
Che diritto aveva di andare in chiesa? Di che cosa avevano parlato 
lui e Dio alle spalle di tutte quelle donne che si scambiavano 
strizzatine d'occhio questa era la cosa che la infastidiva se almeno 
avessero pensato all'amore soltanto mentre lo facevano invece di 
pensarci qualunque cosa facessero invece di pensarci e pensarci 
qualunque cosa stiano per fare ogni volta che devono liberarsi di 
quel piccolo grumo caldo che li infastidisce. Glielo senti nelle dita 
se stanno pensando a te e stanotte Harry a tutta prima stava pensando 
a lei e per questo ella gli ha permesso di continuare  stato come 
giacere l in una busta di se stessa con le sue mani che le passavano 
sopra dappertutto ma poi lui ha cominciato ad essere violento e l'ha 
fatta andare in bestia il sentirlo pensare a se stesso a quanto era 
bravo a godersela e non pi affatto a come lei si sentiva spossata e 
indolenzita, conficcarle il suo coso nel ventre come se fosse stato 
un gomito. Una faccenda cos rude.
 Rude, ecco tutto. E la chiamava stupida mentre era lui a essere 
troppo stupido per poter avere un'idea di quel che provava un'idea 
qualsiasi di come il suo abbandono l'avesse cambiata e di come 
avrebbe dovuto guarirla e non soltanto penetrarle nella pelle senza 
avere alcuna idea di quel che ci fosse. Non le piaceva la sua pelle, 
non le era mai piaciuta era troppo scura la faceva sembrare 
un'italiana anche se non le venivano mai foruncoli come a certe altre 
donne e poi ai tempi in cui lavoravano tutti e due da Kroll lei 
vendendo mandorle salate quando Harry le si stendeva accanto sul 
letto di Mary Hannacher con la carta da parati argentea che gli 
piaceva tanto e chiudeva gli occhi sembrava che le si sciogliesse la 
pelle e lei pensava che tutto fosse finito aveva trovato qualcuno. Ma 
poi si erano sposati (era stato spaventoso per lei rimanere incinta 
prima ma Harry parlava di matrimonio gi da un anno e in ogni modo si 
era messo a ridere quando lei gliene aveva parlato e aveva detto 
Splendido lei era tremendamente spaventata e Harry aveva detto 
Splendido e l'aveva presa tra le braccia le aveva messo le braccia 
sotto il didietro e l'aveva sollevata come si farebbe con una bambina 
sapeva essere cos meraviglioso quando non ci se l'aspettava in un 
certo senso sembrava importante non aspettarselo v'erano in lui tanti 
lati simpatici ch'ella non avrebbe saputo spiegare a nessuno si era 
spaventata tanto di essere incinta e lui l'aveva fatta sentire 
orgogliosa) si erano sposati e lei aveva continuato ad essere la 
piccola goffa Janice Springer dalla carnagione scura e suo marito era 
un testone borioso buono a niente di niente diceva il babbo e la 
sensazione di essere sola si dileguava un poco con un sorso di 
liquore. Non che proprio sciogliesse il groppo del tutto ma ne 
rendeva gli spigoli morbidi e colorati come un arcobaleno.
 Ha continuato ad aggirarsi nella stanza e a dare colpetti alla 
bambina tanto che ora le dolgono i polsi e le caviglie e la povera 
minuscola Rebecca dorme con le gambe intorno al suo seno che ancora 
contiene tutto il latte. Si domanda se non dovrebbe tentare di 
fargliene prendere un po' ma  meglio di no pensa visto che pu 
dormire lasciamola dormire. Toglie la povera creaturina quasi senza 
peso dalla propria spalla sudata e la mette gi nelle ombre fresche 
della culla. Gi la notte va impallidendo, l'alba spunta presto sulla 
cittadina che dal fianco della montagna guarda ad oriente. Janice si 
corica ma la sensazione della luce che va intensificandosi accanto a 
lei sulle lenzuola bianche la tiene desta. Piacevolmente desta, 
dapprima; il giungere del mattino  cos pulito e le fa provare quel 
che prov nel secondo mese dell'abbandono di Harry. Il grande 
ciliegio giapponese della mamma in fiore sotto la sua finestra e 
l'erba che cresceva e la terra che sapeva di bagnato e di cenere e di 
caldo. Aveva riflettuto e si era rassegnata alla fine del suo 
matrimonio. Avrebbe avuto il bambino e ottenuto il divorzio e non si 
sarebbe rimaritata mai pi. Sarebbe stata una specie di suora aveva 
appena veduto quel meraviglioso film con Audrey Hepburn. E se Harry 
fosse tornato, tutto sarebbe stato ugualmente semplice: gli avrebbe 
perdonato tutto e avrebbe smesso di bere una cosa che lo irritava 
tanto anche se non capiva perch e sarebbero andati molto d'accordo e 
avrebbero vissuto insieme con semplicit e con purezza perch lui si 
era ormai liberato di ogni voglia e l'avrebbe amata in quanto lo 
aveva perdonato e lei avrebbe saputo come essere una buona moglie. 
Era andata in chiesa tutte le settimane e aveva parlato con Peggy e 
pregato e aveva finito con il capire che il matrimonio non  un 
rifugio ma una comunione e lei e Harry avrebbero incominciato a 
condividere ogni cosa. E poi, un vero miracolo, quelle ultime due 
settimane erano state proprio cos.
 Ma ecco che Harry improvvisamente aveva portato nella faccenda 
l'oscenit della sua sgualdrina pretendendo che le piacesse e tanta 
ingiustizia la fa piangere dolcemente, come se fosse stata spaventata da qualcosa nel letto vuoto.
 Le ultime ore sono come una stretta curva in una tubazione 
attraverso alla quale ella non riesca a passare. Pi e pi volte 
riaffiora alla voce di lui che dice Voltati e non riesce a 
comprimersi attraverso il tubo, non pu non sentirsi in preda al 
panico e soffocata. Scende dal letto e gironzola qua e l con una 
sola mammella tesa e piena e il capezzolo che punge ed entra in 
cucina a piedi nudi e fiuta il bicchiere vuoto nel quale Harry le ha 
versato il whisky. L'odore  scuro e grezzo e soffice e profondo, ed 
ella pensa che forse un sorsetto le far passare l'insonnia. La far 
dormire finch non la dester un grattare nella serratura finch non 
vedr il grosso corpo bianco di lui entrare impacciato e potr dirgli 
Vieni a letto, Harry, non importa, prendimi, voglio partecipare anch'io, lo voglio davvero, sul serio.
 Versa nel bicchiere due dita appena di whisky, e non molta acqua 
perch ci vorrebbe troppo tempo per berlo, e nessun cubetto di 
ghiaccio perch il rumore della vaschetta potrebbe svegliare la 
bambina. Porta questo po' di whisky alla finestra e sta l a 
contemplare oltre i tre tetti incatramati la cittadina addormentata. 
Gi appaiono pallide qua e l le lampade in alcune cucine e in alcune 
camere da letto. Un'automobile i cui fari sono smorti dischi che non 
proiettano fasci di luce nell'ormai tenue oscurit, discende Wilbur 
Street verso il centro della citt. L'autostrada, seminascosta dalle 
sagome delle case, come un fiume tra filari d'alberi,  gi 
frusciante di traffico a un'ora cos mattutina. Ella sente la 
giornata lavorativa avvicinarsi come un esercito di luce, sente le 
case crestate di scuro sotto di lei potenzialmente capaci di 
muoversi, di destarsi, di aprirsi come castelli rovesciando fuori i 
loro uomini e le rincresce che suo marito non sia capace di inserirsi 
nel ritmo d'una nazione del quale sta per udirsi un'altra pulsazione. 
Perch lui? Che cos'ha di tanto prezioso? L'ira contro Harry 
incomincia a sbocciare e per soffocarla ella vuota il bicchiere e si 
volta nell'alba; tutto nell'appartamento  una sfumatura di marrone. 
Si sente sbilenca; la pressione della mammella non succhiata sembra volerla far pendere da una parte.
 Va in cucina e versa un'altra dose di whisky pi generosa della 
prima, pensando che in fin dei conti ha diritto a un piccolo spasso. 
Non ha mai avuto un solo momento per s da quando  tornata dalla 
clinica. Il pensiero del whisky rende i suoi movimenti rapidi e 
leggeri; corre, si pu dire, a piedi nudi sul tappeto granuloso fino 
alla finestra, come per assistere a uno spettacolo inscenato soltanto 
per lei. Pi in alto, nella bianca camicia da notte, di tutto ci che 
pu vedere, preme con le dita la mammella tesa, e il latte incomincia 
a colare, macchia di lento tepore il tessuto bianco.
 L'umidore le scivola sul petto e diviene gelido all'aria che 
penetra dalla finestra. Le dolgono le vene varicose a furia di stare 
in piedi. Va a mettersi sull'ammuffita poltrona marrone e a nausearla 
basta l'angolo con il quale la parete macchiata si unisce al soffitto 
gessoso. Quell'angolo la rende sghemba, si imbroglia su e gi. Il 
disegno della carta da parati brulica; i fiori sono chiazze brune che 
nuotano nella penombra e si inseguono a vicenda e si fondono 
avidamente. Una cosa odiosa. Distoglie il viso e osserva il placido 
curvo rettangolo verde del televisore spento. Il davanti della 
camicia da notte va asciugandosi; la crostosa rigidezza la raschia. 
Il libro dei bambini dice mantenere puliti i capezzoli, insaponarli 
con dolcezza: i germi penetrano nelle screpolature della pelle. Ella 
posa il bicchiere sul tondo bracciolo della poltrona e si alza e si 
sfila la camicia da notte e si rimette a sedere. La poltrona 
racchiude la sua nudit in una stretta muschiosa. Si mette in grembo, 
sull'assorbente Modess e sulla fascia elastica, la camicia da notte 
appallottolata e avvicina abilmente lo sgabello servendosi delle dita 
dei piedi e vi appoggia le caviglie e ammira le proprie gambe. Ha 
sempre pensato di avere belle gambe. Cosce diritte, snelle, graziose, 
lisce. S, ha belle gambe. Il loro profilo che si assottiglia e 
ondeggia  bianco contro l'ombra profonda del tappeto. La fioca luce 
cancella le vene azzurre lasciate dalla gravidanza di Becky. Si 
domanda se le sue gambe diventeranno malate come quelle della mamma. 
Cerca di immaginarsi le caviglie grosse come ginocchia e le sembra 
che stiano gonfiandosi. Si protende in avanti per rassicurarsi 
tastando le dure strette ossa delle caviglie e urta con la spalla il 
bicchiere di whisky sul bracciolo della poltrona. Balza in piedi, 
stupita di sentire l'aria avvilupparle la pelle nuda, stupita di 
sentire freddo spazio avvolgersi intorno al suo corpo nodoso 
vacillante. Ridacchia. Se Harry potesse vederla in questo momento. 
Per fortuna non rimaneva molto whisky nel bicchiere. Tenta di andare 
audacemente in cucina senza niente indosso come una puttana ma la 
sensazione di qualcuno che la stia guardando, incominciata mentre era 
alla finestra e faceva scorrere il proprio latte,  troppo forte; 
entra piegata in due nella camera da letto e avvolge intorno a s la 
vestaglia celeste, poi si versa da bere. Rimane ancora un terzo del 
contenuto della bottiglia. La stanchezza le inaridisce gli orli delle 
palpebre ma non ha alcun desiderio di tornare a letto. Ne ha orrore 
perch dovrebbe esserci Harry. Questa assenza  un foro che si 
allarga ed ella ci versa dentro un po' di whisky ma non  sufficiente 
e quando torna per la terza volta alla finestra fa ormai chiaro 
abbastanza per vedere come tutto sia squallido. Qualcuno ha rotto una 
bottiglia su uno dei tetti incatramati. I rigagnoli di Wilbur Street 
sono pieni di melma che scorre dalla nuova zona edilizia. Mentre 
guarda, i lampioni, lunghe e pallide file di lampioni, si spengono a 
tratti. Ella immagina l'uomo che alla centrale elettrica manovra i 
contatti, piccolo e grigio e gobbo e molto assonnato. Si avvicina al 
televisore e la fascia di luce che improvvisamente lampeggia nel 
rettangolo verde le fa scaturire scintille di gioia nel petto, ma  
ancora troppo presto, la luce non  altro che un picchiettato 
insensato chiarore e il suono non  altro che rumore di fondo. Mentre 
siede l osservando la vacua luminosit, la sensazione che un'altra 
persona le stia alle spalle le fa voltare la testa di scatto pi 
volte. E' rapidissima nel voltarsi ma v' sempre un intervallo di cui 
si rende conto e del quale l'altra persona, se esiste, potrebbe 
approfittare per nascondersi. E' il televisore ad aver chiamato lui 
nella stanza ma quando spegne l'apparecchio si mette immediatamente a 
piangere. Rimane seduta con il viso tra le mani e le lacrime le si 
insinuano tra le dita e i singhiozzi risuonano nell'appartamento. Non 
li soffoca perch vuole svegliare qualcuno;  stanca di essere sola. 
Nella luce bianca pareti e mobili si scorgono con chiarezza e 
riprendono i loro colori e le brune chiazze che si fondevano sono entrate in lei.
 Va a guardare la bambina, il povero esserino che giace l 
respirando nel lenzuolo della culla, con le piccole mani che guizzano 
accanto alle orecchie, e si china e accarezza la calda testa 
membranosa e solleva le gambine tutte bagnate e porta la bambina per 
cambiarla sulla poltrona voltata verso la finestra. Il cielo di l 
della finestra  un celeste pallido levigato che sembra dipinto sui 
vetri. Da questa poltrona non si vede nulla tranne il cielo, 
potrebbero trovarsi a centocinquanta chilometri d'altezza, nella 
cesta di un grosso pallone. Una porta sbatte dietro il muro divisorio 
e il suo cuore ha un balzo, ma naturalmente  solo un altro 
inquilino, forse il ringhioso signor Cappello, che esce per andare al 
lavoro e le scale rimbombano con riluttanza. Il rumore sveglia Nelson 
e per qualche momento ella  molto occupata. Preparando la colazione 
rompe un bicchiere pieno di succo d'arancia, le scivola via, 
semplicemente, dal pollice nel fragile lavandino. Quando si china su 
Nelson per servirgli il riso, il bambino alza gli occhi su di lei e 
arriccia il naso; sa di tristezza e quel suo odore familiare lo rende 
timido con lei. "Pap  andato via?" E' cos buono a dirle questo per 
facilitarle la cosa, ella non deve dirgli altro che "S".
 "No" gli risponde. "Pap  andato presto al lavoro stamane, prima 
che tu ti alzassi. Torner a casa a cena, come sempre."
 Il bambino la fissa accigliato, poi ripete pappagallescamente, con un'acuta speranza: "Come sempe?".
 La preoccupazione ha fatto s che alzasse la testa il pi possibile 
e cos ora il collo di lui sembra uno stelo troppo esile per 
sostenere la sfera del cranio con l'ampio verticillo dei capelli 
arruffati dal cuscino. "Pap torner a casa" ripete. Dopo essersi 
liberata del peso della menzogna, le occorre ancora un po' di whisky 
per sostenersi. V' in lei una tenebra ch'ella deve colorare con 
qualche vivida tinta, altrimenti crollerebbe. Porta i piatti in 
cucina, ma le scivolano a tal punto dalle mani che non osa lavarli. 
Pensa che deve togliersi la vestaglia e infilare un vestito, ma, 
mentre percorre il breve tragitto fino alla camera da letto, 
dimentica qual era la sua intenzione e incomincia a rifare il letto. 
Tuttavia, qualcosa di cui sente la presenza tra le coltri spiegazzate 
la spaventa al punto che indietreggia e torna nell'altra stanza per 
stare con i bambini. E' come se avendo detto a Nelson che il babbo 
sarebbe tornato, avesse fatto entrare un fantasma nell'appartamento. 
Ma quest'altra presenza non le d l'impressione di essere Harry, le 
d l'impressione di essere un ladro, un ladro irritante che danzi di stanza in stanza dinanzi a lei.
 Quando riprende in braccio la bambina le sente le gambe bagnate e 
pensa di cambiarla, ma saggiamente si rende conto di essere ubriaca e 
pensa che potrebbe pungerla con le spille. E' molto fiera di averci 
pensato e dice a se stessa di star lontana dal whisky per poter 
cambiare la bambina di l a un'ora. Mette la buona Becky nella culla 
e, miracolo, non la sente strillare neppure una volta. Lei e Nelson 
siedono davanti al televisore e guardano la fine del programma di 
Dave Garoway, poi un programma su Elizabeth e suo marito che ricevono 
un amico di lui il quale essendo scapolo parte continuamente per 
campeggi e risulta essere un cuoco pi abile di Elizabeth. Chiss 
perch, l'assistere a questo programma la innervosisce al punto che, 
solo per l'abitudine acquisita stando davanti al televisore, va in 
cucina e si versa un po' di whisky con molti cubetti di ghiaccio, 
tanto per tener chiuso il gran foro che minaccia di spalancarsi di 
nuovo dentro di lei. Beve soltanto un sorso ed  come una sorsata di 
luce azzurra che rende di nuovo tutto chiaro. Le basta inarcarsi su 
questo breve varco e al termine della giornata di lavoro Harry 
torner e nessuno sapr mai niente, nessuno rider della mamma. Le 
par d'essere un arcobaleno che si inarca protettivo su Harry, il 
quale sembra infinitamente piccolo sotto di lei, come un giocattolo 
per bambini. Pensa quanto andrebbe bene per far giocare Nelson; gli 
fa male stare tutta la mattina a guardare la televisione. Spegne 
l'apparecchio, cerca l'album da colorare e i pastelli, si mettono a 
sedere sul tappeto e colorano le pagine.
 Janice lo abbraccia pi volte e gli parla per farlo ridere ed  
molto contenta di colorare i disegni. Alle scuole medie, il disegno 
era l'unica materia della quale non avesse paura e prendeva sempre 
sette. Sorride nella gioia di colorare cos bene la pagina, un'aia, 
nella gioia di sentire le matite sottili tra le dita tracciare linee 
cos diritte e parallele e di avere intento e duro accanto al suo il 
corpicino del bimbo. La vestaglia le si apre intorno a ventaglio sul 
pavimento e il suo corpo sembra splendido e ampio. Si sposta per 
togliere dal foglio l'ombra di se stessa e si accorge di aver 
colorato in parte di verde una gallina e di non essere rimasta 
affatto entro le linee e che la pagina  un pasticcio; si mette a 
piangere;  cos ingiusto, come se qualcuno standole alle spalle e 
senza capir niente di disegno le avesse detto che ha colorato 
malissimo. Nelson alza gli occhi e il suo viso rapido a mutar 
d'espressione si altera ed egli grida: "No! No! Mammina!". Lei si 
prepara a vederselo balzare in grembo e invece il bambino balza in 
piedi e corre con una serie di passettini sbilenchi quasi paralizzati 
in camera da letto e si getta sul pavimento scalciando.
 Ella si tira su dal pavimento con un sorriso placido e va in 
cucina, dove le sembra di aver lasciato il bicchiere. L'importante  
completare l'arco fino al termine della giornata, essere una 
protezione per Harry, ed  stupido non bere quel sorsetto in pi che 
le consentir di resistere quanto basta. Esce dalla cucina e dice a 
Nelson: "La mamma ha smesso di piangere, tesoro. E' stato uno 
scherzo. La mamma non piange. La mamma  contentissima. Ti vuole 
tanto tanto bene". Il bambino la osserva con il visetto strofinato e 
macchiato. Come una pugnalata alle spalle, squilla il telefono. 
Sempre conservando quella calma, Janice va a rispondere. "Pronto?"
 "Tesoro? Sono il babbo."
 "Oh, pap!" La gioia le scorre tra le labbra.
 Egli tace per un momento. "Piccola, Harry  malato? Sono le undici passate e ancora non lo si  visto all'agenzia."
 "No, sta bene. Stiamo tutti bene."
 Ancora un silenzio. Il suo affetto per il padre scorre verso di lui lungo il filo silenzioso. Ella desidera che la conversazione continui per sempre. Suo padre domanda: "Bene, dov'? E' l? Fammi parlare con lui, Janice".
 "Pap, non  qui. E' uscito stamattina presto."
 "Dove  andato? All'agenzia non si  fatto vivo."
 Le sembra di avergli sentito pronunciare la parola "agenzia" un 
milione di volte; la pronuncia come nessun altro;  una parola densa 
e succosa sulle sue labbra, come se vi si concentrasse il mondo 
intero. Tutte le cose piacevoli della sua fanciullezza, i vestiti, i 
giocattoli, la casa, sono venute dall'"agenzia".
 Ha un'ispirazione; il commercio delle automobili usate  una cosa 
che conosce. "E' uscito presto, pap, per mostrare una giardinetta a 
un possibile cliente che doveva andare al lavoro o qualcosa di 
simile. Aspetta. Lasciami pensare. Ha detto che quel tale doveva 
andare ad Allentown stamattina presto. Doveva andare ad Allentown e 
Harry doveva fargli provare una giardinetta. Va tutto bene, pap. 
Harry  contento del suo lavoro."
 Il terzo silenzio  il pi lungo. "Tesoro. Sei sicura che non sia l?"
 "Pap, sai che sei buffo? Qui non c'. Vedi?" Come se avesse occhi, 
solleva in aria il ricevitore nella stanza deserta. Voleva essere lo 
scherzo d'una figliola sfrontata ma inaspettatamente, soltanto il 
tenere il braccio alzato le d la nausea. Quando si riaccosta il 
ricevitore all'orecchio, suo padre sta dicendo con una voce remota e 
a scatti: "...tesoro. D'accordo. Non preoccuparti di niente. I bambini sono l con te?".
 Sentendosi girare la testa, ella riattacca. Questo  un errore, ma 
in complesso le sembra di essere stata abbastanza abile. Pensa di 
meritare un sorso di whisky. Il liquido dorato scende sui cubetti di 
ghiaccio fumanti e non cessa di scorrere quando ella glielo dice; 
rimette rabbiosa il turacciolo alla bottiglia e gocce di whisky 
cadono nel lavandino allargandosi a chiazza. Va nel bagno con il 
bicchiere e ne esce a mani vuote con un sapore di dentifricio in 
bocca. Ricorda di essersi guardata nello specchio, di essersi 
aggiustata i capelli; e poi si  lavata i denti. Con lo spazzolino di Harry.
 Si accorge che sta preparando il pranzo,  come guardare un 
annuncio pubblicitario di prodotti alimentari in qualche rivista, 
fettine di pancetta che sfrigolano in una padella in fondo a un 
enorme braccio azzurro. Vede gli schizzi del grasso volare in aria 
come il grazioso zampillo d'una fontana in un giardino pubblico e si 
meraviglia nel constatare quanto sono rapidi i loro archi. Le pungono 
la mano sul manico ed ella abbassa la fiammella violetta del gas. 
Versa un bicchiere di latte per Nelson, stacca alcune foglie da un 
cespo di lattuga, le dispone su un piatto giallo di plastica e ne 
mangia qualcuna. Si dice che  inutile apparecchiare per s e poi 
pensa che apparecchier perch forse quel tremito che ha nello 
stomaco  fame e prende un altro piatto e poi rimane l tenendolo con 
tutte e due le mani davanti alla credenza domandandosi perch suo 
padre fosse cos certo che Harry si trovasse in casa. C' davvero 
un'altra persona nell'appartamento, lo sa, ma non si tratta di Harry 
e quell'individuo non ha nulla a che fare l dentro, del resto, e 
decide di ignorarlo e continua ad apparecchiare la tavola con una 
rigidezza lieve nel corpo. Si appoggia a tutto finch il pranzo non  servito.
 Nelson dice che la pancetta  troppo grassa e domanda di nuovo se 
il pap  andato via e il fatto ch'egli si lamenti della pancetta 
dopo che ella  stata cos abile e coraggiosa nel cucinarla la 
infastidisce per cui dopo il ventesimo rifiuto del bambino di 
mangiare anche soltanto una fogliolina di lattuga si sporge sul 
tavolo e gli schiaffeggia il viso villano. Lo stupido bambino non sa 
neppure piangere, rimane l immobile e la fissa e tira su con il naso 
ancora e ancora e ancora e finalmente esplode. Ma per fortuna lei  
all'altezza della situazione, calmissima, si rende conto 
dell'inutilit del suo tentativo e non si lascia imporre. Con la 
scorrevolezza di un'unica grande ondata gli prepara il biberon, lo 
prende per mano, lo sorveglia mentre fa la pip e lo mette a letto. 
Ancor scosso dagli ultimi singhiozzi, Nelson si ficca il ciuccio in 
bocca e a giudicare dall'espressione vitrea di quei suoi occhi 
attenti ella  certa che sia sul punto di addormentarsi. Rimane 
accanto al letto, stupita dalla propria severa energia.
 Il telefono squilla di nuovo, pi rabbioso della prima volta, e 
nell'andare all'apparecchio, correndo perch non vuole che Nelson 
venga disturbato, Janice sente la sua forza rifluire e un che di 
scuro e di raffermo le sale in fondo alla gola. "Pronto."
 "Janice." La voce di sua madre, piana e dura. "Sono rientrata 
adesso dopo aver fatto acquisti a Brewer e tuo padre ha cercato di 
parlarmi al telefono per tutta la mattina. Pensa che Harry se ne sia andato di nuovo. E' vero?"
 Janice chiude gli occhi e dice: "E' andato ad Allentown".
 "A far cosa?"
 "E' andato a vendere un'automobile."
 "Non dire sciocchezze, Janice. Ti senti bene?"
 "Che cosa vuoi dire?"
 "Hai bevuto?"
 "Bevuto cosa?"
 "Su, adesso non stare a crucciarti. Vengo subito."
 "Mamma, non venire. Va tutto bene. Ho messo adesso Nelson a fare un 
pisolino."
 "Mangio qualcosa che ho in frigorifero e vengo subito. Tu 
coricati."
 "Mamma, per piacere, non venire."
 "Non dire sciocchezze, Janice. Quando se n' andato?"
 "Non venire qui, mamma. Torner questa sera." Ascolta e soggiunge: 
"E smettila di piangere".
 Sua madre dice: "S, dici di smetterla ma intanto stai svergognando 
la tua famiglia. La prima volta ho pensato che la colpa fosse tutta 
sua, ma ora non ne sono pi tanto certa. Hai capito? Non ne sono 
tanto certa".
 Nell'ascoltare queste parole il piano inclinato della sua nausea 
diviene cos ripido ch'ella si domanda se riuscir a trattenere il 
ricevitore tra le dita. "Non venire qui, mamma" supplica. "Per piacere."
 "Mangio un boccone e tra venti minuti sono l. Tu vattene a letto."
 Janice posa il ricevitore e si guarda intorno inorridita. 
L'appartamento  orribile. Album da colorare sul pavimento, 
bicchieri, il letto disfatto, piatti sporchi dappertutto. Corre l 
dove lei e Nelson si sono divertiti a colorare e mette alla prova se 
stessa chinandosi. Cade in ginocchio e la bambina comincia a 
strillare. In preda al panico, assillata da due idee fisse, non 
disturbare Nelson e nascondere l'assenza di Harry, corre accanto alla 
culla e come in un incubo la trova tutta insozzata di poltiglia 
arancione. "Maledizione a te, maledizione a te" geme rivolta a 
Rebecca, e solleva la creaturina sozza e si domanda dove portarla. La 
porta sulla poltrona e, mordendosi le labbra, toglie la spilla dal 
pannolino. "Maialetto" mormora, e sente che il suono della propria 
voce respinge quell'altra persona che va raddensandosi nella stanza. 
Porta il pannolino inzuppato e sporco nel bagno, lo lascia cadere 
nella toletta, poi si mette in ginocchio e brancola per infilare nel 
foro di scarico della vasca il tappo di gomma. Apre al massimo tutti 
e due i rubinetti sapendo per esperienza che, completamente aperti, 
rovesciano nella vasca acqua tiepida. L'acqua scroscia fuori dei 
rubinetti come un pugno. Ella nota il bicchiere di whisky annacquato 
che ha lasciato sulla toletta e manda gi un lungo sorso che sa di 
stantio e poi si domanda come sbarazzarsene. Rebecca intanto non fa 
che strillare. Come se capisse di essere sporca. Janice porta con s 
il bicchiere e lo rovescia sul tappeto con il ginocchio mentre toglie 
alla bambina la camicia e la maglia. Mette la biancheria bagnata 
sopra il televisore e subito dopo cade in ginocchio e tenta di 
rimettere le matite a pastello nella loro scatola. A furia di alzarsi 
e di inginocchiarsi le duole la testa. Porta le matite sul tavolo di 
cucina e versa la pancetta avanzata e la lattuga nel sacchetto di 
carta sotto il lavandino, ma l'imboccatura del sacchetto  in parte 
piegata e chiusa e la lattuga cade nell'oscurit dietro la pattumiera 
e lei si accovaccia con le tempie che le pulsano per vederla o 
cercarla con le dita, ma non vi riesce. Sente trafitture alle 
ginocchia per essere rimasta inginocchiata troppo a lungo. Rinuncia 
al tentativo e con suo stupore viene a trovarsi abbandonata su una 
sedia di cucina e intenta a contemplare le colorate soffici punte 
delle matite che sporgono dalla scatola. Nascondere il whisky. Il suo 
corpo rimane immobile per un secondo ma quando si muove ella vede le 
proprie mani con linee sottili di sporcizia sulle unghie mettere la 
bottiglia di whisky in un basso armadietto insieme ad alcune camicie 
vecchie di Harry che aveva messo da parte per adoperarle come 
strofinacci, lui non ha mai voluto portare camicie rammendate, non 
che lei sia capace di rammendarle, del resto. Chiude lo sportello. 
Sbatte con un tonfo ma non rimane chiuso, e al margine del linoleum, 
accanto al lavandino, il turacciolo della bottiglia di whisky la sta 
fissando come un piccolo cappello a cilindro. Janice getta il 
turacciolo nel sacchetto delle immondizie. Ora la cucina  abbastanza 
in ordine. Nel soggiorno, Rebecca giace nuda sulla poltrona 
lanuginosa con il ventre che sporge di lato per strillare e le 
gambette curve con pieghe di grasso rattrappite e rosse. Il primo 
figlio di Janice  stato un maschio e le sembrano innaturali, tra le 
gambe della bambina, quei due piccoli rigonfiamenti di grasso in 
luogo del triplice aggeggio di un maschio (quando il dottore 
proponeva di circoncidere Nelson, Harry non ha voluto, gli pareva che 
la cosa fosse contro natura ed ella rideva di lui perch era tanto 
picchiato). La faccia della bambina diventa paonazza ad ogni strillo 
e Janice chiude gli occhi e pensa quanto sarebbe orribile davvero se 
sua madre venisse e le rovinasse la giornata solo per accertare che 
Harry se n' andato una seconda volta. Non vede l'ora di constatarlo 
e questa orribile marmocchia non ha un momento di pazienza e c' la 
biancheria sopra il televisore. Janice la porta nel bagno, la lascia 
cadere nella toletta sopra il pannolino e chiude i rubinetti. La 
linea ondulata e grigia dell'acqua arriva sin quasi all'orlo della 
vasca. Alla superficie vagabondano piccole increspature e pi sotto 
una profonda massa incolore  in attesa. Ella desidera di poter fare 
il bagno. Colma fino all'orlo di compostezza, torna nel soggiorno. Si 
inclina troppo tentando di togliere dalla poltrona la minuscola 
creatura molle come gomma e cos cade in ginocchio e raccoglie 
Rebecca sulle braccia e la porta nel bagno tenendola di sghembo 
contro il seno. E' fiera di esserci riuscita; la bambina torner ad 
essere pulita. Si inginocchia adagio accanto alla grande calma vasca 
e non prevede che le si bagnino le maniche. L'acqua le avvolge gli 
avambracci come due grosse mani; sotto i suoi occhi stupiti la rosea 
bambina affonda come una pietra grigia.
 Con un singhiozzo di protesta tenta di afferrarla ma l'acqua le 
respinge le mani, la vestaglia tende a galleggiare, e il corpicino 
scivoloso si dibatte nell'improvvisa opacit. Riesce ad afferrarlo, 
sente sotto il pollice il battito del cuore, poi lo perde di nuovo e 
la superficie dell'acqua sussulta con pallide figure oblunghe 
riflesse senza ch'ella riesca ad agguantarne la compattezza;  solo 
un momento, ma un momento che si trascina in un tempo pi denso. Poi 
ha Becky stretta tra le mani e tutto va bene.
 Solleva in aria la cosa vivente e se la stringe al petto bagnato. 
L'acqua si riversa da entrambe sulle piastrelle del bagno. Il 
corpicino senza peso  floscio contro il collo di lei e una rapida 
occhiata di sollievo al viso della bambina le d un'impressione 
fantastica raggrumata. Un ricordo deformato di come si pratica la 
respirazione artificiale fa s che le braccia gelide e bagnate di 
Janice si muovono a stantuffo esercitando pressioni frenetiche e 
ritmiche; sotto le sue palpebre serrate si levano grandi preghiere 
scarlatte, senza parole, monotone, e si direbbe ch'ella abbracci le 
ginocchia d'una enorme terza persona il cui nome, Padre, Padre, le 
batte sul capo come colpi fisici. Bench il suo cuore selvaggio 
inondi di rosso l'universo, non sprizza alcuna scintilla nello spazio 
tra le sue braccia; nonostante quel riversarsi diluviale di preghiere 
ella non sente il menomo tremore d'una reazione nella tenebra che ha 
contro di s. La sensazione che accanto a loro si trovi una terza 
persona si dilata enormemente, ed ella sa, sa, mentre si ode bussare 
alla porta, che la cosa peggiore mai accaduta ad ogni donna al mondo  accaduta a lei.
...
.
...
 Jack si allontana dal telefono pallido come un morto. "Janice 
Angstrom ha lasciato annegare la bambina, un incidente."
 "Come ha potuto?"
 "Non lo so. Temo che fosse ubriaca. Ora  priva di sensi."
 "E lui dov'era?"
 "Nessuno lo sa. Dovrei trovarlo io. Era la signora Springer."
 Si mette sulla massiccia sedia dai braccioli di noce che  stata di 
suo padre e Lucy si rende conto con risentimento che suo marito sta 
invecchiando. I capelli gli si diradano, ha la pelle arida, sembra 
esausto. Grida: "Perch devi impiegare tutta la vita dando la caccia a quel mascalzone indegno?".
 "Non  un uomo indegno. Gli sono affezionato."
 "Gli sei affezionato. E' nauseante. Oh, penso proprio che sia 
nauseante, Jack. Perch non cerchi di voler bene a me, o ai tuoi figli?"
 "Vi voglio bene."
 "Non  vero Jack. Affrontiamo la verit, non  vero. Non 
sopporteresti di amare nessuno che potesse ricambiarti. Hai paura di 
questo, non  cos? Non hai paura di questo?"
 Stavano prendendo il t in biblioteca quando il telefono ha 
squillato e lui toglie ora la tazza vuota dal pavimento tra i propri 
piedi e vi guarda dentro. "Non farti venire fantasie, Lucy" dice. 
"Sono troppo sconvolto."
 "Sei sconvolto, s, e sono sconvolta anch'io. Mi sento sconvolta da 
quando hai cominciato a interessarti di quell'animale. Non  neppure della tua chiesa."
 "Ogni cristiano appartiene alla mia chiesa."
 "Cristiano! Se lui  cristiano, ringrazio Dio di non esserlo. 
Cristiano! Uccide sua figlia, ed ecco come lo chiami tu."
 "Non ha ucciso la bambina. Non era in casa. E' stato un incidente."
 "Be',  come se l'avesse uccisa. Fugge di casa e lascia che quella 
deficiente di sua moglie si ubriachi. Non avresti mai dovuto 
riconciliarli. La ragazza si era rassegnata e una cosa simile non sarebbe mai accaduta."
 Eccles batte le palpebre; lo spavento ha posto una gran distanza 
analitica tra lui e le cose. E' alquanto colpito dall'abilit con la 
quale Lucy ha saputo ricostruire quanto dev'essere accaduto. Ma lo 
meraviglia un poco la vendicativit con cui ella si esprime. 
"Mascalzone"  una parola inconsueta sulle sue labbra. "Sicch stai 
dicendo che in realt sono stato io a uccidere la bambina" osserva.
 "No di certo. Non intendevo affatto dir questo."
 "No. Penso che probabilmente hai ragione" egli dice, e si alza 
dalla sedia. Va nell'ingresso, al telefono, e di nuovo toglie dal 
portafoglio il nome scritto a matita sotto l'altro nome appena 
visibile, Ruth Leonard. Il numero  servito una volta, ma ora il 
topolino dell'elettricit rosicchia invano la remota membrana di 
metallo. Eccles lascia squillare l'apparecchio dodici volte, 
riattacca, forma di nuovo il numero e riattacca dopo sette squilli 
del campanello. Quando torna nello studio Lucy lo sta aspettando.
 "Jack, scusami. Non intendevo affatto insinuare che tu fossi 
responsabile. Non lo sei, naturalmente. Non fare lo sciocco."
 "Non ha importanza, Lucy. La verit non dovrebbe poterci ferire." 
Queste parole sono un'ombra del suo concetto che la Fede sia vera; e 
di conseguenza, nulla di quanto  vero pu essere in conflitto con la Fede.
 "Oh, santo cielo, il martire. Bene, ti sei messo in mente, vedo, 
che la colpa  tua e nulla di quanto io possa dire ti far cambiare parere. Risparmier il fiato."
 Egli tace per aiutarla a risparmiare il fiato, ma un momento dopo Lucy domanda con voce pi dolce:
 "Jack?"
 "Cosa?"
 "Perch eri tanto ansioso di riconciliarli?"
 Eccles toglie la fetta di limone dal piattino della tazza e cerca 
di sbirciare attraverso ad essa la stanza.
 "Il matrimonio  un sacramento" risponde.
 Si aspetta quasi ch'ella rida e Lucy, invece, gli domanda 
seriamente: "Anche un matrimonio mal riuscito?".
 "S."
 "Ma questo  ridicolo. E' insensato."
 "Non credo nel senso comune" egli dice. "Se la cosa pu farti 
piacere, non credo in niente."
 "Non mi fa piacere" dice lei. "Ti stai comportando come uno 
psicopatico. Ma sono spiacente di quanto  accaduto." Prende le 
tazze, va silenziosa in cucina e lo lascia solo. Le ombre del 
pomeriggio si raccolgono come ragnatele sulla parete di libri, volumi 
che appartengono quasi tutti non gi a lui, ma al suo predecessore 
nel Rettorato, il nobile e apprezzatissimo dottor Langhorne. Egli 
rimane seduto con la mente confusa, ma non a lungo. Squilla il 
telefono. Si affretta ad andare a rispondere prima che Lucy possa 
precederlo; il telefono  sul davanzale e attraverso la finestra vede 
la loro vicina di casa che toglie dalla corda la biancheria stesa ad asciugare.
 "Pronto?"
 "Ehi, Jack. Sono Harry Angstrom. Spero di non disturbarla."
 "No, non disturba affatto."
 "Non ha in casa anziane signore che cuciono o qualcosa di simile, vero?"
 "No."
 "Ecco, ho cercato di telefonare a casa mia e non risponde nessuno e la cosa mi preoccupa un po'. Non ho passato la notte in casa e incomincio a sentirmi un po' a disagio. Voglio tornare a casa ma voglio anche sapere se Janice si  rivolta alla polizia o ha fatto qualcos'altro del genere. Lei lo sa?"
 "Harry, dove si trova?"
 "Oh, in un drugstore di Brewer."
 La vicina ha infagottato sulle braccia l'ultimo lenzuolo e gli 
occhi di Jack si fissano sulla corda nuda e bianca. Uno dei compiti 
che sembrano essergli stati affidati dalla societ  quello di 
comunicare notizie tragiche e la bocca gli si inaridisce mentre si 
appresta al dovere familiare. "Nessun uomo, avendo posto mano 
all'aratro..." Tiene gli occhi spalancati cos da non sembrare troppo 
vicino alla presenza che ha accanto all'orecchio. "Credo che per 
guadagnare tempo far meglio a dirglielo per telefono" incomincia. 
"Harry. Ci  accaduta una cosa terribile."
...
.
...
 Quando torci una corda e seguiti a torcerla, essa incomincia a 
perdere la sua forma diritta e a un tratto vi appare un cappio, un 
nodo. Harry ha dentro di s un duro nodo come questo dopo avere 
ascoltato Eccles. Non si rende conto di quello che dice a Eccles;  
conscio soltanto delle pile di merci in pacchi stridenti che riesce a 
scorgere attraverso i vetri della cabina telefonica. A una parete del 
drugstore v' una bandiera sulla quale si legge ricamata in rosso una 
sola parola Paradiclorobenzene. Per tutto il tempo mentre si sforza 
di capire Eccles, legge e rilegge questa parola, tentando di 
stabilire dove si suddivida, domandandosi se sia pronunciabile. 
Proprio nel momento in cui finalmente capisce, proprio nel pozzo 
della sua esistenza, una donna grassa si avvicina al banco e ordina 
due scatole di Kleenex e le paga. Lui esce nel sole fuori del 
drugstore deglutendo, per impedire al nodo di alzarglisi dentro e di 
soffocarlo. E' una giornata calda, la prima giornata estiva. Il 
calore sale dal marciapiede scintillante al viso dei passanti, li 
investe di fianco riflesso dalle vetrine dei negozi e dalle tiepide 
facciate di pietra. Nella luce bianca le facce hanno l'espressione 
americana, occhi strizzati e bocche dischiuse in una smorfia, come se 
fossero sul punto di dire qualcosa di minaccioso e di crudele. Nelle 
vie sotto i tetti lucenti delle macchine gli uomini al volante 
cuociono imbrigliati dagli ingorghi del traffico. In alto, in un 
cielo che sembra troppo esausto per schiarirsi, si distende un velo 
lattiginoso. Harry aspetta a un angolo insieme ad alcune massaie 
sudate in giro per le spese l'autobus diretto a Mount Judge, il 
numero 16a; quando sibila fermandosi,  gi gremito. Egli si afferra 
a una sbarra d'acciaio in fondo al veicolo sforzandosi di non 
piegarsi in due a causa del nodo che ha dentro. Affissi ricurvi fanno 
la pubblicit a sigarette con filtro, a lozioni per l'abbronzatura 
della pelle e a un'organizzazione internazionale di beneficenza.
 Ha viaggiato su uno di questi autobus la sera prima per andare a 
Brewer e si  recato all'appartamento di Ruth ma era buio e nessuno 
gli ha aperto la porta, bench si intravedesse una debole luce dietro 
il vetro smerigliato con la scritta F'X' Pelligrini. Seduto sugli 
scalini ha contemplato la vetrina della rosticceria finch la luce 
non si  spenta e poi il finestrone luminoso della chiesa. Quando 
anche il finestrone  divenuto buio si  sentito ingranchito e 
disperato e ha pensato di tornare a casa. Ha risalito Weiser Street 
voltandosi a guardare tutte le insegne luminose e il grande girasole 
ma non ha veduto un solo autobus e ha continuato a camminare fino ai 
quartieri sud della citt e gli  venuto il timore di essere 
accoltellato e derubato ed  entrato in un albergo dall'aspetto nuovo 
e ha preso una camera. Non ha dormito molto bene con un'insegna al 
neon fuori che ronzava e una donna che rideva e si  svegliato 
abbastanza presto per tornare a Mount Judge a vestirsi e ad andare al 
lavoro, ma qualcosa lo ha trattenuto. Qualcosa lo ha trattenuto per 
tutto il giorno. Cerca di capire che cosa  stato perch, di 
qualsiasi cosa si sia trattato, questa cosa ha ucciso sua figlia. E' 
stato in parte il desiderio di rivedere Ruth, ma quando  tornato a 
casa sua in mattinata  apparso chiaro ch'ella non si trovava l, era 
andata probabilmente ad Atlantic City con qualche pazzo, e lui ha 
continuato a vagabondare per le vie di Brewer facendo capatine nei 
magazzini a prezzo fisso, dove la musica sembra sgorgare dalle 
pareti, mangiando un panino con salsiccia ed esitando poi davanti a 
un cinematografo, ma senza entrare, cercando sempre Ruth con lo 
sguardo. Ha continuato ad aspettarsi di vederne le spalle che ha 
baciato farsi largo tra la folla e i capelli fulvi che la supplicava 
di sciogliere, splendere al lato opposto di un banco d'esposizione di 
biglietti d'auguri. Ma si trovava in una citt di oltre centomila 
abitanti e le probabilit gli erano completamente contro e in ogni 
modo aveva tonnellate di tempo, poteva trovarla un altro giorno. No, 
a trattenerlo in citt nonostante la sensazione sempre pi contorta 
dentro che gli diceva come a casa fosse successo qualcosa, a farlo 
camminare nell'aria fredda alitata dagli ingressi dei cinematografi e 
su e gi tra banchi di biancheria profumata pensando a tutte le 
natiche delicate che quei veli avrebbero abbellito, a tutte le 
piccole tette che si sarebbero adattate a quei reggipetti e ai 
gioielli e alle mandorle salate povera cara Jan, e poi nel giardino 
pubblico lungo viali percorsi un tempo con Ruth, guardando di sotto a 
un ippocastano tre sporchi ragazzetti divertirsi con una palla da 
tennis e un manico di scopa, e infine di nuovo in Weiser Street nel 
drugstore dal quale ha telefonato, a farlo camminare cos  stata 
l'idea che in qualche luogo avrebbe trovato un varco, una via 
d'uscita. Poich a infuriarlo contro Janice non era stato tanto il 
fatto che lei aveva avuto ragione per una volta e lui torto, che lui 
si era comportato stupidamente, quanto la sensazione di chiuso, la 
sensazione di essere rinchiuso. Era andato in chiesa portando 
indietro con s quella fiammella, ma senza trovare dove metterla tra 
le nude umide pareti dell'appartamento, per cui la fiammella aveva 
baluginato e poi si era spenta. E poi la sensazione che non sempre 
sarebbe stato capace di fare sprizzare questa fiammella. A 
trattenerlo l tutto il giorno era stata la sensazione che in qualche 
luogo v'era per lui qualcosa di meglio dell'ascoltare bambini 
strillare e del frodare clienti in agenzie di automobili usate, ed 
ora, proprio l sull'autobus,  questa sensazione ch'egli cerca di 
uccidere, si afferra alla sbarra cromata e si sporge verso due donne 
con bluse bianche pieghettate e il grembo pieno di pacchi e chiude 
gli occhi e cerca di ucciderla. Il nodo che ha nello stomaco 
incomincia ad assumere la forma della nausea e amaramente egli si 
avvinghia alla gelida sbarra mentre l'autobus percorre le curve 
intorno alla montagna. Scende, in sudore, alcuni isolati prima della 
sua fermata. L, a Mount Judge, le ombre hanno incominciato a 
infittirsi, il sole che cuoce Brewer cavalca la cresta della 
montagna, e il sudore gli si raggela addosso mozzandogli il fiato. 
Corre per mantenere impegnato il proprio corpo, per scuotere la mente 
e svuotarla. Accanto a una tintoria con un piccolo tubo che sibila 
vapore. Attraverso gli odori di benzina e di gomma che aleggiano 
sulla pozza d'asfalto intorno ai distributori di benzina d'una 
stazione di rifornimento Esso. Accanto al prato del municipio di 
Mount Judge e al monumento ai caduti della seconda guerra mondiale 
con le targhette dei nomi che vanno accartocciandosi bruciate dal sole dietro il vetro.
 Quando arriva alla casa dei suoceri la signora Springer viene alla 
porta e gliela sbatte in faccia. Ma lui ha veduto la Buick oliva 
parcheggiata fuori e sa che Eccles  l e dopo qualche minuto Jack 
viene alla porta e lo fa entrare. Dice con voce sommessa 
nell'ingresso in penombra: "A sua moglie  stato somministrato un sedativo ed ora dorme".
 "La bambina..."
 "Si trova nella camera mortuaria."
 Coniglio vorrebbe protestare con un grido, gli sembra indecente che 
un corpicino cos minuscolo sia stato portato alla camera mortuaria, 
un corpicino che si sarebbe dovuto seppellire nella sua semplicit, 
come il cadaverino di un uccelletto, in una piccola buca scavata 
nell'erba. Ma annuisce. Sente che non si opporr mai pi a nulla.
 Eccles sale di sopra e Harry si mette su una sedia e contempla la 
luce che penetra dalla finestra giocare su un tavolino metallico con 
felci e violette e cacti africani. Dove il sole tocca le foglie, esse 
sono di un vivido gialloverde; le foglie in ombra dinanzi a quelle 
illuminate sembrano fori verdi-neri ritagliati in questo colore 
dorato. Qualcuno scende le scale a passi incerti. Egli non volta la 
testa per vedere chi sia; non vuole correre il rischio di guardare in 
faccia nessuno. Un morbido tocco sull'avambraccio e incontra lo 
sguardo di Nelson. Il viso del bambino  teso e splendente di 
curiosit. "Mammina domme" egli dice con voce profonda imitando le 
voci che ha udito rese luttuose dalla tragedia.
 Coniglio se lo mette in grembo;  pi pesante e pi alto di un 
tempo. Il corpo del bambino  come una difesa; gli abbassa il capo 
contro il proprio collo. Nelson domanda: "La soellina  malata?".
 "La sorellina  malata."
 "Tanta, tanta acqua nella vasca" dice Nelson e si dibatte per 
mettersi a sedere in modo da poter spiegare con le braccia, che si 
aprono. "Tanta, tanto acqua" dice. Deve aver veduto. Vuole scendere 
dal grembo del padre, ma Harry lo tiene stretto in preda a una sorte 
di terrore; nella casa si addensa uno strazio che sembra minacciare 
il bambino. Inoltre il corpo del bambino si contorce con un'energia 
che minaccia lo strazio, potrebbe turbarne l'equilibrio e far 
crollare loro addosso l'intera casa. Imprigionando il bambino 
Coniglio protegge se stesso.
 Eccles scende al pianterreno e rimane l a osservarlo. "Perch non 
lo porta fuori?" domanda. "Ha vissuto una giornata d'incubo."
 Escono tutti e tre. Eccles afferra la mano di Harry in una lunga, 
placida stretta e dice: "Rimanga qui. La sua presenza  necessaria, 
anche se non glielo dicono". Dopo che Eccles si  allontanato con la 
Buick, Coniglio e Nelson siedono sull'erba accanto al viale e 
lanciano sassolini verso il marciapiede. Il bambino ride e parla 
eccitato ma l fuori la sua voce non  tanto alta. Harry si sente 
sottilmente protetto dal fatto che questo  quanto Eccles gli ha 
detto di fare. Uomini rientrano a casa dal lavoro lungo il 
marciapiede; per poco Nelson non ne colpisce uno con un sassolino. 
Cambiano bersaglio e scelgono una seminatrice verde appoggiata al 
muro del garage. Harry la colpisce quattro volte di seguito. Bench 
l'aria sia ancor luminosa, la luce del sole si  ridotta a pochi 
brandelli sulle cime degli alberi. L'erba incomincia a diventare 
umida e Coniglio si domanda se non dovrebbe portare in casa Nelson, 
furtivamente, e andarsene.
 Il signor Springer viene alla porta e chiama: "Harry". Si 
avvicinano tutti e due. "Becky ha preparato qualche panino imbottito 
in luogo della cena" dice. "Entra con il bambino." Vanno in cucina e 
Nelson mangia. Harry si rifiuta di toccare cibo e si limita a bere un 
bicchier d'acqua. La signora Springer non  in cucina e questo fa 
piacere a Harry. L'odio ch'ella gli porta aleggia nella stanza come 
un odore. "Harry" dice il signor Springer, e si alza, lisciandosi i 
baffi con due dita, come se fosse sul punto di fare una concessione 
finanziaria. "Il reverendo Eccles, Becky ed io abbiamo avuto una 
conversazione. Non star a dire che non le attribuisco alcuna 
responsabilit perch naturalmente non  vero. Ma lei non  il solo 
ad avere responsabilit. Sua madre ed io in qualche modo non siamo 
mai riusciti a far sentire Janice sicura di s, si potrebbe dire 
forse che non siamo mai riusciti a farla sentire bene accetta, non 
so" - quei suoi occhietti rosei e scaltri non sono scaltri in questo 
momento, ma offuscati e infiammati - "abbiamo tentato, vorrei 
crederlo. In ogni modo" e queste parole gli escono dure e schioccanti 
dalle labbra; tace un momento per riconquistare il dominio sulla propria voce "la vita deve continuare. Sono riuscito a spiegarmi?"
 "Sissignore."
 "La vita deve continuare. Dobbiamo andare avanti ora con quel che 
ci  rimasto. Bench Becky sia troppo sconvolta per poter parlare con 
lei in questo momento,  d'accordo. Abbiamo parlato e riconosciuto 
che non esiste altra soluzione. Voglio dire, intendevo dir questo, 
vedo che lei  interdetto, voglio dire che la consideriamo della 
nostra famiglia, Harry, nonostante" - alza vagamente un braccio verso 
le scale - "questo." Il braccio gli ricade ed egli aggiunge la parola 
"incidente."
 Harry si fa schermo agli occhi con la mano. Gli bruciano e sono 
vulnerabili alla luce. "Grazie" dice, e quasi geme di gratitudine;  
grato a quest'uomo che ha sempre disprezzato, per avergli rivolto 
parole cos generose. In armonia con un'etichetta che continua ad 
agire nel pieno della sofferenza, come sott'acqua, si sforza di 
formulare una risposta. "Prometto che da parte mia manterr il patto" 
riesce a pronunciare, e si interrompe, soffocato dal suono abietto 
della propria voce. Che cosa lo ha indotto a dire "patto"?
 "So che sar cos" dice Springer. "Il reverendo Eccles ci assicura che sar cos."
 "Dolcetto" dice Nelson con voce chiara.
 "Perch non ti porti un biscotto a letto?" dice Springer in un tono 
familiare e allegro che, per quanto teso, ricorda a Coniglio come il 
bambino abbia vissuto l per mesi. "Non  l'ora di andare a letto? 
Vuoi che ti porti su la nonna?"
 "Pap" dice Nelson, e scivola dalla sedia e si avvicina al padre.
 Entrambi gli uomini sono imbarazzati. "Okay" dice Coniglio. "Fammi vedere dov' la tua stanza."
 Springer prende nella credenza due biscotti e inaspettatamente 
Nelson corre verso il nonno per abbracciarlo. Springer si china per 
accettare l'abbraccio e quel suo viso avvizzito da damerino diviene 
vacuo contro la gota del bimbetto; gli occhi di lui fissano, senza 
essere a fuoco, le scarpe di Coniglio, e larghi bottoni da polso 
quadrati, con un orlo sottile e una S in oro, spuntano fuori dalle 
maniche della giacca mentre stringe le braccia intorno al bambino.
 Quando Nelson conduce il padre verso le scale passano davanti alla 
stanza in cui si trova la signora Springer. Coniglio intravede una 
faccia gonfia viscida di lacrime e distoglie lo sguardo. Bisbiglia a 
Nelson di entrare e di darle il bacio della buonanotte. Quando il 
bambino gli torna accanto salgono le scale e percorrono un corridoio 
la cui carta da parati  decorata da disegni che rappresentano 
vecchie automobili ed entrano in una stanzetta le cui tendine bianche 
sono colorate di verde da un albero nel giardino. A ciascun lato 
della finestra pendono quadretti simmetrici, uno di gattini ed uno di 
cuccioli. Coniglio si domanda se sia questa la stanza in cui Janice 
ha dormito da bambina. Ha una muffita innocenza e vi regna un che di 
incerto, come se fosse rimasta deserta per anni. Un vecchio orsetto, 
con la pelliccia logora fino alla stoffa e un occhio vuoto, sta su 
una seggiolina a dondolo per bambini, rotta. Era il letto di Janice, 
questo? Chi ha cavato l'occhio? Nelson diviene stranamente passivo in 
questa stanza. Harry spoglia il bimbetto insonnolito, tutto 
abbronzato tranne che sulle natiche strette, infila nel pigiama e nel 
letto e aggiusta le coperte. Gli dice: "Sei un bravo bambino".
 "S."
 "Ora devo andare. Non aver paura."
 "Pap va via?"
 "Cos potrai dormire. Torner."
 "Okay. Va bene."
 "Bene."
 "Pap?"
 "Cosa?"
 "Becky  motta?"
 "S."
 "Si  spaventata?"
 "Oh no. No. Non si  spaventata."
 "E' contenta?"
 "S,  molto contenta adesso."
 "Bene."
 "Non stare a crucciarti."
 "Okay."
 "Rannicchiati sotto le coperte."
 "S."
 "Immagina di lanciare sassolini."
 "Quando sar grande li getter molto lontano."
 "Senz'altro. Sai gettarli lontano gi adesso."
 "Lo so."
 "Okay. Ora dormi."
 Al pianterreno, domanda a Springer, che sta lavando i piatti: "Non vuole che rimanga qui stanotte, vero?".
 "Questa notte no, Harry. Mi dispiace. Penso che stanotte sarebbe meglio di no."
 "Okay, certo. Torno a casa nostra. Devo venire domattina?"
 "S, per piacere. Le daremo colazione."
 "No, non voglio. Intendevo dire, per parlare con Janice quando si sveglier."
 "S, naturale."
 "Pensa che dormir tutta la notte?"
 "Credo di s."
 "Oh... mi scusi se oggi non sono venuto all'agenzia."
 "Oh, non fa nulla. E' una cosa trascurabile."
 "Non vuole che domani vada al lavoro, vero?"
 "No di certo."
 "Il posto ce l'ho sempre, vero?"
 "Naturale." Parla con cautela; gli occhi si spostano qua e l. Sente che sua moglie sta ascoltando.
 "E' terribilmente generoso con me."
 Springer non risponde; Harry esce passando per la veranda a vetri, 
in modo da non dover rivedere la faccia della signora Springer, e fa 
il giro della villa e torna a casa nell'oscurit densa, tintinnante. 
Entra nell'appartamento servendosi della chiave e accende tutte le 
lampade il pi rapidamente possibile. Va nel bagno e nella vasca c' 
ancora l'acqua. Una parte dell'acqua  filtrata via per cui la 
superficie si trova un paio di centimetri sotto una lieve linea 
grigiastra sulla porcellana, ma la vasca  ancor piena pi che a 
met. Greve, calmo volume, inodore, incolore, insapore, l'acqua lo 
impaurisce come la presenza d'una persona silenziosa nel bagno. 
L'immobilit forma una morta pellicola sulla sua liscia superficie. 
C' su, persino, una sorta di polvere. Coniglio si rimbocca la manica 
e affonda il braccio e toglie il tappo di gomma; l'acqua oscilla e lo 
scarico lascia salire un singulto. Egli osserva l'orlo dell'acqua 
abbassarsi adagio e con moto uniforme sulla parete della vasca e poi, 
con un impazzito risucchio di vortice, l'ultimo po' d'acqua che 
rimane  risucchiato nel foro. Pensa quanto sarebbe stato facile, 
eppure, nonostante la Sua potenza, Dio non ha fatto nulla. Bastava sollevare quel piccolo tappo di gomma.
 A letto si accorge che le gambe gli dolgono dopo tutto il camminare 
che ha fatto oggi a Brewer. Gli sembra di avere gli stinchi 
scheggiati; per quanto si giri e si rigiri, il dolore, dopo il 
momentaneo sollievo conquistato dal movimento, ritorna. Cerca di 
pregare per rilassarsi, ma non ci riesce. Non v' alcun rapporto tra 
le due cose. Apre gli occhi fissando il soffitto e l'oscurit  
variegata da una mutevole rete di venature come la rete di gialli e 
azzurri che maculava la pelle della sua bambina. Ricorda di averne 
veduto il nitido profilo rosso attraverso il cristallo della clinica 
e una gran ventata d'orrore gli si ingolfa dentro, lo fa scendere dal 
letto, brancolante, per accendere la luce. Il bagliore della luce 
elettrica sembra esile. Il bisogno di urinare gli fa dolere la 
vescica. Ha paura di mettere anche soltanto la mano nel bagno; teme 
che accendendo la luce vedr un minuscolo cadavere raggrinzito e 
cianotico disteso a faccia in su sul fondo della vasca svuotata. La 
paura gli esercita una pressione sulle reni ed egli  infine 
costretto a osare; lo scuro fondo della vasca balza su vuoto e bianco.
 Prevede che non riuscir a dormire e, destandosi con il sole 
obliquo e un tonfo di porte che sbattono al pianterreno, sente che il 
suo corpo ha tradito lo spirito. Si veste in fretta e in furia, 
dominato dal panico pi che in qualsiasi momento del giorno prima. 
L'evento sembra pi reale. Cuscini invisibili gli premono la gola, 
gli rallentano le gambe e le braccia; il nodo nel petto  diventato 
pi spesso e crostoso. "Perdonami, perdonami" seguita a dire silenziosamente a nessuno.
 Va dagli Springer e il tono della casa  mutato; sente che tutto  
stato lievemente spostato per lasciare uno spazio nel quale egli 
possa adattarsi facendosi piccolo. La signora Springer gli serve 
succo d'arancia e caff e addirittura parla, con cautela.
 "Vuole panna?"
 "No. No. Lo prendo senza."
 "Abbiamo panna in casa, se la vuole."
 "No, davvero. Va benissimo cos."
 Janice  sveglia. Coniglio sale di sopra e si stende sul letto 
accanto a lei; ella gli si avvinghia e singhiozza nello spazio tra il 
collo e la mascella di lui e il lenzuolo. Ha il viso scavato; il suo 
corpo sembra piccolo come quello di una bambina, e ardente e duro. 
Gli dice: "Non sopporto di guardare nessuno tranne te. Non sopporto 
di guardare gli altri".
 "La colpa non  stata tua" le dice Coniglio. "E' stata mia."
 Rimangono avvinghiati in una tenebra condivisa; egli sente le mura 
tra loro sciogliersi in un diluvio di nero; ma il greve nodo di 
apprensione gli rimane nel petto, tutto suo.
 Resta in casa tutto il giorno; vengono visitatori e si aggirano in 
punta di piedi. Il loro modo di fare lascia capire che Janice, al 
piano di sopra,  molto malata. Si mettono a sedere, queste donne, 
sorseggiano il caff in cucina con la signora Springer, la cui 
vezzosa voce raddolcita, stranamente fanciullesca quando la si ode 
senza vedere lei, continua a sospirare in sillabe indistinte, come il 
luttuoso cantilenare di un'antica trib. Viene Peggy Fosnacht, senza 
gli occhiali da sole, con gli occhi strabici colmi di disperazione, 
sbarrati al mondo, e sale di sopra. Suo figlio Billy gioca con Nelson 
e nessuno si muove per farne cessare gli strilli d'ira e di dolore 
nel giardino dietro la casa, strilli che, lasciati a se stessi, 
finiscono con il cessare e con il ricominciare, dopo una pausa, sotto 
forma di risate. Persino Harry ha un visitatore. Suona il campanello 
alla porta e la signora Springer va ad aprire ed entra nella stanza 
in penombra dove Harry sta sfogliando riviste e dice, con un tono 
stupito ed offeso: "C' un tale per lei".
 Si scosta dalla soglia e Coniglio si alza e si fa avanti di alcuni 
passi per accogliere l'uomo che entra nella stanza, Tothero, 
appoggiato a un bastone e con il viso paralizzato a met; ma parla, 
cammina,  vivo. "Salve! Perbacco, come sta?"
 "Harry." Con la mano che non si appoggia al bastone, afferra il 
braccio di Harry. Con un lungo sguardo scruta il viso di Harry; ha la 
bocca stirata verso il basso da una parte; la pelle sopra l'occhio da 
questo stesso lato  tesa diagonalmente cos da coprire quasi il 
luccicchio della pupilla, e pu darsi che sia l'effetto della luce 
scarsa ma tutto questo lato del viso ha lo stesso colore della 
pietra. La presa incisiva delle dita di lui trema.
 "Mettiamoci a sedere" dice Coniglio e lo aiuta a piegarsi su una 
sedia. Tothero fa cadere una sottocoppa nell'appoggiare le braccia. 
Coniglio accosta una sedia dalla spalliera diritta e gli si mette 
vicino per non dover alzare la voce. "Ma lei pu andare in giro da solo?" domanda, poich Tothero tace.
 "Mi ha accompagnato mia moglie. Con la macchina. E' qui fuori, 
Harry. Abbiamo saputo la notizia terribile. Non ti avevo avvertito?" 
Gi gli occhi gli si stanno gonfiando, pieni di lacrime.
 "Quando?"
 "Quando?" Volge dall'altra parte il lato paralizzato del viso, forse volutamente, nella penombra, per cui il suo sorriso sembra del tutto vivo, saggio e sicuro. "Quella prima sera. Ti dissi torna a casa. Ti supplicai."
 "Suppongo di s. Me ne sono dimenticato."
 "No, non  vero. Non  vero. Harry." Il respiro gli gonfia le gote sullo "Ha" di Harry. "Lascia che ti dica una cosa. Vuoi ascoltarmi?"
 "Certo."
 "Il bene e il male" dice e si interrompe; la sua grossa testa si 
muove e appaiono le rigide pieghe all'ingi della bocca e 
dell'occhio. "Il bene e il male non piovono dal cielo. Noi. Siamo noi 
a volerli. E paghiamo con l'infelicit. Invariabilmente, Harry, 
invariabilmente" - il suo orgoglio per essere riuscito a pronunciare 
la lunga parola traspare, con la semplicit di un ragazzo - 
"l'infelicit segue ai torti. Non la nostra infelicit, spesso a 
tutta prima non la nostra. Ora tu ne hai avuto un esempio nella tua 
esistenza." Coniglio si domanda quando siano apparse le striature di 
lacrime sulle gote di Tothero; sono l. "Mi credi?"
 "Certo, certo. Ascolti, lo so che la colpa  stata mia. Mi sento 
come, come un insetto, da quando  accaduto questo."
 Il sorriso tranquillo di Tothero si approfondisce; un lieve, 
raschiante ronfare gli esce dalla bocca. "Ti avevo avvertito" dice, e 
riesce ora a pronunciare pi in fretta le parole "ti avevo avvertito, 
Harry, ma la giovent  sorda. La giovent  spensierata."
 Harry esplode: "Ma che cosa posso fare?".
 Tothero sembra non udirlo. "Non ricordi? Non ricordi che ti supplicai di tornare?"
 "Non lo so. Credo di s."
 "Bene. Ah. Sei ancora un bell'uomo, Harry. Hai un corpo sano. 
Quando sar morto e sepolto, ricorda che il tuo allenatore ti spieg 
come si evita di soffrire. Ricordatene." L'ultima parola  intonata 
timidamente, con una scrollatina della testa; sulla spinta di questa 
assurda vivacit egli si alza ed evita di cadere in avanti servendosi 
rapidamente del bastone. Harry balza in piedi allarmato e i due 
uomini sono per un momento molto vicini. La grossa testa del vecchio 
alita un odore inquietante, non tanto di medicinali quanto di una 
dolciastra putrefazione vegetale. "Voi giovani" egli dice con una 
intonazione crescente, un tono da maestro di scuola, che rimprovera 
eppure  sornione, incoraggiante addirittura "tendete a dimenticare. 
Non  cos? Dimmi, non  cos?"
 Ci tiene misteriosamente troppo a questa ammissione. "Certo" dice 
Coniglio, augurandosi dentro di s che se ne vada.
 Harry lo aiuta a salire sulla macchina, una Dodge blu e crema 
modello '57 in attesa davanti all'idrante arancione. La signora 
Tothero porge, alquanto fredda, le sue condoglianze per la morte 
della bambina. Ha un'aria tormentata e nobile. Ciocche grigie le 
pendono sulle tempie argentee dalle rughe sottili. Vuole allontanarsi 
da lui, vuole andarsene con il suo trofeo. Accanto a lei sul sedile 
anteriore Tothero sembra uno gnomo smorfioso, intento ad accarezzare 
stupidamente la curva del bastone. Coniglio torna in casa depresso, 
con la sensazione di essere stato insozzato dalla visita. La 
rivelazione di Tothero lo ha raggelato. Vuole credere nel cielo come fonte d'ogni cosa.
 Eccles viene il pomeriggio tardi, a concordare le ultime 
disposizioni per il funerale: il funerale avr luogo il pomeriggio 
del giorno dopo, mercoled. Quando sta per andarsene Coniglio gli fa 
un cenno e parlano per un momento nell'ingresso. "Che cosa ne pensa?" domanda Coniglio.
 "A proposito di che?"
 "Che cosa dovr fare?"
 Eccles lo sbircia innervosito. E' molto stanco; Harry non lo ha mai 
veduto con un'aria cos stanca. Il suo viso ha la pallida cera 
infantile di una persona che non ha dormito abbastanza. "Faccia 
quello che sta facendo" risponde. "Sia un buon marito. Un buon padre. 
Voglia bene a coloro che le sono rimasti."
 "E questo basta?"
 "Per meritare il perdono, vuol dire? Ne sono certo, se continua per tutta una vita."
 "Voglio dire..." - prima d'ora non si  mai sentito supplicare con 
Eccles - "ricorda quella cosa di cui parlavamo? La cosa dietro a tutto."
 "Harry, lei lo sa, non credo che quella cosa esista come la pensa lei."
 "Okay." Capisce che anche Eccles vuole andarsene, che la sua vista riesce penosa, disgustosa.
 Eccles deve rendersi conto di questa sua sensazione, poich 
bruscamente chiama a raccolta la piet e compie un tentativo. "Harry, 
non sta a me perdonarla. Lei non mi ha fatto nulla che io possa 
perdonare. Come colpevolezza mi trovo sul suo stesso piano. Dobbiamo 
operare per il perdono; dobbiamo meritarci il diritto di vedere 
quella cosa dietro a tutto. Harry, io so che le persone vengono 
portate a Cristo. L'ho veduto con i miei occhi, l'ho gustato con la 
mia bocca. E sono convinto di questo: sono convinto che il matrimonio 
 un sacramento e questa tragedia, per quanto terribile, ha 
finalmente unito lei e Janice in un modo sacro."
 Nell'ora che segue Coniglio si avvinghia a questa convinzione, 
bench sembri non avere alcun rapporto con i colori e i suoni della 
grande casa in lutto, con le chiazze e gli archi del sole al tramonto 
nella piccola giungla di piante sul tavolino dal piano di cristallo, 
o con la cena quasi silenziosa che lui e Janice consumano in camera da letto.
...
.
...
 Passa quella notte in casa Springer dormendo con Janice. Il sonno 
di lei  cos profondo. L'esile russare che s'alza dalla sua scura 
bocca acuisce il chiarore lunare e lo tiene desto. Si solleva su un 
gomito e scruta il viso di sua moglie;  spaventoso nel chiaro di 
luna, piccolo e chiazzato da macchie d'oscurit, tagliato si direbbe 
in una sostanza molle che manca degli spigoli d'una presenza umana. 
Il suo sonno lo offende. Quando, alla luce del giorno, sente il peso 
di Janice muoversi e scendere dal letto, affonda pi profondamente il 
viso nel cuscino, ritira la testa a met sotto le coltri, e si 
riaddormenta cocciuto. Il sonno  una caverna sicura. Oggi  l'ultimo 
giorno della sua vita anormale, oggi avr luogo il funerale; domani deve tornare al lavoro.
 Fa un vivido sogno. E' solo in un vasto campo sportivo o in un 
terreno da costruzione, cosparso di piccoli ciottoli. Nel cielo due 
dischi perfetti, identici come dimensioni, ma l'uno di un bianco 
denso e l'altro lievemente trasparente, si avvicinano adagio; quello 
pallido si trova direttamente sopra quello denso. Nel momento in cui 
si toccano egli ha paura e una voce simile a quella di un 
altoparlante alle gare atletiche annuncia: "La primula inghiottisce 
il fiore di sambuco". La traiettoria discendente del disco pi alto 
continua con moto uniforme, finch l'altro, bench pi forte,  
totalmente eclissato, e dinanzi ai suoi occhi non rimane che un unico 
cerchio, pallido e puro. Coniglio capisce: la "primula"  la luna e 
il "fiore di sambuco"  il sole e ci a cui ha assistito  la 
spiegazione della morte: la bella vita  stata eclissata dalla bella 
morte. Eccitatissimo, egli si rende conto che deve allontanarsi da 
questo campo e trovare una nuova religione. Ha la sensazione dei 
dischi e dell'eco d'una voce che si chini su di lui a importunarlo, e 
apre gli occhi. Janice  accanto al letto con una gonna bruna e una 
blusetta rosa senza maniche. Sotto il mento ha uno spessore di grasso 
ch'egli non ha mai notato prima. Lo stupisce il ritrovarsi supino; 
dorme quasi sempre bocconi. Si rende conto che  stato un sogno, che 
non ha nulla da dire al mondo, e il nodo torna a raccoglierglisi nel 
petto. Scendendo dal letto bacia a Janice il dorso della mano 
abbandonata sul fianco impotente e ruvida.
 Ella gli prepara la colazione, crema di cereali con latte, caff 
riscaldato secondo il suo stile. Insieme a Nelson tornano a casa loro 
a vestirsi per il funerale. Coniglio  infastidito dal fatto ch'ella 
sia in grado di camminare;  infastidito constatando che non muore di 
rimorso e di vergogna. Che razza di dolore  quello, se le permette 
di camminare? La sensazione dei loro corpi spessi che si limitano a 
procedere avvolgendo il cuore nell'intontimento e in meschine 
necessit, lo irrita. Camminano con il bambino lungo strade che hanno 
percorso da bambini. Il rigagnolo di Potter Avenue, dove scorreva un 
tempo l'acqua orlata di melma della fabbrica di ghiaccio,  asciutto. 
Le case, molte delle quali non pi abitate dalle persone i cui volti 
egli conosceva tutti, sono come le case d'una citt che si vede dal 
treno, con le loro facciate di mattoni vacue nel porre 
l'interrogativo: Perch c' qualcuno che abita qui? Perch mai egli 
ha vissuto qui, perch questa cittadina, squallido sobborgo d'una 
citt di terz'ordine,  per lui il centro e l'indice di un universo 
che contiene praterie immense, montagne, deserti, foreste, linee 
costiere, citt, mari? Questo mistero infantile - il mistero di 
"qualunque luogo" - prelude alla domanda ultima: Perch io sono io? e 
gli insinua in cuore il panico. Un gelo gli si diffonde nel corpo ed 
egli si sente distaccato, come se infine, cosa che ha sempre 
paventato, stesse camminando nell'aria. I particolari della strada - 
il margine disuguale dove il marciapiede e l'erba stanno lottando, i 
pali incatramati e sfregiati del telefono - non gli parlano pi con 
la voce intima ed entusiasta di un fanciullo. Non  nessuno,  come 
se fosse uscito dal proprio corpo e dal proprio cervello, un momento, 
per veder funzionare il motore, e si fosse inoltrato nel nulla, 
poich questo "lui" non  stato altro che una rifrazione, una 
vibrazione nell'interno del motore, ed ora egli non pu pi tornare 
dentro. Sente di essere dietro le finestre delle case lungo le quali 
passano, a contemplare la famigliola di tre persone che procede di 
buon passo senza tradire con alcun segno all'infuori delle lacrime 
silenziose della donna che il suo universo  stato sconvolto. Le 
lacrime di Janice sono sgorgate con la stessa dolcezza della rugiada; 
la vista delle strade fresche di mattino sembra averle fatte scaturire.
 Quando entrano nell'appartamento ella si lascia sfuggire un sospiro 
rauco e gli si affloscia contro. Forse non si aspettava che la casa 
fosse piena di sole: bastioni di polvere che si spostano in una luce 
lattiginosa salgono obliqui dal centro del pavimento alla sommit 
delle finestre e toccano ogni cosa con una innocenza nuova e colma di 
speranza. La porta dell'armadio a muro  vicina alla porta di casa, 
per cui a tutta prima non devono inoltrarsi molto nell'appartamento. 
Egli apre la porta dell'armadio a muro il pi che sia possibile senza 
urtare il televisore e allunga dentro il braccio e sgancia una 
custodia di plastica con chiusura lampo e ne toglie il proprio 
vestito blu, un vestito invernale di lana, ma  l'unico scuro che 
abbia. Nelson si aggira nell'appartamento, va in bagno a fare la 
pip, trova un vecchio orsetto di gomma nella sua stanza e vuole 
portarlo con s. Le sue puntate esplorative svuotano a sufficienza la 
minaccia delle stanze e li incoraggiano a entrare nella loro camera 
da letto, dove si trovano i vestiti di Janice. Nel passare ella 
indica una sedia. "Ieri mattina sedevo qui" dice "a veder spuntare il 
sole." La sua voce  senza vita; Coniglio non sa che cosa dire e non 
dice nulla. Sta trattenendo il respiro.
 In camera da letto v' un momento di grazia. Ella si toglie la 
gonna e la blusa per provarsi un vecchio vestito nero e mentre si 
muove qua e l in sottoveste, a piedi nudi sul tappeto, gli ricorda 
la ragazza che conosceva, con le caviglie e i polsi esili e la 
piccola timida testa. Il vestito nero, acquistato quando frequentava 
il liceo, non le sta pi; ha il ventre ancor troppo gonfio a causa 
del parto. E forse incomincia ad appesantirla l'obesit di sua madre. 
Mentre sta l in piedi e cerca di allacciare sul fianco la gonna del 
vestito, con la punta dei seni che spinge contro il reggipetto quando 
si china nello sforzo, e lo spazio tra loro due si increspa in una 
scura piega, ha una rotondit, una dolce rotondit che gli piace. 
Pensa "E' mia, la mia donna" ma poi ella si raddrizza e quel suo viso 
chiazzato e disperato cancella l'orgoglio del possesso. Ella si 
tramuta in un passivo che dolorosamente appesantisce il peso gi 
annidato nel petto di lui. Questa  la donna smarrita che dovr 
guidare con cautela lungo il sentiero di tutta una vita, lontano da 
quanto  accaduto il giorno prima. "Non mi sta pi!" ella grida, e si 
libera scalciando della gonna e la lancia, grosso pipistrello roteante, attraverso la stanza.
 "Non hai altro?"
 "Come far?"
 "Vieni. Andiamocene da qui e torniamo a casa tua. Questo 
appartamento ti innervosisce."
 "Ma dovremo pur viverci!"
 "S, ma non oggi. Vieni."
 "Non possiamo vivere qui" ella dice.
 "Ma dove potremo andare?"
 "Lo so che non possiamo."
 "Ci penseremo. Vieni."
 Ella si rimette la gonna incespicando, infila la blusa, gli volta 
umile le spalle e dice: "Abbottonami". Chiss perch, l'abbottonarle 
il tessuto rosa su per la spina dorsale lo fa piangere; il bruciore 
che ha negli occhi si esaspera fino a una trafittura ed egli vede i 
bottoncini da bambina attraverso una costellazione di dischi di luce 
acquosa come petali di fiori di melo. Le lacrime gli esitano sulle 
palpebre poi scorrono gi per le gote; l'umidore  delizioso. Si 
augura di poter piangere per ore, poich  bastato questo minuscolo 
sfogo a sollevarlo. Ma le lacrime di un uomo sono rare e le sue 
cessano non appena sono usciti dall'appartamento. Nel chiudere la 
porta, Coniglio sente di aver gi vissuto tutta la sua arida 
esistenza aprendo e chiudendo quest'uscio.
 Nelson porta con s l'orsetto di gomma e ogni volta che lo fa 
fischiare a Coniglio duole lo stomaco. La cittadina  ormai sbiancata 
da un sole che si avvicina al culmine del mezzogiorno.
 La signora Springer, quando Janice racconta quel che  accaduto, si 
d da fare e trova un suo vecchio vestito nero che con l'abile aiuto 
di qualche spilla e di qualche punto potr andar bene, ella pensa. 
Lei e Janice salgono di sopra e dopo una mezz'ora Janice ridiscende 
fasciata di nero. "Harry. Ti sembra che stia bene?"
 "Dove diavolo credi che stiamo per andare? A una sfilata di 
modelli?" L'idea ch'ella possa indossare i vestiti di sua madre lo 
infuria. Pentito, soggiunge: "Stai benissimo", ma il male  fatto. 
Janice, offesa, ha un collasso al piano di sopra e la signora 
Springer revoca i piccoli provvedimenti di tolleranza adottati nei 
riguardi del genero. La casa torna a colmarsi del pensiero inespresso 
che l'assassino sia lui. Egli lo accetta con gratitudine;  vero,  
lui,  lui, e l'odio gli si addice pi del perdono. Immerso 
nell'odio, non deve far niente; pu essere paralizzato e la rigidit 
dell'odio gli costruisce intorno una sorta di riparo.
 Legge a Nelson la fiaba di un trenino che aveva paura delle 
gallerie ma che poi  diventato coraggioso. La signora Springer entra 
e pronuncia come un colpo di frusta le parole: "A pranzo". Harry dice 
che non vuol mangiare, ma, attingendo coraggio al libro di favole, va 
in cucina e sorveglia Nelson. La signora Springer riesce a voltargli 
continuamente le spalle. Quando Nelson ha mangiato la minestra e le 
carote crude e il panino imbottito, Harry lo conduce di sopra, lo 
mette a letto e poi va di nuovo a sedersi nel soggiorno. Janice si  
addormentata e il ronzio della macchina per cucire della signora 
Springer si riversa fuori confondendosi con i canti degli uccelli e 
il mormorio delle prime ore del pomeriggio. Janice si sveglia, 
scende, apre il frigorifero, poi risale e la sua voce e quella di sua 
madre si confondono. Il signor Springer torna a casa, entra, e cerca 
di parlare di cose insignificanti e intuisce che la posizione di 
Harry in casa  di nuovo compromessa. Trotterella di sopra dalle 
donne. I suoi passi risuonano in alto. Piatti decorati nella credenza 
e vetri alle spalle di Harry vibrano.
 Coniglio si domanda se il dolore allo stomaco sia dovuto all'aver 
mangiato cos poco negli ultimi due giorni e va in cucina e mangia 
due crackers. Sente ogni boccone colpirgli dentro un pavimento 
raschiato. Il dolore aumenta. I lucidi ripiani di porcellana, gli 
sportelli d'acciaio, tutto sembra carico di un magnetismo negativo 
che gli preme contro rendendolo estremamente sottile. Va nel 
soggiorno in penombra e, stando alla finestra della facciata, osserva 
due ragazze adolescenti in calzoncini corti attillati passare sul 
marciapiede illuminato dal sole. I loro corpi sono gi arrivati a una 
matura piacevolezza, ma i visi non ancora. Son buffe le ragazze sui 
quattordici anni, i loro visi hanno quella sorta di foruncolosa 
avidit. I troppi dolciumi guastano loro la pelle. Camminano con la 
stessa lentezza con cui passa il tempo prima del funerale. Fanciulle, 
queste sono le figliuole di qualcuno, e June sarebbe stata... ma 
soffoca la riflessione. Le lunghe gambe delle ragazze e i loro 
movimenti lenti di femmine sviluppate sembrano disgustosi e irreali. 
Lui, poi, che le osserva stando alla finestra, sembra una chiazza sul 
vetro. Si domanda perch l'universo non cancelli, semplicemente, una 
cosa tanto sporca e piccola. Si guarda le mani e gli sembrano fantasticamente brutte.
 Sale di sopra e con intensa meticolosit si lava le mani, la faccia 
e il collo. Non osa servirsi di uno degli eleganti asciugamani degli 
Springer. Uscendo con le mani bagnate incontra Springer nel corridoio 
silenzioso e dice: "Non ho una camicia pulita". Springer dice: 
"Aspetti" e gli porta una camicia e bottoni da polso neri. Harry si 
veste nella stanza dove dorme Nelson. Luce solare dietro le veneziane 
abbassate; il respiro greve del bambino. Per vestirsi gli occorre 
meno tempo di quanto avesse sperato. Il vestito di lana  
spiacevolmente caldo, ma un che di caparbio in lui si rifiuta di 
togliersi la giacca. Siede, vestito in modo inappuntabile, con la 
camicia troppo stretta, nel soggiorno, contemplando le piante 
tropicali sul tavolino dal piano di vetro, movendo il capo in modo 
che una foglia ora ne eclissi un'altra, ora un'altra ancora, e 
domandandosi se non sia sul punto di vomitare. Ha gi intestini come 
una massa serrata di paura, una dura bolla che non pu essere perforata.
 Pi d'ogni altra cosa teme di vedere i suoi genitori. Dopo che la 
cosa  accaduta non ha avuto il coraggio di telefonare o di andare a 
far loro visita; la signora Springer ha telefonato a sua madre luned 
sera e l'ha invitata al funerale. Il silenzio dei suoi dopo di allora 
lo ha spaventato. Un conto  essere maltrattato dagli estranei, un 
altro esserlo dai propri genitori. Sin da quando  tornato dopo il 
servizio militare, pa' ha covato un rancore contro di lui perch non 
ha voluto andare a lavorare in tipografia e in un certo senso ha 
finito con il non contare pi nulla nel cuore di Harry. Ma con sua 
madre  diverso; ella  sempre rimasta viva,  sempre rimasta 
attaccata al cordone della sua vita. Tutta la dolcezza e la bont che 
il vecchio gli aveva sempre dimostrato sono dileguate nel nulla. Se 
ella dovesse venire e maltrattarlo, pensa Coniglio, lui preferirebbe 
morire anzich subire. E naturalmente, in quale altro modo potrebbe 
comportarsi con lui? Qualsiasi cosa la signora Springer gli dica, 
Coniglio pu ignorarla perch in ultimo dovr pur rassegnarsi a 
vivere con il genero e del resto egli sente che in qualche modo la 
donna vuole apprezzarlo, ma con sua madre non  una questione di 
apprezzamento, non sono neppure due persone distinte, ha cominciato a 
esistere nel suo ventre, se ella gli ha dato la vita pu anche 
togliergliela e se lui sentir questo diniego, sar come scendere 
nella tomba. Di tutta la gente che esiste al mondo ella  quella che 
vorrebbe vedere meno d'ogni altro. Desidera morire.
 Finalmente sono pronti. Il signor Springer con un elegante doppio 
petto grigio scuro, Nelson con un vestitino civettuolo a bretelline e 
la signora Springer con un cappello di feltro nero e veletta e un 
grappoletto di bacche rosse e Janice tutta spille e cuciture ma pur 
sempre grassoccia e tetra nell'ampio vestito della madre. Non porta 
il cappello. Arriva la Cadillac nera dell'impresa di pompe funebri e 
li conduce alla sala mortuaria. Era un tempo una casa d'abitazione, 
ma ora vi sono tappeti dappertutto, come in nessuna casa, tappeti di 
un verde pallido che smorzano il suono dei passi come se sul 
pavimento vi fossero due centimetri di polvere. Argentei lumi 
tubolari alla parete attenuano una luce giallognola, e ovunque le 
tinte, le tinte di tutte le pareti e di tutti i tendaggi, sono tinte 
che nessuno sopporterebbe, salmone e color acqua e violetti che 
uccidono i germi sui sedili dei gabinetti. Entrano dopo aver percorso 
al sole un viale lastricato passando accanto a spumose siepi verdi, e 
aspettano in una piccola stanza laterale rosa. Harry intravede il 
salone principale; su alcune file di sedie si trovano sei persone, 
cinque delle quali sono donne. L'unica ch'egli conosca  Peggy Gring. 
Con il suo figlioletto che le si dimena accanto fanno sette in tutto. 
In un primo momento si era deciso di non far venire nessuno tranne i 
parenti, ma poi gli Springer hanno invitato alcuni amici intimi. I 
suoi genitori non sono venuti. In qualche punto qualcuno fa scorrere 
mani senz'ossa su e gi sui tasti di un organo elettrico. Le tinte 
innaturali del salone culminano nei fiori da serra disposti intorno 
alla piccola bara bianca. La bara, con maniglie verniciate in oro, 
poggia su una piattaforma coperta da un drappo viola scuro; egli 
pensa che il drappo potrebbe aprirsi e rivelare, come per un trucco 
da prestigiatore, la bambina viva sotto ad esso. Janice guarda dentro 
ed ha un gemito inorridito e un impiegato dell'impresa di pompe 
funebri toglie dalla tasca laterale della giacca un flaconcino di 
spirito di ammoniaca. La signora Springer lo tiene sotto il naso di 
Janice ed ella sopprime una smorfia di disgusto; le sue sopracciglia 
si inarcano, mostrando lo sporgere degli occhi sotto la membrana 
sottile. Harry le prende il braccio e la volta in modo che non possa vedere il salone.
 La stanza laterale ha una finestra dalla quale vedono la strada, 
dove corrono ragazzi e automobili. "Spero che il pastore non abbia 
dimenticato" dice il giovane dal viso acceso e, non senza imbarazzo, 
ridacchia. Non pu fare a meno di sentirsi a suo agio l dentro.
 "Succede spesso?" domanda il signor Springer. E' in piedi dietro la 
moglie e protende il viso in avanti, incuriosito, con un nero 
squarcio da uccello sotto i baffi scialbi. La signora Springer si  
abbandonata su una sedia e preme il palmo delle mani sul viso 
attraverso la veletta. Le bacche rosse tremolano sul loro gambo di fil di ferro.
 "Circa due volte all'anno"  la risposta.
 Una vecchia Plymouth dall'aspetto familiare rallenta lungo l'orlo 
del marciapiede e la madre di Coniglio scende e guarda irosa da un 
lato e dall'altro del marciapiede. Il cuore di Harry ha un balzo e 
gli inceppa la lingua: "Ecco i miei genitori". Come se pronunciasse 
un ammonimento. E si irrigidiscono tutti, quasi si apprestassero a 
resistere a un attacco. La signora Springer si alza e Harry si mette 
tra lei e Janice. Stando in piedi in formazione con gli Springer in 
questo modo, pu almeno dimostrare a sua madre che si  ravveduto, 
che ha accettato ed  stato accettato. L'impiegato dell'impresa di 
pompe funebri va loro incontro per accompagnarli; Harry li vede in 
piedi sul marciapiede luminoso. Stanno discutendo per stabilire da 
quale porta entrare, Mim un po' discosta. Con il vestito semplice e 
scuro e senza trucco, gli ricorda la sorellina che aveva un tempo. La 
vista dei suoi genitori lo induce a domandarsi perch mai abbia avuto paura di loro.
 Sua madre entra per prima; il suo sguardo passa su di loro, poi 
ella si fa avanti verso di lui tendendo le braccia curve. "Harry, che 
cosa ti hanno fatto?" Pone questa domanda a voce alta e lo avvolge in 
un abbraccio come se volesse riportarlo al cielo dal quale sono precipitati.
 Questo gesto riapre la ferita e torna a chiuderla. Ubbidendo a un 
fanciullesco riflesso di imbarazzo egli la respinge e si raddrizza in 
tutta la sua statura. Come se non si rendesse conto di quanto ha 
detto, sua madre si volta e abbraccia Janice. Egli prova una 
sensazione di sollievo nel constatare che si comporta con cortesia, 
normalmente. Pa', mormorando qualcosa, stringe la mano di Springer. 
Mim si avvicina e tocca Harry sulla spalla e poi si china e bisbiglia 
qualche parola a Nelson, sono loro i due pi giovani. Nel profondo di 
se stesso Harry sente questi esseri umani saldarsi insieme. Sua 
moglie e sua madre sono avvinghiate. Sua madre ha incominciato 
automaticamente l'abbraccio, alitando per in esso un grande strazio. 
Il viso le si increspa nella sofferenza; Janice, gualcita e 
soffocata, contraccambia ugualmente; quelle sue deboli braccia nere 
tentano di circondare il grosso corpo che si strugge contro di lei. 
La signora Angstrom le dice due parole. Gli altri rimangono 
interdetti; solo Harry, dalla sua alta e fredda statura, vede. Sua 
madre  stata spinta dall'istinto che ci induce ad abbracciare coloro 
che feriamo, poi ha sentito tra le braccia questa giovane donna come 
appartenente insieme a lei a un'antica razza di schiave maltrattate, 
e poi si  resa conto che, avendo restituito suo figlio a se stessa, ella pure deve essere abbandonata.
 Coniglio ha sentito dentro di s questi stadi del dolore 
dispiegarsi in lei mentre le sue braccia stringevano Janice. Ora ha 
lasciato la nuora e rivolge la parola con la dovuta tristezza agli 
Springer. Essi le hanno perdonato come un momento di follia quella 
prima esclamazione, naturalmente non hanno fatto nulla a Harry, quel 
che  stato fatto,  stato fatto a loro da lui. La sua liberazione  
per loro invisibile. Divengono remoti accanto a lui. Le parole che 
sua madre ha detto a Janice: "Figlia mia" si dileguano. Mim si rialza 
dalla posizione accosciata; suo padre prende in braccio Nelson. I 
loro movimenti lo sbalestrano con morbidezza.
 E nel frattempo il cuore di Harry completa il proprio giro e gira 
ancora, una rotazione pi ampia in un mezzo che va diradandosi e con 
il quale il mondo esterno ha un rapporto sempre pi decrescente.
 Eccles arriva, ansimante, da qualche bar-farmacia o da una casa 
tormentata, e tutti e sette entrano in fila con Nelson nella stanza 
infiorata e si mettono sul primo banco. Il nero Eccles legge davanti 
alla bara bianca. Coniglio  infastidito dal fatto che Eccles si sia 
messo tra lui e sua figlia. Con una strana, profonda, molle 
sensazione di rimorso, pensa, cosa alla quale nessuno ha accennato, 
che la bambina non  stata battezzata. "Io sono la resurrezione e la 
vita, ha detto il Signore; colui che crede in me vivr di vita 
eterna; e chi vive e crede in me, non morr."
 Le angolose parole camminano nella testa di Harry come corvi; egli 
ne sente la possibilit. Eccles no; il suo viso  spento e teso. La 
sua voce suona falsa. Tutte queste persone sono false: tranne la sua 
figlioletta morta, la bianca bara con le decorazioni in oro.
 "Nutrir il suo gregge come un pastore; prender gli agnelli tra le braccia e li porter sul suo seno."
 Pastore, agnelli, braccia: gli occhi di Harry si riempiono di 
lacrime. E' come se a tutta prima le lacrime fossero ovunque intorno 
a lui, un mare, e infine l'acqua salsa gli entrasse negli occhi. Sua 
figlia  morta; June lo ha lasciato; il cuore gli nuota nel dolore 
che gi prima lo aveva rasentato, e affonda sempre e sempre pi 
profondamente nel volume senza limiti della perdita. Non udirla 
piangere mai pi, non vederne mai pi la pelle marezzata, non 
equilibrarne mai pi il peso lieve sulle braccia e mai pi 
contemplarne i coltelli turchini degli occhi aprirsi alle sue parole. 
Mai, la parola non cessa mai, non c' mai un varco nella sua densit.
 Vanno al cimitero. Lui e suo padre e il padre di Janice e 
l'impiegato dell'impresa di pompe funebri portano la bianca bara sul 
carro funebre. Pesa, ma il peso  tutto del legno. Alle quattro il 
cimitero  bellissimo. La sua verde ben curata peluria scende in un 
pendio parallelo ai raggi del sole. Le pietre tombali proiettano 
lunghe ombre color lavagna. Su per un viale di ghiaia celeste che 
stride, procede il cauto corteo; la loro meta  un umile verde 
baldacchino che sa di terra e di felci. Pi avanti, lontano, una 
mezzaluna di neri boschi; il cimitero  alto sul colle, tra la 
cittadina e la foresta. Sotto di loro fumano comignoli. Lo sguardo di 
Harry giunge al di l della valle, ma veduta di qui essa sembra 
diversa, pi azzurra. Un uomo su una falciatrice a motore passa in 
lontananza tra i denti logori delle tombe. Rondini in ampia danza si 
tuffano e si lanciano su un piccolo edificio in pietra, una cripta. 
La bara bianca viene fatta abilmente rotolare su sostegni a rotelle 
dalle profondit del carro funebre fino a cinghie viola che la 
sostengono alta sopra la piccola fossa quasi quadrata ma profonda. I 
lievi cigolii e gli sbuffi dello sforzo incidono una lastra di 
silenzio. Silenzio. Un colpo di tosse. I fiori li hanno seguiti; sono 
qui, sotto il baldacchino. Dietro i piedi di Harry, un bel monticello 
di terra sormontato da zolle quadrate aspetta di essere rimesso al 
suo posto e nel frattempo alita una parola profonda di sottosuolo. 
Gli uomini dell'impresa di pompe funebri sembrano compiaciuti, 
intrecciano le mani rosa davanti ai bottoni dei calzoni. Silenzio.
 "Il Signore  il mio pastore; pertanto nulla pu mancarmi."
 La voce di Eccles resa fragile dall'aria aperta; il ronzio lontano 
della falciatrice cessa rispettoso. Il petto di Coniglio vibra di 
eccitazione e di forza; egli  certo che la sua bambina sia ascesa al 
Cielo. Questa certezza colma le recitate parole di Eccles come un 
corpo la pelle. "Oh Dio, il cui carissimo Figlio prese pargoletti tra 
le braccia e li benedisse; dacci la Grazia, Ti supplichiamo, di 
affidare l'anima di questa bambina alle Tue cure e al Tuo amore che 
mai vengono meno e portaci tutti nel regno celeste; grazie al Figliol Tuo, Ges Cristo, nostro Signore. Amen."
 "Amen" bisbiglia la signora Springer.
 S. Le cose stanno cos. Sente la presenza di tutti loro, le loro 
teste immobili intorno a lui come pietre tombali, li sente tutti fusi 
in una sola presenza, tutti fusi con l'erba, con i fiori di serra, 
tutti, gli uomini dell'impresa di pompe funebri, il becchino 
invisibile che ha fermato la falciatrice, tutti riuniti l e fusi in 
una sola presenza per dare alla sua bambina non battezzata la forza di balzare in Cielo.
 Un interruttore elettrico viene fatto scattare, le cinghie 
incominciano a calare la bara nella fossa e si fermano. Eccles 
traccia una croce di sabbia sul margine; granellini isolati rotolano 
ad uno ad uno oltre l'orlo incurvato nella fossa. Una mano rosa getta 
petali appassiti. "Aiuta generosamente, ti supplichiamo, tutti coloro 
che piangono, e che, riponendo in te ogni..." Le cinghie cigolano di 
nuovo. Janice, al suo fianco, barcolla. Egli le stringe il braccio e, 
anche attraverso la stoffa, lo sente ardente. Un lieve soffio di 
vento fa s che il baldacchino si gonfi e si afflosci come una vela. 
L'odore dei fiori sale fino a loro. "...e lo Spirito Santo, ti 
benedica e ti accolga, ora e sempre. Amen."
 Eccles chiude il libro delle preghiere. Il padre di Harry e il 
padre di Janice, in piedi l'uno accanto all'altro, alzano gli occhi e 
battono le palpebre. Gli uomini dell'impresa di pompe funebri 
incominciano a darsi da fare con i loro attrezzi, ricuperando le 
cinghie dalla fossa. I parenti si spostano nel sole. "Riponendo in te 
ogni affetto..." Coniglio ha fatto questo; si sente pieno di forza. 
Il cielo lo accoglie. E' come se avesse strisciato in una caverna ed 
ora, finalmente, al di l d'una tenebrosa prospettiva di rupi serrate 
l'una contro l'altra, avesse veduto un barlume di luce; si volta e il 
viso di Janice, spento dal dolore, blocca la luce. "Non guardare me" ella dice. "Non l'ho uccisa io."
 Queste parole le escono chiare dalle labbra, in armonia con la 
semplicit ch'egli sente ora in ogni cosa. Teste mormoranti se la 
prendono contro un grido cos improvviso e crudele.
 Fraintendono. Egli vuole soltanto chiarire la cosa. Spiega alle 
teste: "Continuate a comportarvi tutti quanti come se fossi stato io. 
Io non ero in casa. La colpa  sua". Si volta verso di lei e dal suo 
viso, floscio come se fosse stato schiaffeggiato, capisce ch'ella 
pure  una vittima, che lo sono tutti; la bambina  morta, non sta 
dicendo altro, aveva una bambina e sua moglie l'ha annegata. "Ehi, 
non importa" le dice "non ne avevi l'intenzione." Cerca di prenderle 
la mano ma ella la strappa via come da una trappola e si volta a guardare i suoi genitori che le si avvicinano.
 Il viso di Coniglio arde; il perdono era stato grande nel suo cuore 
ed ora si  tramutato in odio. Odia quel viso ottuso. Janice non 
capisce. Le si  offerta l'occasione di unirsi a lui nella verit, in 
null'altro che nella pi semplice, materiale verit, e se ne  
distolta inorridita. Coniglio si rende conto che tra le teste anche 
quella di sua madre  inorridita, inespressiva per l'orrore, come un 
muro che gli si erga contro; gli domanda che cosa gli hanno fatto e 
poi lo fa a sua volta. Una sensazione soffocante di ingiustizia lo acceca. Si volta e fugge.
 Su per la collina con vasto impeto. Schiva le tombe con esultanza. 
Bocche di leone crescono scintillanti come burro tra le pietre 
tombali. Alle sue spalle echeggia pronunciato dalla voce di Eccles il 
suo nome: "Harry! Harry!". Egli sente che Eccles lo insegue ma non si 
volta a guardare. Taglia diagonalmente attraverso le tombe, 
sull'erba, verso i boschi. La distanza che lo separa dalla scura 
mezzaluna d'alberi  maggiore di quanto gli fosse parso stando 
accanto alla tomba. La corsa sfrenata del suo corpo diviene pesante; 
il pendio si fa sempre pi ripido. Eppure il terreno del cimitero ha 
una morbidezza che sostiene la sua fuga, una dolce irregolarit che 
lo sorregge ricordandogli le corse zigzaganti e le volate nei campi 
di gioco tra gli avversari. Arriva tra le braccia dei boschi e punta 
al centro della mezzaluna. Una volta penetrato tra gli alberi  meno 
riparato di quanto avesse creduto; voltandosi, riesce a scorgere tra 
il fogliame il punto del cimitero in cui si raggruppano, accanto al 
piccolo baldacchino verde, gli esseri umani ch'egli ha lasciato. 
Eccles si trova a met strada tra loro e lui. Ha il petto colmo di 
tenebre smosso da un respiro affannoso. Quei suoi occhi distanti si 
concentrano sui boschi. Gli altri, grossi steli vestiti di scuro, si 
agitano: manovrando, progettando, sondando reciprocamente la loro 
forza, sostenendosi a vicenda. I loro pallidi visi fanno lampeggiare 
segnali muti verso i boschi, si voltano altrove, disgustati, o 
disperati, e poi tornano a lampeggiare nel sole che va declinando, 
affascinati. Solo lo sguardo di Eccles  fermo. Forse egli va chiamando a raccolta le proprie energie per riprendere l'inseguimento.
 Coniglio si rannicchia su se stesso e corre avanti alla cieca. Ha 
le mani e il viso graffiati a furia di cacciarsi tra i cespugli e gli 
arboscelli che crescono ai margini dei boschi. Pi avanti lo spazio 
aumenta. I pini impediscono ad ogni altra pianta di crescere. I loro 
aghi bruni soffocano il terreno disuguale con un tappeto scivoloso; 
la luce del sole scende a squarci irregolari su questo pavimento 
morto. Regna la penombra, qui, ma fa caldo, come in una soffitta; il 
sole invisibile del pomeriggio cuoce, sopra di lui, i travicelli di 
fronde. Bassi rami secchi si protendono all'altezza dei suoi occhi. 
Le mani e la faccia gli bruciano l dove sono state graffiate. Si 
volta per vedere se si sia lasciato indietro gli altri. Nessuno lo 
sta seguendo. Lontano, attraverso un varco minuscolo in fondo alla 
navata di pini nella quale si trova, splende un verde che  forse il 
verde del cimitero; ma sembra remoto quanto le chiazze di cielo che 
riesce a intravedere sopra le cime degli alberi. Voltandosi, perde in 
parte il senso della direzione. Ma i tronchi degli alberi si 
susseguono a tutta prima in file ordinate che lo guidano tra loro, ed 
egli prosegue risalendo il pendio. Se arriver abbastanza in alto 
sulla collina si trover sulla passeggiata panoramica che corre lungo 
il crinale. Solo discendendo il pendio pu essere restituito agli altri.
 Gli alberi smettono di marciare in fila e crescono pi vicini e 
fitti. Sono alberi pi antichi. L'oscurit che regna sotto ad essi  
pi densa e il pendio  pi ripido. Rocce sporgono attraverso la 
coltre di aghi, incrostate di licheni; tronchi caduti affondano 
artigli intricati nel suo sentiero. In certi punti in cui un varco  
stato aperto nel tetto di sempreverdi, cespugli con bacche ed erbe 
gialle crescono in un disordine frettoloso dal profumo dolciastro. 
Questi varchi, taluni ampi abbastanza per imprigionare un po' del 
sole che scende obliquo lungo il fianco della montagna, rendono 
l'oscurit circostante ancor pi tenebrosa, e soffermandosi in essi 
egli diviene conscio, perch lo sente cessare, di un bisbiglio che 
colma le scure gallerie tutto intorno. Moscerini ruotano fitti nella 
luce solare sopra questi squarci. Gli alberi circostanti sono troppo 
alti perch egli scorga un segno qualsiasi di civilt, sia pure un 
lontano sgombro paesaggio. Isolato nella luce, si impaurisce. E' 
cospicuo; gli orsi e minacce senza nome che bisbigliano nella foresta 
possono vederlo con chiarezza. Piuttosto che sostare vulnerabile in 
questi pozzi di visibilit, si precipita verso le minacce al di l 
delle rocce, dei tronchi imputriditi, degli aghi scivolosi. Insetti 
lo seguono allontanandosi dal sole; il suo sudore  un profumo acuto. 
Ha il petto costretto e gli stinchi dolenti a furia di arrancare in 
salita su buche e lastroni di roccia che gli aghi nascondono. Si 
toglie la giacca e l'arrotola a fagotto. Lotta contro l'impulso di 
tenere voltata la testa, per vedere quel che gli sta alle spalle; non 
c' mai nulla, soltanto la tacita, mortale vita dei boschi, ma la sua 
paura colma d'agili minacce lo spazio tortuoso tra i tronchi 
d'albero, minacce che si limitano a schivarsi dalla sua visuale ogni 
volta ch'egli gira la testa di scatto... Non deve voltarsi. Sta 
terrorizzando se stesso. Da ragazzo  salito pi volte attraverso i 
boschi. Ma forse da ragazzo camminava sotto una magica protezione che 
ora gli  stata tolta; non pu credere che i boschi fossero allora 
cos tenebrosi. Anch'essi devono essere cresciuti. Una oscurit cos 
innaturale ostruita da ramoscelli sottili come zampe di ragno che 
senza posa gli tastano il viso, un'oscurit che lancia una sfida 
all'ampia luce del giorno il cui cielo balza a chiazze dentellate 
dalla cima di un albero all'altra sopra di lui come una scimmia celeste.
 Gli dolgono le reni a furia di star rannicchiato. Incomincia a 
dubitare della direzione. Da ragazzo non  mai penetrato nei boschi 
dalla parte del cimitero. Forse  stupido salire lungo il pendio pi 
ripido, finir con il trovarsi sotto la cresta della montagna, mentre 
pochi metri pi a sinistra corre la strada. Piega a sinistra, 
cercando di seguire una linea retta; il bisbiglio dei boschi sembra 
dilatarsi pi forte, e il cuore gli si gonfia di speranza: aveva 
ragione,  vicino a una strada. Si affretta, inerpicandosi con 
frenesia, aspettandosi ad ogni passo di veder apparire la strada, con 
i paletti bianchi, e di veder risplendere i metalli di automobili in 
corsa. Il pendio del terreno si spegne senza ch'egli se ne avveda 
sotto i suoi passi. Si ferma, stordito, al margine d'una fossa dalle 
pareti precipiti il cui argine pi vicino  disseminato dai corpi 
pelosi di alberi morti incatenati ai tronchi di alberi che sono 
riusciti a crescere diritti sul terreno ripido e che proiettano nella 
cavit un'ombra profonda quanto l'ultimo stadio del crepuscolo. Un 
che di rettangolare turba questa oscurit; gli viene in mente che in 
fondo alla fossa debbono trovarsi la cantina e i diroccati muri 
d'arenaria d'una casa dimenticata. Alla sua aspra irritazione per 
avere smarrito la strada ed essere ridisceso, si aggiunge un orrore 
risonante, come se quella diroccata prova d'una intrusione umana in 
un mondo di cieca vita faccia sonare una campana che rintocca ai 
margini dell'universo. Il pensiero che questo luogo era un tempo 
cosciente di s, che questo terreno era calpestato e sgombrato e 
conosciuto, annerisce l'aria di fantasmi che si inerpicano verso di 
lui su per l'argine rivestito di felci come fanciulli che risalgono 
dalla tomba. Forse v'erano bambini, ragazzette grasse in cotonina che 
andavano ad attingere l'acqua a una vicina sorgente, che ammansivano 
gli alberi sfregiandoli con segni scherzosi, che invecchiavano su 
assi disposte sopra la cantina, morendo infine con un ultimo sguardo 
fuor della finestra all'argine dove si trova ora Harry. Si sente 
ancor pi importante e vulnerabile che nelle piccole radure di luce 
solare; si sente oscuramente illuminato da una gran scintilla, la 
scintilla mediante la quale il cieco caos della materia riconosce se 
stesso, una scintilla fatta scoccare dalla collisione di due regni 
opposti, un incontro voluto da un Dio terribile. Gli si abbassa lo 
stomaco, le sue orecchie sembrano aprirsi improvvisamente al suono 
d'una voce. Torna ad arrancare su per l'erta, sferzando rumorosamente 
i cespugli nell'ombra che va intensificandosi, per soffocare la voce 
a lui protesa che urla da una sorgente svolazzante di albero in 
albero nell'oscurit. Corre sempre nella direzione dell'erta, dandole 
la caccia nella luce traditrice, e la ripida terra compatta  come una cosa che sfugga, che si contorca.
 La luce si amplia quanto basta perch egli intraveda alla sua 
destra un nido di vecchi barattoli e di bottiglie affondate negli 
aghi di pino, e poi arriva sulla strada. Scavalca con le lunghe gambe 
il muretto di protezione e si raddrizza. Macchie dorate gli oscillano 
su e gi negli angoli degli occhi. L'asfalto raschia sotto le scarpe 
e sembra ch'egli sia entrato, con la meravigliosa risonante vacuit 
della spossatezza, in una nuova vita. Aria gelida gli accarezza le 
scapole; la camicia del vecchio Springer gli si  lacerata in qualche 
punto sulla schiena. E' uscito dai boschi un ottocento metri pi in 
basso dell'Hotel Pinnacle. Mentre procede a gran passi, tenendo 
noncurante la giacca blu agganciata sulla spalla con un dito, Janice 
ed Eccles e sua madre e le sue colpe sembrano lontani mille 
chilometri dietro di lui. Decide di telefonare a Eccles, come si 
spedirebbe a qualcuno una cartolina illustrata. Eccles ha avuto 
simpatia per lui, ha riposto in lui una grande fiducia e merita per 
lo meno una telefonata. Coniglio ripete dentro di s quel che dir. 
"Va tutto bene" gli dir "sono sulla via. Voglio dire, secondo me vi 
sono varie vie; non si preoccupi. Grazie di tutto." Una cosa vuol 
comunicare, che Eccles non dovrebbe scoraggiarsi.
 Sulla cima della montagna  ancora giorno pieno. Nel mare di cielo 
un lago di piccoli cirri spezzettati vaga unito come un banco di 
pesci. Non v' che un paio di automobili parcheggiate intorno 
all'albergo, vecchi macinini, una Pontiac '52 e una Mercury '51, come 
le carcasse che l'Agenzia Springer vende ai giovincelli foruncolosi 
con la fotografia d'una donnina nuda nel portafoglio e un centinaio 
di dollari in banca. Nel bar alcuni di questi giovinastri giocano 
intorno a un biliardino automatico che si chiama "Betsy rimbalza". Lo 
guardano con le loro lunghe zazzere e fanno smorfie significative e 
uno di essi arriva al punto di gridare: "E' stata la ragazza a 
strapparle la camicia?". Ma,  strano, non sanno proprio niente di 
lui, se non che ha gli abiti in disordine. Fai cose e cose e nessuno 
in realt ne sa niente. L'orologio indica le sei meno venti. Coniglio 
si avvicina al telefono a gettoni appeso alla parete giallognola e 
cerca nell'elenco il numero di Eccles. Risponde Lucy in tono 
asciutto: "Pronto?". Coniglio chiude gli occhi e le lentiggini di lei gli danzano nel rosso delle palpebre.
 "Salve. Potrei parlare con il reverendo Eccles, per favore?"
 "Chi parla?" La sua voce si  subito inalberata,  divenuta dura; 
sa benissimo chi  al telefono. Egli sorride e vede 
nell'immaginazione quel suo sedere dolce e compatto al quale ha rifilato una pacca.
 "Ehi, sono Harry Angstrom. C' Jack?"
 Il ricevitore all'altro capo del filo viene riattaccato; quella 
cagna. Solo perch non ho voluto entrare con lei nella sua maledetta 
casa. Povero Eccles, probabilmente  l con il cuore che sanguina in 
attesa di avere mie notizie e lei ora va a dirgli che hanno sbagliato 
numero, povero bastardo avere sposato una sgualdrina come quella. 
Riattacca a sua volta, ode il gettone scendere nell'apparecchio e si 
sente semplificato da questo insuccesso. Esce e attraversa il parcheggio.
 Gli sembra di lasciarsi indietro nel bar tutto il veleno ch'ella 
deve far colare ora nelle orecchie del poveraccio stanco. La immagina 
intenta a dire a Eccles come egli le abbia dato una pacca sul di 
dietro e gli sembra di udire Eccles ridere e sorride egli stesso. 
Eccles lo ricorder ridente; v'era qualcosa in lui che ti respingeva, 
che non riuscivi a raggiungere, quei suoi toni nasali, ma attraverso 
il riso giungevi al suo cuore. Sgattaiolando in un certo qual modo 
dietro di lui, scavalcando l'umidore deprimente che gli aderiva 
addosso, che lo rinserrava. A renderlo deprimente era la sua 
incertezza e il fatto che non aveva il coraggio di confessarla e si 
limitava ad avere un che di crucciato nelle sopracciglia, e 
pronunciava ogni parola con una voce diversa. Tutto sommato, che 
sollievo essersene liberato. Era smorto.
 Veduta dal margine del parcheggio, Brewer si stende come un 
tappeto, e il suo rosso da vaso di terracotta sta diventando 
polveroso. Alcune luci sono gi accese. Il grande girasole di neon al 
centro della citt sembra piccolo come una margherita. Ora le nubi 
basse sono rosee, ma pi in alto, molto in alto nella cupola del 
cielo, rimangono ancora sospesi strascichi di cirri pallidi e puri. 
Iniziando la discesa gi per gli scalini egli si domanda: "Lo avrebbe fatto Lucy?".
 Discende il fianco della montagna lungo la rampa di tronchi, 
attraversa la zona in cui alcune persone ancora giuocano a tennis, 
percorre Weiser Street, rimettendosi la giacca, e risale Summer 
Street. Il suo cuore mormora nell'incertezza, ma lo ha nel centro del 
petto. Quel nodo sbilenco a causa di Becky  scomparso, l'ha 
collocata in paradiso, l'ha sentita andare. Se anche Janice avesse 
sentito la stessa cosa forse sarebbe potuto rimanere. Il portone  
aperto e una signora anziana con una specie di fazzoletto polacco sul 
capo esce bofonchiando dalla porta di F'X' Pelligrini. Egli preme il 
pulsante del campanello che corrisponde all'appartamento di Ruth. La 
serratura a scatto ronza e lui si affretta a spalancare la porta 
interna e incomincia a salire le scale. Ruth si affaccia alla ringhiera, guarda gi e dice: "Vattene".
 "Eh? Come facevi a sapere ch'ero io?"
 "Torna da tua moglie."
 "Non posso. L'ho appena lasciata."
 Ella ride; Coniglio  salito sul penultimo scalino e i loro visi si 
trovano allo stesso livello. "Non fai che lasciarla" dice Ruth.
 "No, questa volta  diverso. E' proprio un disastro."
 "Sei un disastro dappertutto. Sei un disastro anche per me."
 "Perch?" E' salito sull'ultimo scalino e rimane l a un metro da 
lei, eccitato e impotente. Ha pensato che nel vederla l'istinto gli 
avrebbe suggerito il da farsi, ma in un certo senso  tutto nuovo, 
bench siano passate soltanto poche settimane. Ella  mutata, pi 
grave nei movimenti e pi larga in vita. Il celeste degli occhi  pi scuro.
 Lo guarda con un disprezzo totalmente nuovo. "Perch?" ripete in tono incredulo e duro.
 "Lascia che indovini" dice lui. "Sei incinta."
 Lo stupore addolcisce per un momento la sua durezza.
 "E' magnifico" egli dice e approfitta della sua remissivit per 
spingerla in casa dinanzi a s. Le braccia di lei e il maglione 
cedono come cuscinetti quando spinge. "Magnifico" ripete, chiudendo 
la porta. Cerca di abbracciarla e lei si batte con successo e 
indietreggia dietro una sedia. Ha fatto sul serio; gli ha graffiato il collo.
 "Vattene" gli dice. "Vattene."
 "Non hai bisogno di me?"
 "Bisogno di te" ella grida, e lui strizza gli occhi per la sofferenza sentendo quella tesa nota di isterismo; sente che Ruth deve avere immaginato tante volte questo incontro da essere decisa a dire tutto, e il tutto sar troppo. Siede su una poltrona. Gli dolgono le gambe. Ruth dice: "Avevo bisogno di te quella notte che te ne andasti. Ricordi quanto avevo bisogno di te? Ricordi che cosa mi facesti fare?".
 "Mia moglie era in clinica" dice Coniglio. "Dovevo andare."
 "Dio, quanto sei buono. Dio, quanto sei santo. Dovevi andare. Ma dovevi rimanere, anche, no? Sai, sono stata cos stupida da credere che avresti almeno telefonato."
 "Volevo telefonare, ma cercavo di ricominciare daccapo. Non sapevo che tu fossi incinta."
 "Non lo sapevi, come mai? Chiunque altro lo avrebbe saputo. Sono stata male abbastanza."
 "Quando? Mentre ero qui?"
 "Dio, s. Perch non dai un'occhiata fuori della tua bella pelle di 
tanto in tanto?"
 "Be', e tu perch non me lo hai detto?"
 "Perch avrei dovuto? A che cosa sarebbe servito? Tu non puoi 
essere di aiuto. Non vali niente. Lo sai perch non te l'ho detto? 
Riderai, ma ho taciuto perch pensavo che mi avresti lasciata se 
l'avessi saputo. Non mi hai mai permesso di far niente per impedirlo, 
ma immaginavo che quando fosse accaduto mi avresti piantata. Mi hai 
piantata ugualmente, del resto. Perch non te ne vai? Vattene, per 
piacere. Ti supplicai di andartene sin dalla prima volta. Quella 
maledetta prima volta ti supplicai. Perch sei qui?"
 "Voglio essere qui. E' giusto. Senti: sono contento che tu sia incinta."
 "E' troppo tardi per essere contento."
 "Perch? Perch  troppo tardi?" E' impaurito, ricordando di non 
averla trovata quando  venuto la prima volta. Adesso  qui, allora 
era via. Le donne si allontanano per abortire, lo sa.
 "Come puoi startene seduto l?" ella gli domanda. "Non riesco a capire come tu possa startene tranquillamente seduto. Hai appena ucciso tua figlia, ed eccoti l, placido."
 "Chi te lo ha detto?"
 "Il tuo sacerdote amico. Il tuo collega in santit. Ha telefonato una mezz'ora fa."
 "Dio, sta ancora tentando."
 "Gli ho detto che non eri qui. Gli ho detto che non ci saresti tornato mai pi."
 "Non l'ho uccisa io la povera bambina. E' stata Janice. Mi sono 
arrabbiato con lei una notte e son venuto a cercarti e lei si  
ubriacata e ha annegato la povera creaturina nella vasca da bagno. 
Non farmene parlare. Tu dov'eri, ad ogni modo?"
 Ruth lo guarda con cupo stupore e dice piano: "Figliolo, sei proprio un portatore di morte, eh?".
 "Ehi, hai fatto qualcosa?"
 "Sta' fermo. Rimani seduto dove sei. Ora ti vedo con chiarezza, 
tutto a un tratto. Sei il signor Morte in persona. Non sei soltanto 
un niente, sei peggio di un niente. Non sei un topo di fogna, non puzzi, non conti abbastanza per puzzare."
 "Senti, non ho fatto niente. Stavo venendo da te quando  successo."
 "Gi, tu non fai niente. Ti limiti a vagabondare con il bacio della 
morte. Vattene. Quant' vero Dio, Coniglio, mi vien la nausea solo a 
guardarti." La sua sincerit nel pronunciare queste parole la 
infiacchisce in un certo qual modo ed ella si afferra alla spalliera 
d'una sedia decorata a fiori sbiaditi, nello stile dei tedeschi della Pennsylvania.
 Lui, che  sempre stato orgoglioso del suo modo di vestire, e al 
quale hanno sempre fatto credere che  un bell'uomo, arrossisce nel 
sentire questa sincerit. La sensazione sulla quale aveva fatto 
conto, di essere per natura il suo padrone, di dominarla, non ha 
avuto alcun effetto. Si guarda le unghie con le grandi lunette 
chiare. Nelle mani e nelle gambe gli si diffonde una sensazione 
paralizzante della realt: la sua bambina  realmente morta, la sua 
giornata  realmente finita, questa donna  davvero nauseata dalla 
sua presenza. Mentre si rende conto di tutto ci, lo prende un'ansia 
di conoscere la verit fino in fondo, di essere schiacciato contro la 
parete. Le pone una brusca domanda: "Hai abortito?".
 Ella ha una smorfia e dice rauca: "Tu che cosa credi?".
 Coniglio chiude gli occhi e mentre la stoffa ruvida e granulosa dei 
braccioli della poltrona gli scorre sulla punta delle dita, prega 
"Dio, Dio buono, no, non un'altra creatura, ne hai avuta una, 
rinuncia a questa". Uno sporco coltello fruga nelle sue intricate 
tenebre interiori. Quando riapre gli occhi vede, dall'atteggiamento 
librato ed esitante con cui ella gli rimane in piedi dinanzi, come se 
tentasse di fare emergere da se stessa una dura spavalderia, che ha 
l'intenzione di torturarlo. La speranza gli rende acuta la voce: "Hai fatto questo?".
 Ella ha sul viso una pellicola che va sgretolandosi.
 "No" risponde "no. Dovrei, ma continuo a non farlo. Non voglio farlo."
 Coniglio balza in piedi e le passa intorno le braccia, senza 
stringere, come un cerchio magico, e bench Ruth si irrigidisca a 
quel contatto e volti il capo da una parte sulla gola bianca e 
muscolosa, egli ha ormai ritrovato quella sensazione, di dominarla. 
"Oh" dice "bene. Questo  molto bello."
 "Era troppo orribile" dice Ruth. "Margaret aveva combinato tutto ma io ho continuato... a pensare..."
 "S" dice lui "s. Sei tanto buona. Sono cos contento" e cerca di 
sfiorarle con la bocca la gota. Sente con il naso il bagnato delle 
lacrime. "Devi avere il bambino" la persuade "devi averlo." Ella 
rimane immobile per un momento, contemplando i propri pensieri, poi 
si divincola liberandosi dalle sue braccia e dice: "Non toccarmi!". 
Il viso le arde; ha il corpo chinato in avanti come quello di un 
animale minacciato. Come se il tocco di lui significasse morte.
 "Ti voglio bene" dice Coniglio.
 "Non significa niente detto da te. Devi avere il bambino, devi averlo, tu dici: come? Mi sposerai?"
 "Mi piacerebbe."
 "Ti piacerebbe, ti piacerebbe fare qualunque cosa. E tua moglie? E il bambino che hai gi?"
 "Non lo so."
 "Divorzierai? No. Ti piace essere sposato anche a lei. Ti piace essere sposato con tutte. Perch non riesci a decidere quel che vuoi fare?"
 "Non ci riesco? Non saprei."
 "Come mi manterresti? Quante mogli puoi mantenere? I tuoi impieghi sono una burla. Non vale la pena di assumerti. Forse una volta sapevi giocare alla pallacanestro, ma adesso non sai far niente. Cosa 
diavolo credi che sia il mondo?"
 "Per favore metti al mondo il bambino" dice lui. "Devi metterlo al mondo."
 "Perch? Che te ne importa?"
 "Non lo so. Non so rispondere a nessuna di queste domande. So soltanto quello che mi sembra a posto. Tu mi dai l'impressione di essere a posto. A volte anche Janice mi dava quest'impressione. A volte nulla me la d."
 "E chi se ne infischia. Questo  il punto. Chi se ne infischia delle tue impressioni?"
 "Non lo so" egli dice di nuovo.
 Ruth geme - a giudicare dal suo viso egli ha temuto che volesse 
sputare - e si volta e guarda la parete che  tutta grumi per essere 
stata riverniciata cos spesso su precedenti vernici scrostate.
 Coniglio dice: "Ho fame. Se andassi gi alla rosticceria e 
comprassi qualcosa per tutti e due? Poi potremo pensare".
 Ella si volta, pi decisa. "Io ho gi pensato" dice.
 "Lo sai dov'ero quando sei venuto qui l'altro giorno? Ero dai miei 
genitori. Sai, ho i genitori. Sono molto poveri, ma non ne ho altri. 
Abitano nel quartiere ovest di Brewer. E sanno. Sanno certe cose, 
voglio dire. Sanno che sono incinta. E' una bella parola, incinta, 
succede a tutti, non c' bisogno di riflettere molto per sapere 
quand' che si pu rimanere incinte. Ora sarei disposta a sposarti. 
S. Pensavo davvero tutto quel che ho detto, ma se ci sposassimo non 
avrebbe pi importanza. Tu ora rifletti. Divorzia da tua moglie, da 
quella donna per la quale provi tanta compassione una volta al mese, 
divorzia da lei oppure dimentica che io esista. Se non ti deciderai, 
sar morta per te; e anche questo tuo bambino sar morto per te. E 
adesso, vattene se vuoi." Il dire queste cose le toglie la fermezza e 
la fa piangere, ma finge di non piangere. Le luccicano i lati del naso, ma non si asciuga le lacrime.
 Lui si  sentito nervosamente spiare da Ruth, ha sentito il suo 
sguardo spiare un indizio qualsiasi di risoluzione ispirata da questo 
discorso. In realt non l'ha quasi ascoltata:  tutto troppo 
complicato e, in confronto alla visione di un panino imbottito, 
irreale. Si tiene in piedi, se lo augura, con un effetto soldatesco, 
e dice: "E' giusto. Ci penser. Che cosa vuoi che prenda alla 
rosticceria?". Un panino imbottito, un bicchiere di latte, e poi 
spogliarla, liberarla da quel caldo vestito di cotone spiegazzato e 
contemplare l'ingrossata vita di lei placida nella pelle chiara e 
fresca. Gli piacciono le donne quando sono agli inizi della 
gravidanza; hanno un aspetto cos dolce. Sa che se potr ancora una 
volta affondare in lei, riemerger con i nervi tutti ravviati.
 "Non voglio niente" dice Ruth.
 "Oh, devi mangiare" egli dice.
 "Ho gi mangiato" dice lei.
 Tenta di baciarla, ma ella dice: "No" e non ha un aspetto invitante, grassa e accesa in viso, con i capelli multicolori spettinati e umidicci.
 "Torno subito" dice Coniglio.
 Mentre scende le scale, i crucci lo assalgono rapidi come il suono 
dei suoi passi. Janice, il denaro, la telefonata di Eccles, 
l'espressione del viso di sua madre, tutto cozza in ondate taglienti 
e scure; rimorso e responsabilit gli si insinuano insieme nel petto 
come due ombre concrete. Il semplice architettare tutto ci - i 
colloqui, le telefonate, gli avvocati, gli aspetti finanziari della 
cosa - sembra complicarglisi materialmente davanti alla bocca, tanto 
ch'egli  conscio dello sforzo di respirare, e ogni gesto, anche 
soltanto il portare la mano alla maniglia,  come il protrarsi 
precario d'una lunga sequenza meccanica non ben collegata al suo 
cuore. La compattezza della maniglia risponde al contatto e la porta si apre con facilit.
 Fuori, all'aria aperta, i suoi timori si raddensano. Globi d'etere, 
puro nervosismo, gli scivolano lungo le gambe. La sensazione dello 
spazio esterno gli scava il petto. Stando in piedi sullo scalino 
cerca di isolare le sue preoccupazioni, tenta di analizzare la 
macchina complicata che rimane dentro di lui nella casa, di mettere 
il dito su quel che la fa sembrare cos rumorosa. Due riflessioni lo 
consolano, lasciano filtrare un po' di luce attraverso il denso 
ammasso delle alternative impossibili. Ruth ha i genitori e lascer 
che il bambino viva: due riflessioni che sono forse una riflessione 
sola, l'ordine verticale della paternit, una sorta di tubo sottile 
eretto nel tempo nel quale si diluisce in qualche modo la nostra 
solitudine. Ruth e Janice hanno entrambe i genitori: con questa 
riflessione egli le dissolve tutte e due.
Rimane Nelson: ecco un boccone amaro da inghiottire. Su questo piccolo 
fulcro tenta di equilibrare il resto, soppesando gli opposti l'uno contro 
l'altro: Janice e Ruth, Eccles e sua madre, la via giusta e la via 
buona, la via della rosticceria... festosa, con pile di frutta 
illuminate da una nuda lampadina... e l'altra via, gi per Summer 
Street, l dove termina la citt. Cerca di raffigurarsi come 
finir, con un campo di baseball deserto, una scura fabbrica, e poi, 
al di l d'un ruscello, una strada di terra battuta, non lo sa. 
Si raffigura un enorme deserto campo di ceneri e il cuore gli si svuota.
Impaurito, davvero impaurito, ricorda quel che gi una volta l'ha 
consolato, come se fosse stato un foro attraverso il quale lui 
poteva contemplare una sottostante luminosit, e alza gli occhi alla finestra della chiesa. 
A causa della povert della chiesa, o delle brevi notti estive, o 
forse soltanto per una dimenticanza,  spenta, uno scuro circolo in una facciata di pietra.
I lampioni, per, mandano luce; soffocati dagli alberi, i loro coni 
che si mescolano fuggono in prospettiva fino all'estremit invisibile 
di Summer Street. L accanto, alla sua sinistra, proprio sotto il 
cono luminoso di un lampione, l'asfalto disuguale ha l'aspetto di 
neve picchiettata. Decide di fare il giro dell'isolato, di schiarirsi 
la mente e di scegliere la sua via. Buffo, come ci che ti fa muovere 
sia cos semplice e il campo nel quale devi muoverti sia cos affollato. 
La distinzione gli d forza alle gambe, che si muovono a passi 
uniformi. La bont sta dentro, fuori non c' niente, le cose che 
tentava di equilibrare non hanno alcun peso. Sente a un tratto come 
una cosa molto reale l'interno di se stesso, un puro vuoto spazio al 
centro d'una fitta rete. Non lo so, ha seguitato a dire a Ruth; e non 
sa, non sa che fare, dove andare, che cosa accadr, e il pensiero di 
non saperlo sembra renderlo infinitamente piccolo e impossibile a 
catturarsi. La sua piccolezza lo colma come una vastit. E come quando 
venivano a sapere ch'eri molto bravo e ti facevano marcare da due 
uomini e ovunque ti volgessi cozzavi contro uno dei due e la sola 
cosa da farsi consisteva nel passare la palla. E allora passavi e la 
palla apparteneva ad altri e rimanevi a mani vuote e gli uomini che 
ti marcavano facevano la figura degli scemi perch, in effetti, l non c'era nessuno.
Coniglio giunge sull'orlo del marciapiede ma invece di voltare a 
destra e di girare intorno all'isolato discende, con una sensazione 
vasta come se questa viuzza laterale fosse un ampio fiume, e 
attraversa. Vuole arrivare fino alla successiva chiazza di neve. 
Bench questo isolato di mattoni alto tre piani sia identico a quello 
che si  lasciato alle spalle, qualcosa in esso lo rende felice; 
gli scalini e i davanzali delle finestre sembrano guizzargli e 
spostarglisi nell'angolo degli occhi, vivi. L'illusione lo fa 
incespicare. Le mani gli si sollevano per loro conto e, mentre i 
suoi calcagni colpiscono dapprima pesanti il marciapiede, poi, con 
una sorta di raddensarsi senza sforzo d'una specie di dolce panico, 
divengono pi leggeri e pi rapidi e pi silenziosi, lui sente il vento 
sulle orecchie ancor prima di mettersi a correre. Ah: corre. Corre.
...
.
...
FINE.